Racconto breve: Il carillon di ferro

Racconto breveLa memoria, spesso e volentieri, ci gioca dei brutti tiri mancini. La nostalgia dei bei tempi andati ci rende magici anche quei momenti ormai lontani, inafferrabili, ma può trasformarli anche in macigni di ferro assolutamente insostenibili.

Era il suo compleanno, aveva appena concluso la quarta elementare, i voti erano ottimi, la famiglia era, apparentemente, felice e fiera di lui; quel giorno non era come tutti gli altri, era finalmente diverso, tutti gli occhi erano per lui ma non esigevano alcunché, se non l’espressione massima della sua felicità. I regali di parenti e amici erano tra i più ambiti per un bambino di quell’età: dalla macchinina radiocomandata al giochino elettronico del momento, dove vedevi coraggiosi idraulici baffuti saltare tra un tubo e un altro e simpatiche, quanto bizzarre creature, lottare per te. Ma la nonna, a differenza di tutti gli altri, non badava molto al materialismo: era una tipa all’antica, aveva vissuto lontano dal consumismo e dai valori materiali; aveva una morale tutta sua. Quando il felicissimo bambino era pronto ad aprire quel piccolo pacchetto, lei, con ghigno soddisfatto, esclamò causticamente: <<so che non ti piacerà>>.

Un carillon. <<Nonna, ma che ci faccio io con questo coso?>>, esclamò il bimbo. I genitori, imbarazzati e irritati per la reazione arrogante, ma comunque spontanea, del loro figlioletto, lo ripresero con fare irruento e stizzito, anche se loro stessi non sembrarono particolarmente soddisfatti di un regalo del genere. Potrebbero aver pensato, effettivamente, a quale presunta utilità ludica avrebbe mai potuto regalare un carillon ad un bambino del 2000. La nonna, apparsa fiera e soddisfatta di fronte a tale reazione, esclamò con intenzioni quasi provocatorie: <<se volete potete anche gettarlo via, non mi sembrate tanto convinti>>. Sarebbe stata un’autentica figuraccia se l’avessero davvero gettato; quindi, gli animi si placarono e, con intenzioni chiaramente ipocrite, i genitori esprimettero tutta la loro soddisfazione per un oggetto all’antica così bello.

La festa era finita, tutti tornarono nelle proprie case, tranne la nonna; lei era ancora lì, pronta a dare il suo vero regalo al proprio nipotino. C’erano solo lei e lui, nella sua tenera stanzetta, ora attorniata da nuovi giocattoli e anche da quel carillon: i genitori, infatti, per non fare un dispetto alla nonna, deciso di metterlo in bella mostra, nonostante l’insoddisfazione del bambino. <<Li vedi tutti questi giocattoli? Sono belli e divertenti, ma tra qualche anno ne usciranno di migliori, e tu li sostituirai. Lo vedi invece quel carillon? Non guardarlo come un aggeggio con cui giocare, ma come un oggetto da ricordare. Suonalo ogni sera prima di andare a dormire, finché non ti sarai stufato di ascoltare quella melodia. Prova ora, per esempio>>. La musica partì.

L’andamento di quella dolce melodia non sembrava provocare un emozione precisa nell’animo del bimbo: vedeva un enorme cavalluccio marino ondeggiare soavemente sulle acque di un mare notturno; vedeva le nuvole incontrarsi e baciarsi lentamente in un tenero tappeto di cielo; non sembrava quasi più sentire la morbidezza del letto su cui giaceva, ma soltanto un senso di vuoto, come se stesse volando. <<Questa musica è molto bella, nonna. La riascolterò ogni sera prima di andare a dormire, e penserò a te che me l’hai regalata, grazie.>>

Dopo essersi abbandonato nei ricordi, la realtà tornava inesorabile a riempire i suoi pensieri, ma quel carillon, era ancora lì. L’aveva trovato per caso in uno scatolone, durante uno tra gli innumerevoli traslochi effettuati durante la sua vita. Di quella serata era rimasto, di concreto, solo il carillon; del resto, soltanto il ricordo. Gli altri giocattoli, chissà, forse li aveva regalati a qualche cugino, neanche rimembrava il loro destino. La nonna, invece, gli aveva lasciato uno dei suoi ultimi ricordi proprio quel giorno; sarebbe scomparsa qualche mese dopo. Anche i suoi genitori l’avevano ormai abbandonato da anni, ma i ricordi erano ancora lì, limpidi, pronti ad accompagnarlo insieme alla melodia di quel carillon. Non suonava da anni, ma le sensazioni erano le stesse di quelle fanciullesche: avrebbe dato tutto pur di tornare a quei giorni, che per lui sembravano così vuoti e monotoni. Ciò che prima gli regalava serenità, adesso gli regala solo tristezza e malinconia; quei tempi non torneranno mai più, e tutte le azioni che avrebbe voluto compiere, ora gli sono precluse.

Il materiale si deteriora, si rompe, viene sostituito, anzi, soppiantato. La nonna, invece, gli aveva regalato un ricordo, che ormai s’era arrugginito ed era stato appesantito come un macigno dai rimpianti e dal rimorso: quello, oramai, era un carillon di ferro.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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