Peppino Impastato, cento passi verso la libertà

peppinoGiuseppe Impastato – 5 gennaio 1948/ 9 maggio 1978-

La notte tra l’8 ed il 9 maggio 1978,viene ritrovato sui binari della linea Palermo – Trapani, un corpo dilaniato da una carica di tritolo. Dopo poche indagini si scopre che il cadavere è di Giuseppe Impastato, rivoluzionario e militante comunista, ucciso dalla mafia democristiana.

Quella di questo giovane è ancora oggi una tra le figure prese ad esempio dai giovani di sinistra, i siciliani in lui rivedono la vera essenza della Sicilia, checché ne dicano attualmente pseudogiornalisti da strapazzo.

Nato in una famiglia malavitosa ha interrotto ben presto i rapporti con il padre, che non è riuscito in alcun modo ad arginare la sete di giustizia e di legalità che assetava il figlio. Famosa è la canzone dei Modena City Ramblers “I Cento Passi“- Nonché l’omonimo film di Marco Tullio Giordana- che riassume l’intera storia di Impastato, e che spiega quanto fosse facile avere a che fare con i clan mafiosi. Cento sono i rinomati passi tra la casa di Peppino e quella del mandante del suo omicidio, nonché capo clan, Tano Badalamenti.

Famoso è ancora oggi uno dei suoi proclami, citato e ripetuto da migliaia di persone e che può far bene intendere quanto grande fosse il senso civico e l’amore per la giustizia di questo giovane martire:

” Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”

Durante gli anni del Liceo classico si avvicina all’area delle lotte giovanili, fonda un giornale ed un nucleo giovanile, ben presto sciolto dalle autorità.

Giuseppe però non si arrende, nel 1975 fonda il Circolo “Musica e Cultura”, permettendo ai giovani di Cinisi di poter scoprire che esistono altre strade oltre a quella imposta dai malavitosi del luogo. Da quest’associazione nascerà l’idea di creare un’emittente radiofonica libera – Radio Aut– che sbeffeggerà i mafiosi del luogo, ma soprattutto farà controinformazione, permettendo a chiunque di guardare oltre i proclami dei politici locali.

Qualche giorno prima della sua morte Peppino espone, insieme ai suoi collaborati ed al suo amico di sempre, Salvo Vitale, una mostra fotografica che attesta la devastazione del territorio causata dalla speculazione mafiosa. Si propone alle elezioni comunali con una lista chiamata Democrazia Proletaria, ma non farà in tempo ad assistere agli spogli, in quanto verrà ucciso due giorni prima delle elezioni di Cinisi. Nonostante il brutale assassinio verrà “eletto” consigliere comunale.

Ci sono voluti “solo” ventiquattro anni affinché la giustizia italiana riconoscesse Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti come mandanti dell’omicidio – che inizialmente volevano far passare per un attentato terroristico e suicida-. La Commissione antimafia, grazie anche al Comitato Impastato – formato da gente comune, il Centro Impastato, il Comune di Cinisi, l’ Ordine dei Giornalisti e Rifondazione Comunista- nel 2000 è riuscita a dimostrare che l’omicidio di Peppino è rimasto impunito per così tanto tempo a causa anche dei rapporti tra mafia e rappresentanti delle Istituzioni.

Oggi, come sempre ha fatto durante i suoi trent’anni, credo che le sue parole, nel giorno dell’anniversario della sua morte, siano ritornate, imponenti, per sottolineare che la Sicilia, che il Sud Italia, che i meridionali non sono la mafia. La criminalità organizzata è una PIAGA del territorio, ma non la sua essenza. Dalla morte di Giuseppe Impastato ogni giorno, ogni mese, un giovane ragazzo impara ciò che gli serve per diventare un uomo vero: MAI ABBASSARE LA TESTA, MAI PERMETTERE AGLI ALTRI DI RUBARCI LA POSSIBILITA’ DI MIGLIORARE NOI STESSI ED IL NOSTRO TERRITORIO. Lui ed i suoi amici erano un piccolo gruppo. E’ stato colpito lui per spaventare tutti gli altri, ma la sua morte ha sortito l’effetto contrario. Siamo tanti e siamo tutti fermi, in piedi, e non permetteremo più a nessun malavitoso di vivere a cento passi dalle nostre vite!

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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