Polverini contestata: "Roma sanguina e voi mangiate" – seconda parte

Polverini contestata: “Roma sanguina e voi mangiate” – seconda parte

Improvvisamente le immagini si fanno confuse, e non sembra per un attacco di pizzica salentina da parte dell’operatore. Parte infatti subito un “spingi l’anima de li..” da parte di uno dei contestatori, e di sicuro non per un attacco di sindrome di Tourette.

Polverini contestata: "Roma sanguina e voi mangiate"

Continuano gli spintoni fino a quando non vengono fatti uscire dalla sala, “accompagnati” dal proprietario del ristorante. Le immagini passano direttamente all’uscita del locale, dove mentre uno dei manifestanti grida “come ve li difendete quando ve danno i soldi!!”, si sente la frase più ambigua e divertente che nessuno ha riportato, ma che merita una menzione speciale. Uno dei manifestanti rimane sulle scale davanti ad uno dei “clienti”. Alza le mani come a far capire di rimanere tranquilli, che nessuno vuole davvero che la situazione degeneri più di quanto non lo sia già. Si sentono delle frasi confuse che i due si scambiano, fino a quando l’uomo guarda il ragazzo e gli fa “aò io sò compagno come te!!” alzando il pugno sinistro. Epico, ma incommentabile.

Ed eccoci quindi alle conclusioni, ma soprattutto alla presa di posizione. Sì perché molti siti, riportando la notizia, l’hanno presa senza prenderla, la posizione. Con incauti copia incolla (basti leggere gli articoli di Messaggero e Secolo), ricostruzioni sommarie nonostante il video incorporato nell’articolo, titoli da propaganda di bassa lega e testimonianze unilaterali.

La pioggia di solidarietà che si è abbattuta sulla Polverini e compagni è quanto di più esplicito e becero si possa vedere, dove spiccano le dichiarazioni di Nicola Zingaretti, che si è trovato la sedia scaldata proprio dal soggetto a cui indirizza la propria solidarietà, con il più classico dei “simili episodi non possono essere tollerati“.

E allora io vado controcorrente, uso il cervello e plaudo all’iniziativa, orgoglioso di chi riesce con le sole parole ad aprire squarci di realtà in una città ovattata da un telo di false immagini e sorrisi artificiali, una coltre di ignoranza e repressione che diventa normalità, mentre la vera normalità è capire che qualcosa non va ed urlargli addosso la tua rabbia, nella speranza che il tuo grido venga sentito da più gente possibile.

Queste persone, questi dei “centri sociali”, questi che l’unica arma che hanno è fatta di due corde vocali hanno la mia stima, e non per il fatto del “con chi” se la sono presa. Chiunque riesca a protestare civilmente, senza ferite se non quelle inferte con la lingua, ogni persona che rinuncia ad un minuto del suo tempo per fare, anziché predicare, ha il mio appoggio. Non lo abbiamo voluto noi, questo ambiente intorno. Non è un nostro prodotto, l’ambiente, e così come ce lo vendono non ci piace. E bisogna dirlo, sempre. Buon appetito.

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