Referendum giustizia giusta: 6 quesiti per razionalizzare il nostro diritto penale

Dal Caso Tortora che ha scosso gli anni ’80, fino a Stefano Cucchi: il partito radicale si fa carico di tutti gli errori e orrori che hanno attraversato il nostro sistema giudiziario negli ultimi trent’anni. Una nuova stagione referendaria che propone di sopperire alle lungaggini delle Camere.

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Sono passati trent’anni da quando Enzo Tortora veniva ingiustamente condannato dal tribunale di Napoli a seguito di false dichiarazioni rese da pentiti ed in tutto questo tempo nessuno è riuscito a dipanare la matassa sulla responsabilità dei magistrati. Conclusasi la triste vicenda giudiziaria nel 1987, tramite referendum, il principio è stato inserito nel nostro ordinamento, ma la legge Vassalli lo ha subito reso molto stringente. La disciplina si è trasformata in un labirinto di interpretazioni che ha reso molto difficile, se non impossibile, rendere giustizia nei confronti di chi ha subito torti giudiziari come quelli di Tortora. Il giudice Michele Morello in un’intervista rilasciata a “la storia siamo noi”, descrivendo l’attività istruttoria che ha portato all’assoluzione in appello del conduttore, ha affermato espressamente che i giudici, in quanto uomini, soffrono di simpatie ed antipatie e questa loro debolezza può spesso portare, come nel caso Tortora, ad ingiuste deviazioni dalla realtà giudiziaria. I primi due quesiti del referendum abrogativo si propongono proprio di rendere più agevole l’esercizio dell’azione civile nei confronti dei magistrati, anche per danni cagionati dall’interpretazione di norme giuridiche, prove e fatti, sperando che questa volta nessuna legge Vassalli alteri gli esiti della consultazione.

Ma non è solo la responsabilità civile a non funzionare, secondo i radicali, nel nostro ordinamento; il terzo quesito proposto riguarda i magistrati fuori ruolo che svolgono funzioni amministrative. Erigendosi a difesa del principio della terzietà della magistratura, viene proposta l’abrogazione di diverse norme di legge, con l’obiettivo finale di riportare i magistrati fuori ruolo ad occuparsi delle tante cause pendenti che si stanno accumulando e che vanno, inesorabilmente, verso la prescrizione.

Il quarto quesito è decisamente ispirato dal caso Cucchi e prevede l’abrogazione parziale dell’articolo 274 del codice di procedura penale, così da ridimensionare l’utilizzo della custodia cautelare nel nostro ordinamento. I promotori del referendum lamentano uno smodato utilizzo dello strumento della carcerazione preventiva, sfruttato spesso laddove non esistono reali esigenze cautelari e dimenticandosi che nelle nostre carceri la detenzione avviene in condizioni disumane.

Il quinto quesito è quello più carico di implicazioni socio-giuridiche ed il più difficile da proporre all’opinione pubblica. I radicali chiedono, infatti, di abolire lo strumento dell’ergastolo, ritenuto una sorta di vendetta sociale che lede il principio costituzionale del fine rieducativo della pena. Una scelta molto coraggiosa e dalle sconosciute implicazioni sociali, che secondo i promotori allineerebbe il Paese al resto delle democrazie europee.

L’ultimo quesito riprende l’annoso dibattito sulla separazione delle carriere di giudici ordinari e pubblici ministeri, basando la propria volontà di rendere indipendenti i due rami nuovamente sul principio di terzietà della magistratura. Separare le carriere significa rendere autonomi l’uno dal potere dell’altro, evitando ingerenze nelle decisioni penali. Molto è stato detto in questi anni sia  a favore, sia contro la separazione e la lista di vantaggi e svantaggi che la scelta può portare è molto lunga e va analizzata con attenzione. I radicali propendono comunque per le carriere separate ed il referendum si propone di abrogare numerose norme di legge per rendere effettivo questo principio.

La raccolta firme è iniziata ufficialmente il 16 giugno a Napoli, dove in piazza del plebiscito il referendum è stato presentato da Marco Pannella, con l’appoggio del Pd nella persona di Roberto Giacchetti e la ratifica da parte del Pdl tramite Nitto Palma, che ha dichiarato l’adesione del partito su tutti i quesiti, tranne l’ergastolo.  A questo link è possibile conoscere tutti i particolari.

Seguiranno articoli approfondimento per ogni quesito: quesiti 1 e 2, quesito 3, quesito 4, quesito 5, quesito 6

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

2 pensieri riguardo “Referendum giustizia giusta: 6 quesiti per razionalizzare il nostro diritto penale

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