Roma Pride 2013: come dove quando, ma soprattutto perché

Fanciulle e fanciulli, amici e parenti, vicini e lontani, oggi si parla di Roma Pride, edizione 2013. Roma Pride

L’appuntamento è alle 15 di sabato 15 (data e orario facilmente memorizzabili, per fortuna) a Piazza della Repubblica. Soglia di tolleranza per i ritardatari naturalmente alta, dato che la partenza è prevista per le 16 e 30. Il corteo si snoderà poi attraverso via Cavour verso piazza dell’Esquilino, Santa Maria Maggiore, via Merulana, via Labicana e via dei Fori Imperiali. Per chi stoicamente avesse ancora voglia di festeggiare dopo questa  passeggiata allegra sotto il sole cocente (previste per sabato temperature finalmente estive stabilmente sopra i 30°), ci sono in programma ben due festicciole per accontentare un po’ tutti: Muccassasina al Roma Vintage e Queerlab all’Intifada.

Svolti i fondamenti del quando e del dove, passiamo ad altre meno pragmatiche ma comunque fondamentali questioni.

 Innanzi tutto, cosa è il Roma Pride? Ce lo spiegano magnificamente i Giovani del Circolo Mario Mieli:

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=4lyPTJ63vyo[/youtube]

Un insieme variopinto e multiforme di persone dunque, che portano in strada semplicemente ognuno la propria storia di vita e la propria specificità. Di fondo una protesta, ma messa su nel modo migliore che ci sia: ballando e giocando d’allegria contro quel qualcosa che non va, che di questi tempi e in questo Paese è un po’ di tutto e di più.

E difatti  il Documento Politico stilato dagli organizzatori del Roma Pride, che è consultabile qui, prende sicuramente le mosse dalle sacrosante rivendicazioni della comunità lgbtqi (che per la precisione comprende tutto l’insieme della comunità lesbica, gay, bisessuale, trans, queer e intersessuale) in materia di riconoscimenti civili sanitari sociali purtroppo ancora troppo lontani nell’anno del Signore 2013.

Ma anche, ed è questo sintomo di una grandissima civiltà, che troppo spesso gli etero o presunti tali sembrano invece dimenticare, le associazioni promotrici utilizzano lo stesso metro di misura per sé e per gli altri, rendendo la valorizzazione della specificità quel valore aggiunto che dovrebbe guidare seriamente l’azione politica tanto quanto un più generale risveglio civile e sociale.

Con grande pignoleria, devo ammettere, non dimenticano dunque di coinvolgere nelle loro rivendicazioni e nei loro progetti situazioni disparate a prima vista lontanissime dalla questione delle identità sessuali o di genere, ma che in realtà derivano dallo stesso substrato d’incapacità politica ed intolleranza sociale nei confronti della persona come individuo particolare.

Viene così a crearsi un progetto alternativo e totale che, sotto l’egida di parole d’ordine melodiose ma toste come “paritàdignitàlaicità e libertà”, smuova con la musica ed i colori le coscienze assopite di troppi e la sordità imperante di chi crede che siano cose che non lo riguardino. Un modo corale e fantasioso di creare visibilità per problemi che sono in realtà comuni e pressanti e per cui si propongono in effetti soluzioni pragmatiche ed attuabili se solo ci si impegnasse un po’.

L’edizione di quest’anno ha un nome che è davvero un bel programma: Roma città aperta.

Il riferimento, nobile e commovente allo stesso tempo, è ovviamente alla Resistenza, a quella resistenza quotidiana e minuta non certo sempre eclatante ma di sicuro parecchio inflessibile e a cui siamo tutti un po’ debitori. Da lì il passo è breve e coinvolge presto chiunque cerchi nonostante tutto di vivere semplicemente la propria vita con onesta normalità, nonostante pericoli e divieti. (E a guardar bene, tra le associazioni aderenti al Roma Pride si trova anche la sezione Marconi-Portuense dell’ANPI Roma, frammento dell’Associazione Partigiani che evidentemente si riconosce nei valori del Roma Pride almeno quanto questo si riconosce nel bagaglio culturale e valoriale partigiano).

Ma dire “Roma città aperta” ha anche un altro senso, un approccio del tutto inclusivo ed accogliente nei confronti del diverso, qualunque sia la ragione che lo rende tale, che si vorrebbe trasmettere alla città intera, quella Matrona ospitale purtroppo sempre più spesso teatro di grevi episodi discriminatori, omofobi razzisti sessisti e varie altre allegre declinazioni d’umana inciviltà.

Ecco, è che secondo me il punto è proprio un po’ tutto questo messo insieme. Il Roma Pride dovrebbe interessare tutti noi, ben oltre i confini tecnici della comunità lgbtqi e non solo come appoggio “esterno”. Dovrebbe interessare tutti proprio perché in effetti ci riguarda proprio tutti da vicino. Se l’intolleranza e la cecità culturale sono il nocciolo duro e profondo, le facce superficiali assumono tante inclinazioni che le possono forse far apparire cose a sé stanti. Ma è solo un’illusione ottica. L’omofobia è l’altra faccia del sessismo rampante che sfoga tragicamente nel femminicidio, ad esempio. Come lo specismo e il razzismo sono entrambi la malattia di chi si considera semplicemente essere superiore. Ecco, a tutto ciò si potrebbe rispondere in un solo modo:

Ciascuna e ciascuno di noi merita ed esige riconoscimento e tutela, sia nella sua individualità, sia nelle forme di affettività e condivisione che desidera. Vogliamo essere libere e liberi di scegliere e di esprimere le nostre identità, con i nostri corpi e con la nostra fisicità, anche fuori dai canoni standardizzati, attraverso un percorso di autodeterminazione e promozione delle differenze che offra strumenti per la realizzazione del nostro progetto di vita e d’amore.

Detto ciò, va affrontato solo il come. Ecco, quello potremo scoprirlo nel dettaglio solo partecipando ben armati di colori ed allegria. Quindi fanciulle e fanciulli, amici e parenti, vicini e lontani, buona sfilata a tutti!

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