Coincidenze.

incAlessia.

Non ho mai pensato al futuro. Neanche una volta. Fino a  stasera il mio unico pensiero era divertirmi, andare alle feste, stare con gli amici, uscire. Vivevo alla giornata. I miei progetti non andavano mai oltre la settimana successiva e sempre per organizzare eventi, feste assurde a base di musica ed alcol. Perché l’alcol è sempre stato il mio più caro compagno durante i sabati notte. Passando da un locale all’altro, da una discoteca all’altra, abbracciando più ragazzi che cuscini, l’alcol non cambiava mai. Tra le mani sempre un Long Island, negli occhi la voglia di osare. Questa ero io, fino a stasera. Perché ora non so che cosa sono o cosa sarà di me. Cerco di ricordare la prima volta che ho battuto la testa e non riesco a capire se è stato prima o dopo essere finiti nel burrone. Con la mano cerco di toccare la mano di qualcuno, forse è Matteo o forse è Sara. Non riesco a capire. Sento qualcuno lamentarsi di dolore, Maria piange.  I capelli impastati di sangue mi coprono gli occhi e non riesco più vedere bene. Sento il clacson della mia macchina che continua a suonare, all’impazzata. Prego Dio che qualcuno ci abbia visti e abbia chiamato i soccorsi. Prego Dio che Maria continui a piangere. Prego Dio che Matteo e Sara continuino a respirare. Vorrei urlare, vorrei gridare aiuto ma il sapore del sangue si blocca in gola e fa venire la nausea. Cerco di ricordarmi quel’è stata la causa dell’incidente, se la curva o il cerbiatto sulla strada. Cerco di dare la colpa a qualcuno o qualcosa che non sia io. Ma lo so che la colpa è la mia e dei due drink di troppo .Lo so che non dovevo sterzare cosi bruscamente alla vista del cerbiatto. Ma l’ho fatto. E non riesco a ricordarmi quando ho sbattuto la testa sul finestrino, prima o dopo essere caduti nel burrone . Ho ancora la cintura di sicurezza allacciata, forse. Il clacson continua a suonare, mentre qualcuno urla “Eccoli..” Cerco di toccare la mano di Matteo, o forse di Sara,me la stringe appena. “Siamo salvi”  sussurra Matteo mentre degli uomini aprono le portiere e ci urlano di stare calmi. Ma perché sono al contrario?
Con la coda dell’occhio riesco a vedere Matteo che viene preso di peso e tirato fuori dall’auto. Lui è salvo. Sorrido e chiudo gli occhi.

