Chiude l’Osservatorio comunale sul lavoro

Comunicazione da Unione Sindacale Italiana. “Sospesa l’attività istituzionale e la funzione dell’Osservatorio comunale sul lavoro, da Roma Capitale. Un “regalo” post elettorale”.

Renderà più complicata l’attività di controllo e vigilanza, per il regolare svolgimento dei rapporti contrattualizzati di lavoro, della salute e sicurezza sul-del lavoro, di contrasto al lavoro al nero e atipico, per la garanzia di diritti collettivi e individuali di oltre 50.000 persone, quelle che lavorano nei servizi gestiti da aziende comunali, cooperative e imprese, consorzi erogatori di servizi esternalizzati, con un giro enorme di soldi pubblici. Questi gli effetti che, secondo l’USIUnione Sindacale Italiana– si avranno dalla scelta di sospendere le attività e le funzioni dell’osservatorio comunale sul lavoro.

Organismo interno, di ausilio delle stazioni appaltanti dell’amministrazione capitolina e di verifica del corretto utilizzo di dipendenti delle aziende, società, cooperative e associazioni Onlus aggiudicatarie di appalti convenzioni e affidamenti, l’Osservatorio comunale sul lavoro, fu  istituito a seguito dell’ approvazione consiliare (all’unanimità) il 31 luglio 2000, su proposta di iniziativa consiliare popolare (Delibera C.C. 135 2000), con ulteriore regolamento attuativo approvato dall’organo elettivo della cittadinanza nel 2005 (D.C.C. 259 2005), di Mediazione attiva e di dialogo sociale, per la vigilanza e il rispetto delle principali leggi sul lavoro e la regolarità in corso d’opera di servizi strategici e rilevanti per cittadini e cittadine, di opere pubbliche, anche di cantieri edili, con comunicazioni ufficiose e la sua “scomparsa”, nella Delibera della Giunta Raggi, di riorganizzazione di uffici, servizi e macro organizzazione della complessa “macchina capitolina”, dal 5 aprile 2018 è sospeso e le sue attività valide, utili ed efficaci, sospese, con probabile spostamento del personale comunale assegnato e smantellamento dei gruppi di lavoro.

Chi amministra oggi la Capitale d’Italia, si prende la responsabilità e il rischio di fare un…”favore” a chi gestiva il “sistema di Mafia Capitale”

ieri, nonché alle nuove cordate affaristiche che stanno mettendo le mani sulla massa enorme di soldi, affari, commesse e appalti pubblici che girano intorno alle esternalizzazioni dei servizi e alle gare di appalto, oggi, permettendo meno controlli e mano libera, una volta aggiudicatisi gli appalti. Chi lavora e la stessa qualità del servizio a cittadini e cittadine, saranno i primi a pagarne le conseguenze di tale atto dannoso, penalizzante, inopportuno e foriero di altre e prossime inchieste giudiziarie, contabili e penali.

Infatti, togliendo di mezzo tale organismo di vigilanza e controllo interno dell’Osservatorio, messo in piedi molti anni prima delle leggi sugli appalti (decreto legislativo 50/2016) e dell’istituzione dell’ANAC (che ha funzione di controllo e di contrasto in materia di corruzione, ma non di controllo sugli appalti in corso d’opera, che è di competenza dei dirigenti e funzionari comunali preposti come “stazioni appaltanti”), si espongono i funzionari e dirigenti comunali a nuove forme di “pressione esterna” in materia di bandi di gara e soprattutto li si lascia isolati, di fronte alle molteplici responsabilità (civili, penali, contabili e amministrative) e adempimenti per i controlli e la vigilanza delle condizioni regolari di lavoro, di sicurezza sul lavoro di chi lavora negli appalti e affidamenti. Inoltre si riduce concretamente, con segnalazioni mirate, la possibilità di controllare, ad appalti aggiudicati e in corso di affidamento, la regolarità degli stessi e delle condizioni di lavoro, dei rapporti di lavoro e salariali di chi, quei servizi e attività pubbliche esternalizzate, li eroga.

Le segnalazioni, in caso di violazioni di legge o di contratto, erano filtrate dall’Osservatorio comunale sul lavoro unitamente ai dirigenti comunali tenuti alla vigilanza, che svolgeva e ha svolto per anni, una funzione di aiuto alle “stazioni appaltanti” comunali e di mediazione attiva e di dialogo sociale tra le parti (imprese, cooperative, consorzi, aziende comunali e lavoratori e lavoratrici, anche tramite le loro organizzazioni sindacali), che spesso ha portato alla soluzione di molti casi di inadempienza, riducendo o eliminando cause di lavoro e contenziosi e riportando in vigore le buone prassi di gestione corretta della forza lavoro, oltre 50mila persone a Roma Capitale sono la platea e il bacino di controllo e vigilanza.

A un buon lavoro, corrisponde un buon servizio, ma non sempre è vero il contrario, dicono anche al Comitato

(di cui fa parte sia l’USI che l’associazione USICONS) per ’applicazione delle Delibere Consiliari 135 del 2000 e 259 del 2005”, nato nel 2006 come prosecuzione dei comitati promotori delle delibere di iniziativa popolare, che hanno presentato interventi e richiesto spiegazioni a dirigenti apicali dell’Amministrazione capitolina, alla Sindaca e Giunta e si preparano a dare battaglia, poiché “la stessa qualità del servizio ai beneficiari, cioè cittadini e cittadine di Roma e le loro famiglie, viene ridotta di molto in termini di efficacia, se invece di contrastare e debellare lavoro nero, sottopagato, senza controlli e vigilanza su diritti di chi lavora, sulla salute e sicurezza sul lavoro, sulla regolare contrattualizzazione, anche di versamenti contributivi e impositivi, sulla dignità sul lavoro da molestie, ricatti e intimidazioni, discriminazioni di sesso, di razza o di religione, di opinioni politiche o sindacali, si lascia mano libera e si permette di ridurre il sistema di appalti alla logica del piu’ forte, oltre che di una scarsa trasparenza anche dell’azione pubblica”. Si verificherà se il processo di eliminazione degli strumenti di controllo e vigilanza, a partire da quelli sui diritti di chi lavora negli appalti, anche lucrosi della Capitale d’Italia, darà nuova linfa alle nuove cordate del “sistema di mafia capitale”, o di affaristi senza tanti scrupoli o se ritornerà la buona prassi del rispetto delle regole e delle leggi, dei contratti e dei diritti.

L’USI e il comitato continueranno la loro battaglia per ottenere la riapertura dell’Osservatorio al lavoro.

Usi – unione sindacale italiana – fondata nel 1912 – confederazione di sindacati nazionali autogestiti e di federazioni locali intercategoriali. Segreteria collegiale intercategoriale di Roma. Largo g. Veratti 25 – fax 06/77201444 – email [email protected] Comitato per l’applicazione delle delibere 135/2000 e 259/2005, presso Usicons – [email protected] cell. 3395001537

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