OrientamentoEsistenzialeVsPASI

E’ una delle tante forme di orientamento in cui il facilitatore specialista accompagna le scelte del soggetto che gli si rivolge. Meno conosciuto dell’Orientamento Didattico, anche quello Esistenziale conserva lo spirito di favorire l’autoconsapevolezza di chi vorrebbe valorizzare il proprio discernimento attuale nelle scelte future, immediate e non solo.

Se nell’orientamento didattico le scelte vertono in ambito scolastico e universitario, in quello esistenziale, come suggerisce la parola stessa, si spazia prettamente nel campo delle decisioni che impattano con la vita in campo affettivo, morale e civile.

Chi di noi non ha preso qualche volta una decisione di cui si è pentito con il senno di poi? L’obiettivo dell’orientamento esistenziale è quello di ridurre al massimo l’insorgenza di tale insuccesso aumentando la consapevolezza di coloro che beneficiano degli interventi orientativi sui loro valori e aspettative di vita. Si aiuta il candidato a iperscrutare nel proprio essere con sufficiente tempestività per comportarsi efficacemente e non doversi rammaricare di scelte giudicate sbagliate, poi. Il colloquio con l’orientatore è lo strumento precipuo dell’autodiagnosi.

Esso, se ben condotto, riesce a far emergere le peculiarità dell’intervistato. Anche le più misconosciute a lui. Le caratteristiche dialogiche di un buon colloquio contemplano l’ascolto attivo e non giudicante, la massima attenzione dell’orientatore ad ogni segnale, anche non verbale, trasmesso dall’intervistato, tecniche di riformulazione e altri strumenti di calibrazione con l’intervistato con sintesi dei risultati conseguiti.

Tra gli  stili più accreditati, nello specifico del’O.esistenziale, ci sono quelli: comprensivo e sostenitivo. Taluni richiedono, nella seconda fase del trattamento, quello risolutivo.

La conoscenza di sé è il prerequisito di ogni scelta che si rende necessaria per “essere se stessi”. L’orientamento è una delle scienze formative condotte dialogicamente per educare alla scelta mediante prospettive guidate, proiezioni logiche, simulazioni e altro. Tali modelli sono centrati sull’individuo per potenziare il suo Empowerment.

Dopo la fase di identificazione dei parametri critici della sfera decisionale, attraverso i modelli valutativi guidati: Genogramma, Holland, il “Life Career Assessment” (LCA), ecc., la disciplina intende valorizzare la dimensione progettuale del ‘cliente’ sviluppando uno stato di equilibrio emotivo e intellettivo per ottenere una maggiore maturazione dell’autonomia personale e l’assunzione delle proprie responsabilità circa gli obiettivi di vita individuati e le relative azioni da intraprendere. Personalmente preferisco guidare all’autodiagnosi con approccio anamnesico, tramite idealtipi, come stimolatori proattivi di consapevolezza. Con i più collaborativi la metodica caratterologico-affettiva appare sovente la più efficace senza escludere, in forma residuale, il contributo della fase diagnostico-attitudinale, quando richiedono una partecipazione temporaneamente più attiva nel facilitatore per “gratificazione” o insicurezza, rendendo il proprio contributo proporzionalmente più passivo. Io non demonizzo tale parentesi, quando è ben collocata nel tempo e nella fase, perché può conciliare la sintonia nell’insorgente rapporto d’aiuto.


Nella seconda parte del trattamento l’orientato potrà rievocare i punti salienti, emersi nella prima parte, per riflettere sui suoi valori e prendere naturalmente il polso dei punti nodali per i quali ha richiesto l’aiuto. E’ di fondamentale importanza che soggetto e orientatore, prima d’iniziare il colloquio, si accordino sugli obiettivi di esso. L’orientatore dovrà recepire ciò che l’altro avverte come esigenza, i suoi bisogni, le necessità, le aspettative, il suo stile, le vocazioni ed eventuali punti fermi ritenuti imprescindibili. Tali parametri articoleranno l’intero sviluppo della relazione d’aiuto, come un vero e proprio contratto “fornitore-cliente”. Una delle modalità di orientamento esistenziale, tra le più efficaci ed accattivanti per il “cliente” è quello narrativo. Esso ha delle caratteristiche senz’altro uniche, nel panorama degli interventi di O.esistenziale, perché fornisce un contributo esperienziale “confezionato” sulla sua vita, nella misura dell’applicabilità dell’esempio portato al caso in oggetto, stabilita dalla sensibilità dell’orientatore.

L’aspetto dell’oggettivazione del messaggio contenuto nella narrazione stimola moltissimo l’immedesimazione analogica in termini educativi di autoconsapevolezza ed autodeterminazione. L’approccio registrato nelle persone coinvolte è quello della riflessione nei confronti della problematica, visionando “un film” già vissuto da altri, da cui ereditare insegnamento e benefici. La cattedraticità della comunicazione è nulla, a beneficio dell’accettazione del metodo. Le modalità che vanno per la maggiore sono quella cinematografica e quella letteraria. La proiezione di un film mirato e la lettura di un libro significativo equivalgono a 2-3 incontri efficaci con un bravo orientatore. Quest’ultimo saprà tesaurizzare tale contributo mediante la sapiente scelta del modello narrativo da utilizzare, la sua presentazione “asettica” e la discussione conseguente.

Scrivere e leggere storie sono due attività complementari che aiutano a rendere consapevoli e a fronteggiare le avversità. La psicologia chiama quest’atteggiamento, che nasce dall’esigenza di difendere la propria mente dal disagio, con il termine Coping, il cui concetto non dubito appartenere già alle prime forme di aggregazione antropologica. Il Guru, lo sciamano, il capo indiano, come dir si voglia a seconda dei contesti antropologico-culturali cui ci si riferisce, altri non è che un ‘Orientatore’ che, dall’alto della gerarchia della propria età, sinonimo di esperienza e saggezza, trasfonde al gruppo il suo miglior contributo e quello della società di appartenenza di cui lui è il capostipite, l’antesignano, l’anziano, nell’accezione culturale della parola. 

Forse le moderne società cosiddette evolute, nel tentativo di adattarsi ai mutamenti sociali, ormai sempre più improntate allo sviluppo della tecnologia e alla celebrazione prosaica del “Dio denaro”, idolatrato in virtù di presunte qualità meritocratiche e delle indubbie caratteristiche della Misurabilità e della Scalabilità, hanno perso la capacità di beneficiare della saggezza degli anziani spesso svilendoli in quanto ritenuti vecchi o in quanto relegati a funzioni banalmente convenzionali, condizionate dagli stereotipi in genere e di genere. Il popolo giapponese, invece, tuttora santifica il concetto di storia esperienziale e saggia, trasfusa dagli anziani alle generazioni più giovani. 

Il simbolismo di questa filosofia viene applicato anche agli oggetti consunti cui attribuiscono il significato della vita della persona che li possiede.

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Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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