-Matteo

Non mi sono mai soffermato a pensare a come sarei potuto morire. Qualche sogno, qualche volta. Ma morivo sempre di una morte nobile: qualche inseguimento che finiva in una sparatoria, investito da un’auto mentre cerco di salvare qualcun’altro. Sempre in modo nobile. Mai così. Oggi quando mi sono svegliato, pensavo fosse un sabato normale. Dopo il lavoro, Alessia sarebbe venuta a prendermi e insieme a Maria e Sara avremmo raggiunto gli altri al locale. L’aria era frizzante e quando è frizzante qualcosa sta per accadere. Mi chiedo solo perché ho lasciato guidare Alessia. Potevo guidare io , che sono astemio mentre lei all’alcol non riesce a dir di no. Potevo insistere una volta di più, potevo convincerla assillandola qualche minuto ancora. Invece ho gettato la spugna, esausto. Esausto nel vederla tra le braccia di altri, che non sanno quanto lei vale. Esausto nel sperare che un giorno lei si accorga di quanto sia importante, essenziale per me.
Esausto, perché vorrei essere io le braccia a cui lei si stringe, si aggrappa e poi si lascia andare. Lei e quei dannati Long Island. Lei e quella dannata voglia si spingere sull’acceleratore. E io che non riesco a fermarla. Durante il ritorno a casa, Sara, Maria ed Alessia cantavano a squarciagola , mentre io distrattamente guardavo fuori dal finestrino. La solita strada, il solito fine sabato notte. Tutto identico ma niente è uguale. E poi è successo tutto, in un attimo.  Veloce come un battito di ciglio. Il cervo al lato della strada. Alessia che sterza. La nostra macchina che finisce contro il guard reail, e poi dritto nel burrone. Alessia che sbatte la testa contro il finestrino mentre la macchina precipita. Maria urla. Ci ritroviamo a testa in giù. La mia cintura di sicurezza si blocca, mozzandomi il respiro.
Giuro, non avevo mai pensato di morire così. Non voglio morire così, non voglio morire adesso. Ho ancora tante cose da dire, tanti sabati da vivere, tante scelte da fare. Il tempo sembra che si sia fermato. Guardo Alessia, ha i capelli sporchi di sangue che cadono giù, dritti fino a toccare il tettuccio dell’auto. Un nodo mi blocca la voce in gola. Le stringo la mano. Cerco di girarmi e vedo Maria che piange e stringe Sara, che con lo sguardo vitreo fissa il soffitto.
” Ce la faremo” sussurro. Maria si lascia andare ai singhiozzi. Ce la dobbiamo fare. Il clacson continua a suonare. Non possiamo morire così. Alessia mi lascia la mano. La cerco e la stringo. ” Stai con me!” cerco di dirle , ma la voce si blocca mentre un conato di vomito sale. Ho sempre odiato la vista del sangue, e la vista del sangue di Alessia è un dolore che scoppia, squarcia il centro del petto. Sento delle urla da fuori, dei fanali illuminano il burrone. “Eccoli, sono giù” urla qualcuno. Siamo giù vorrei urlare io. Stringo la mano di Alessia, sempre più fredda, sempre più molle. Sento dei rumori, delle urla. Forse non moriremo. “Siamo salvi”. Un uomo dei soccorsi mi urla di stare tranquilli perché ci sono loro. No, non moriremo, vero?!
Aprono le portiere e tirano fuori Maria. Piange ancora. Non oso guardare Sara, non voglio crederci. Aprono la mia portiera e delle braccia forti mi tirano fuori Stanotte non morirò. Guardo Alessia ” Non mi lasciare” dico, in un sussurro, una supplica. Lei mi guarda, sorride e chiude gli occhi.

– Passante

La vita è tutta una coincidenza, una questione di minuti, di luoghi. E’ un’enorme stazione, dove i treni passano veloci e se sei fortunato riesca a prendere il tuo treno oppure scampi ad un enorme incidente. Coincidenze, appunto. Loro si trovavano nel momento sbagliato al posto sbagliato e lui dietro a loro. Due macchine, due metri di distanza , 30 secondi di differenza. Lui , cinquantanni, una famiglia che lo aspetta, un lavoro ingrato che lo tiene lontano da casa notti intere. Loro, ventenni, la voglia di vivere condisce ogni loro gesto, l’alcol annebbia i loro pensieri. Non è facile spiegare il momento preciso in cui la vita decide di ribellarsi, lasciandoti inerme. Sei una preda tra le fauci del destino e non puoi che lasciarti trascinare. E quel momento arrivò e decise che i loro sarebbe caduti, precipitati, mentre lui, ancora salvo, ancora in strada , sarebbe diventato il loro salvatore. Una frazione di secondo, lo stridore dei freni che si imbatto contro il frastuono del guard rail che si spezza. un cerbiatto che scappa via.
La macchina inchioda e lui, sbalordito, guarda l’auto capottata nel burrone.
Una  frazione di secondo.
” Eccoli sono laggiù”.
Una frazione di secondo.
Riescono a liberare una ragazza e un ragazzo. Due su quattro sono salvi. L’uomo dell’auto dietro, il loro salvatore, sorride e vede che la ragazza al posto di guida fa lo stesso.
E poi chiude gli occhi.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: