Rischio frane e dissesto per quasi il 90% dei comuni italiani

L’88,3% dei comuni italiani è a rischio frane e dissesto e solo 2 nuovi cantieri aperti dei 33 previsti, lo dichiara Federica Daga, deputato M5S

Rischio frane e dissesto idrogeologico. Con 9.039.990 popolazione totale residente in aree a pericolosità idraulica e 5.624.402 popolazione totale a rischio frane, questi rallentamenti dei cantieri contro il dissesto sono inaccettabili!

Secondo il Rapporto ISPRA 2015, “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio” le aree a pericolosità da frana P3 e P4 (PAI) e idraulica P2, coinvolgono ben 7.145 comuni ( dei 8.092), pari all’88,3% dei comuni Italiani, e riguardano una superficie nazionale di 47.747 km2, pari al 15,8%.

In base ai dati forniti dall’Ispra la popolazione totale residente in aree a rischio frane è pari a 5.624.402 abitanti (la pericolosità PAI elevata e molto elevata (P3+P4) ammonta a 1.224.001 abitanti), mentre la popolazione residente esposta a rischio alluvioni in Italia è pari a: 1.915.236 abitanti nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3 (tempo di ritorno fra 20 e 50 anni); 5.922.922 abitanti nello scenario di pericolosità media P2 (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni) e 9.039.990 abitanti nello scenario P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).

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Nonostante questi dati allarmanti che coinvolgono migliaia di cittadini e nonostante le innumerevoli attività parlamentari del Movimento 5 stelle (tra le quali la richiesta di una indagine conoscitiva mai accettata) e le moltissime denunce effettuate, solo in questo giorni si fa chiarezza sulla fallimentare macchina messa in moto dal Governo Renzi: solo 2 sono i cantieri aperti con i nuovi fondi contro il dissesto, su 33 cantieri finanziati.
“Ho partecipato personalmente a molti eventi pubblici organizzati dall’Unità di Missione presieduta da Mauro Grassi, e con molto rammarico ho assistito ad una continua autocelebrazione e sponsorizzazione della Struttura e ad una evidente propaganda Governativa, senza individuare una concreta capacità organizzativa in grado di fa fronte al problema drammatico del dissesto” questa è da dichiarazione della Deputata Federica Daga, che in prima linea da tempo segue tale questione. Inoltre la Deputata, prosegue affermando”Mi auguro che il Governo così come l’unità di Missione cominci ad assumere come priorità assoluta la salvaguardia delle vite dei cittadini e la tutela del territorio e non l’autocelebrazione” ed in fine conclude “Durante la prossima settimana si discuterà in Aula la proposta di legge contro il Consumo di Suolo, vedremo allora come si comporterà il Governo e i sui alleati, e allora non ci si potrà più nascondere dietro le belle promesse e le false giustificazione: se veramente Renzi vuole arginare il problema del dissesto idrogeologico lo dimostri in quella sede con azioni concrete!”

Solo a  inizio novembre 2015, dopo innumerevoli ritardi (con una macchina burocratica che ha coinvolto circa diciassette uffici e ben cinque passaggi solo alla Corte dei Conti) i rappresentanti di 7 Regioni e delle aree metropolitane hanno firmato con il Governo, i nuovi accordi di programma per interventi di messa in sicurezza del territorio del valore complessivo di oltre 800 milioni, di cui 653 di finanziamento statale e circa 150 di cofinanziamento regionale, così ripartiti: Abruzzo (interventi per 54,8 milioni) Emilia Romagna (43,4 milioni), Liguria (315 milioni), Lombardia (145,6 milioni), Sardegna (25,3 milioni), Toscana (106,6 milioni), Veneto (109,7 milioni). Ma da un recente articolo della Stampa si evidenzia come le Regioni e i loro presidenti non sono  pronti: 21 su 33 sono i cantieri in ritardo, nonostante il Governo avesse scelto le “opere immediatamente cantierabili”.

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