Sentirsi diverso può uccidere. Omofobia

Assassinati dall’ omofobia. Poco dopo il mezzogiorno di mercoledì 29 maggio, un ragazzo di soli sedici anni si è gettato dal terzo piano di una scuola a Roma. E lo ha fatto perché non ne poteva più di sentirsi diverso.

omfobia

Questo terribile episodio non può non riportare alla mente il ragazzo che a novembre, sempre a Roma, si è suicidato perché non sopportava più gli sfottò dei compagni, e Carolina, la quattordicenne di Novara che a Gennaio si è tolta la vita perché presa di mira sui social network dai suoi coetanei. I distinguo tra i casi, però, sono doverosi, perché in questo ultimo fatto non ci si può limitare a parlare di bullismo tra adolescenti. Il sedicenne, di origini romene, ha infatti tentato il suicidio perché omosessuale. 
 
Secondo quanto raccontano gli amici, il ragazzo è il bersaglio di numerose prese in giro, ed altre forme di discriminazione ed emarginazione da parte di compagni e coetanei, proprio a causa della sua sessualità . Come se non bastasse, il giovane non ha vita facile nemmeno in famiglia: il padre non accetta l’omosessualità del figlio, e assume atteggiamenti violenti nei suoi confronti. Insomma, condizioni sotto cui anche la persona più forte del mondo si piegherebbe, senza il dovuto sostegno.
Il ragazzo, atterrato su una macchina parcheggiata ne cortile, ha riportato fratture e lesioni gravi, ma se la caverà, anche se i vertici della struttura ospedaliera che lo ospita, il San Camillo, dicono che “è un miracolo che sia ancora vivo”.
Il messaggio che questo gesto estremo lancia è chiaro: in Italia c’è un problema socio-culturale che deve essere risolto al più presto. Non è possibile, infatti, che nel 2013, in una società che si definisce civile, si verifichino questi fatti. Un Paese democratico, civile, non dovrebbe tutelare i suoi cittadini?
Purtroppo, gli Italiani sembrano ricordarsi della necessità di riforme su temi come i diritti civili, e di una  legge contro l’omofobia e la transfobia solo nel momento in cui si trova di fronte a questi episodi drammatici. Ed è qui che la debolezza dell’Italia emerge in tutta la sua prepotenza. La comunità gay ha espresso tutto il suo sostegno al ragazzo, e assicura che non sarà lasciato solo, ma non basta.
Le istituzioni, ora più che mai, devono decidersi ad entrare nel 2013, e a capire che sono necessarie delle misure concrete per tutelare coloro che  la società ancora considera diversi, e a punire chi discrimina, emargina o esercita violenza psicologica anche sulla base dell’affettività di una persona.
Il richiamo alla responsabilità delle istituzioni era arrivato forte qualche giorno fa attraverso le parole di Davide. in una lettere indirzzata al giornale La Repubblica, il diciassettenne che ha messo per iscritto tutto il suo disagio causato da una società omofoba.
Vogliamo continuare a chiudere gli occhi di fronte a questa società anacronistica? Vogliamo lasciare, ancora, soli tutti i ragazzi che con il loro disperato silenzio gridano, per cercare il nostro aiuto?
Sarebbe ora che si mettesse fine al bullismo omofobo, e che, a partire dalle scuole, si iniziasse ad educare alle differenze, al rispetto, all’accettazione. La cultura del diverso è fondamentale in un paese civile, e l’Italia, purtroppo, si dimostra ancora una volta priva delle risorse necessarie ad assistere ragazzi, famiglie e scuole in questo processo di crescita.
Perché sentirsi diverso può uccidere.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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