OFFSHORELEAKS: Arrivano i nomi italiani.

Tra i 2,5 milioni di file da analizzare pensare che non ci fosse un italiano era irrisorio e, infatti, cominciano a girare i nomi delle prime vittime italiane dello scandalo offshoreleaks, soprattutto grazie al giornale Espresso, il quale ha in mano i documenti riguardati i 200 casi offshore italiani.

Offshoreleaks: arrivano gli italiani

Tra  quelli di spicco emerge sicuramente per primo il nome di Gaetano Terrin, ex collaboratore nello studio commercialistico di Giulio Tremonti, e attuale componente del collegio sindacale di Generali.

Il trust collegato a Terrin si chiama Claudio, il ruolo svolto all’interno della società era quello di protector, cioè doveva valutare se un’operazione era più o meno fattibile. Quando fu fondata, il trust fa capo alle isole Cook in Polinesia, nel 1997 Terrin era collaboratore dello studio Tremonti. Il trusy in questione fu fondato dal finanziere americano Adrian Alexander e il ruolo di Terrin era, appunto, quello di garante.

Fatto sta che l’indirizzo del protector Terrin inserito nel pacchetto offshoreleaks è quello dello studio Tremonti, insomma la posta della società trust estera arrivava a Terrin tramite lo studio Tremonti. I mittenti di tali messaggi erano spesso la Trustnet Limited, la base operativa delle maggior società offshore delle isole Cook, e il famoso studio di avvocati di New York, il Rubin.

Riguardo al suo nome apparso nello scandalo offshoreleaks, l’ex collaboratore di Tremonti ha precisato, proprio al giornale Espresso, la seguente dichiarazione: “Ho svolto l’incarico a titolo personale, lo studio Tremonti non c’entra. Avevo conosciuto Alexander nel 1995 e siamo diventati amici. Quando mi ha chiesto di diventare protector ho accettato”.

Insomma tutto rientra nella norma secondo Terrin, vedremo più avanti se le sue affermazioni saranno veritiere. C’è anche un altro nome che spicca tra quelli italiani, ed è quello di Fabio Ghioni, il cui nome è legato allo scandalo Telecom.

Fabio Ghioni, infatti è l’ex responsabile della sicurezza Telecom finita sotto scandalo con la storia degli hacker e stando ai documenti rilevati dall’Icij, sarebbe anche il proprietario, nonché beneficiario del Costant Surge Investments Ltd, società offshore delle Isole Vergini.

La società in questione è emersa nel 2006, sette mesi prima del suo arresto per i dossier illegali raccolti su Telecom, ma Ghioni smentisce tutto, anzi no cade proprio dalle nuvole,  rilasciando la seguente dichiarazione: “Non so neanche dove siano le Isole Vergini”. Peccato per Ghioni che dai documenti risulta che le Isole Vergini sanno benissimo dove si trova lui, visto che contengono chiaramente il suo indirizzo milanese, il numero del passaporto e un suo profilo personale. Sarà un caso? Diciamo che forse deve ripassare un po’ di geografia e basta.

Passiamo ora ai fratelli commercialisti Oreste e Carlo Severgnini, che sono famosi perché sono gli ex consulenti di Ricucci e perché Oreste fu indagato anche ai tempi di Mani Pulite. Sarebbero director-amministratori della società Tahallas Trustee Ltd, fondata nel 1997, insieme a un altro nome, quello di Peter Hafter, ex consigliere della Rotschild, coinvolta nello scandalo del Banco Ambrosiano.

Dalla documentazione dell’offshoreleaks risultano anche legati a un’altra società: il Moritz Trust. Insomma hanno un bel po’ da fare i due fratellini. Ma non è tutto, nel mirino dell’offshoreleaks c’è anche il nome di una 81enne, Silavana Inzadi in Carimati di Carimate, la donna creò 11 anni fa, ben tre trust, alla teste delle quali mise i suoi famigliari, anche quelli acquisiti.

Infatti tutto gira intorno a tre famiglie: i Poderzani, titolari della gioielleria famosa in via Monte Napoleone a Milano, i discendenti degli Inzadi e per ultimi, i Camurati che sono parenti dei Merloni. Insomma un bel quadretto famigliare che li vede beneficiari di ben due delle tre società offshore create dalla donna. Ma c’è di più, tra i beneficiari appaiono anche delle società di beneficenza, stratagemma questo che potrebbe essere usato, dai furbetti in questione, proprio per evitare controlli a livello fiscale. 

Vedremo nelle prossime puntate e dopo accurati controlli e svilippi, quanti onestamente cadono dal cielo e quanti onestamente volevano fare beneficenza e quanti invece si sono avvalsi del piano offshoreleaks.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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