Referendum, come si arriva al voto partendo dalle firme

Si fa presto a dire Referendum! ma come funzionano? qual’è l’iter dalla presentazione dei quesiti? Come si raccolgono le firme? E dopo, cosa si fa con i faldoni? Come si arriva alla casella SI e NO? Navigando in rete mi sono accorta, specialmente tra i giovanissimi, che ci si pone spesso una domanda “ma per il referendum quando votiamo?” E’ chiaro che c’è una disinformazione di fondo.

referendum

SenzaBarcode sto parlando molto di campagna referendaria e raccolta firme, i pacchetti che il Partito Radicale ha proposto sono due: il primo “Cambiamo Noi” è partito sabato 8 giugno, i quesiti sono  il Finanziamento pubblico, L’otto x mille, Immigrazione, Droghe e il Divorzio breve, il quesito che maggiormente seguiamo data la nostra sezione apposita. Il secondo pacchetto, “Giustizia Giusta” che partirà il 16 giugno, con primo evento a Napoli, è composto da sei quesiti: la Responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere dei magistrati,  no all’abuso della custodia cautelare,  abolizione dell’ergastolo e magistrati fuori ruolo.

I referendum non possono avere una cadenza specifica come le altre elezioni, questi devono essere indetti previa raccolta firme. Partiamo dal significato, un referendum è un istituto giuridico in virtù del quale il popolo viene chiamato alle urne per esprimersi su questioni istituzionali e politiche essenziali, esistono tre tipi di referendum:

  1. Abrogativo, per abrogare per intera o in parte una legge
  2. Propositivo, per avanzare proposte di legge
  3. Consultivo: per consultare il popolo e avere un opinione su una legge che si intende fare. Non ha valenza legale ne vincolante.

I pacchetti su citati sono referendum abrogativi. I quesiti vengono dapprima stesi e perfezionati, successivamente consegnati in Corte di Cassazione da un comitato costituito appositamente. Dall’inizio della raccolta, ossia dalla data del primo modulo vidimato, si hanno tre mesi per raggiungere le 500.00 firme autenticate. Questa la prima delle forme che vanno rispettate: l’autenticazione. Si intende il timbro tondo, il timbro con il nome e la qualifica, data e luogo della vidimazione e firma dell’autenticatore –lista delle persone autorizzate– il cittadino che desidera firmare deve presentarsi al tavolo munito di documento d’identità, chi raccoglie le firme userà un modulo per i residenti della città che li ospita e uno differente per i non residenti.

Raggiunto il numero di firme richieste si procede alla raccolta dei certificati elettorali, per verificare che chi ha firmato ha realmente la possibilità di partecipare al successivo, eventuale, referendum; per questo motivo va sempre raccolto un numero superiore di firme. A questo punto il faldone contenente firme autenticate e certificati elettorali, viene consegnato per i controlli di legittimità:

  1. presso la Corte di Cassazione, che provvederà ad un controllo formale, proprio della forma
  2. presso la Corte Costituzionale,  dovrà decidere se la richiesta referendaria riguardi o meno le leggi previste nell’art. 75 Cost.” (artt. 32 e 33)

I quesiti referendari superstiti vengono portati alle fasi successive: la campagna elettorale e la decisione della data del tanto sospirato referendum.

Arrivati al voto siamo all’ultimo ostacolo, ossia il quorum, il 50%+1 degli aventi diritto deve recarsi alle urne, se non raggiunto il referendum abrogativo non sarà ritenuto valido, non verrà data nessuna seconda possibilità e non sarà più possibile presentare gli stessi quesiti per 5 anni. La maggioranza dovrà essere semplice.

In caso di vittoria sarà riportato sulla gazzetta ufficiale e sarà soddisfatto il quesito, abrogando interamente o in parte una legge.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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