Referendum Giustizia Giusta: I Magistrati Fuori Ruolo

Il terzo quesito referendario si propone di abrogare la messa fuori ruolo dei magistrati, colmando così i vuoti di personale della magistratura.

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L’istituto giuridico della messa fuori ruolo contempera due principi costituzionali: il principio di inamovibilità dei magistrati (art. 107) e quello di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97). Secondo la costituzione i giudici sono inamovibili, ma il Consiglio Superiore della Magistratura può, se lo ritiene necessario, destinare i magistrati a differenti mansioni. L’apertura costituzionale giustifica l’esistenza della messa fuori ruolo, un istituto che prende le mosse dall’articolo 97 e consiste nel permettere al magistrato di svolgere funzioni amministrative per un periodo di tempo limitato (oggi 10 anni) e contemporaneamente mantenere la propria posizione all’interno della magistratura. Ciò garantendo il buon andamento della pubblica amministrazione perché viene destinato ad attività necessitanti una specifica preparazione giuridica che solo lui, in quanto tecnico, possiede.

L’unico organo legittimato a concedere il beneficio della messa fuori ruolo è il CSM, che nella delibera deve basarsi sul criterio dell’esistenza di “gravi ragioni di servizio”, un criterio quantomai vago che giustifica quasi tutte le richieste. Il giudice messo fuori ruolo continua non solo a far parte della magistratura, procedendo nell’avanzamento di carriera, ma mantiene anche il suo stipendio di magistrato, che viene cumulato con quello percepito per la nuova attività. La percezione di questo doppio emolumento è un’occasione piuttosto ghiotta che molti giudici non si sono lasciati scappare e che ora ha portato ad una situazione degenerata in cui  le attribuzioni rimaste vacanti vengono esercitate da giudici di ruolo, i quali vedono quindi accresciuto il loro carico di lavoro, mentre i fuori ruolo, che per molti anni smettono di esercitare le mansioni giudiziarie, percepiscono entrambi gli stipendi. Un’esborso di denaro totalmente ingiustificato che consta di cifre importanti; soldi che andrebbero destinati in modo più oculato, in un paese in difficoltà economiche come il nostro.

Negli ultimi anni la tendenza a richiedere la messa fuori ruolo è stata talmente ampia da necessitare una presa di posizione dello stesso CSM che nel 2008 ha emesso una circolare, nella quale ha espresso le proprie perplessità circa il crescente fenomeno, dichiarandosi preoccupato per il numero di posti vacanti presenti in un ordinamento, quello giudiziario, già vulnerato da un’endemica mancanza di personale che si riflette sulla lunghezza dei nostri processi. Ma il problema è ancora più ampio, perché l’esercitare per molti anni le funzioni amministrative comporta per il giudice un netto avvicinamento al potere esecutivo; una vicinanza molto pericolosa che mette a rischio il fondamentale principio di terzietà della magistratura, esponendolo a forti pressioni politiche.

Durante la scorsa legislatura il radicale Roberto Giacchetti ha tentato di rimettere ordine nella disciplina della messa fuori ruolo con due iniziative: in primo luogo ha proposto un emendamento all’approvanda legge anti-corruzione, nel quale disciplinava l’istituto dei fuori ruolo abbassando il termine massimo a 5 anni e rendendo più stringenti i requisiti per ottenerlo; in secondo luogo ha ottenuto la promessa da parte del governo Monti di stilare un elenco on-line dei fuori ruolo. Il risultato è stato un completo stravolgimento in Senato dell’emendamento proposto, mentre dell’elenco on-line non c’è ancora traccia. La legge anti-corruzione è stata comunque approvata lo scorso anno, insieme ad un articolo disciplinante i fuori ruolo in modo meno stringente rispetto alle volontà di Giacchetti.

La disciplina è molto frastagliata e composta da norme emesse nell’arco di tantissimi anni; il terzo quesito referendario si propone di abrogare questo miscuglio normativo, cancellando l’istituto della messa fuori ruolo dal nostro ordinamento, con l’auspicio che il ritorno di tutto questo organico (più di 200 giudici) presso la magistratura elimini lo spauracchio della prescrizione, verso cui troppe cause stanno naufragando.

A questo link è possibile ottenere ulteriori informazioni. L’approfondimento continua: quesiti 1 e 2, quesito 4, quesito 5, quesito 6

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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