Notte prima degli esami di coscienza – La croce su Grillo

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 Cosa avrà pensato Grillo la notte di Lunedì scorso, quando tutti erano sotto shock dai risultati del Movimento 5 Stelle? Me lo immagino seduto in poltrona, davanti la tivvì, a sorseggiare un vino di mele quando “BAM!!”, venticinque percento

Unghie infilate nei braccioli, occhi sbarrati e mascella disarticolata. Perché, diciamocelo in faccia grillini o meno: il Movimento un risultato del genere non se l’aspettava. E da una settimana regna il panico, con eletti che devono studiare cosa sia la fiducia e come darla, dov’è il Senato, da chi dormire quando sono a Roma ma soprattutto come passare i tornelli della metro senza fare il biglietto.Io, a Beppe e compagnia, non ho mai dato il beneficio del dubbio: troppi errori di comunicazione nonostante dietro ci sia un guru dell’ambiente, parlamentarie che sembrava di raccogliere telline con il retino ad Ostia, una coerenza di ferro fin quando non si trattava di cacciare gente indicando la porta. Non sono l’unico a pensarla così, ma sono stati di più quelli che la pensavano in modo diverso. Ed ora i grillini entrano nei gangli dello stato con la stessa certezza di vittoria degli Spartani alle Termopili.

Il caos è totale, tra elogi di Grillo a Napolitano -WTF?- e presentazioni dei parlamentari in diretta streaming “Ciao, sono XXX, sono vegano e disiscritto alla chiesa cattolica”. Ma anche qui, chi ce li ha messi? Chi ha posto il nuovo mandando a casa il vecchio -secondo loro-?

Al contrario di B, sia prima che dopo tutti hanno votato Grillo: da chi ascoltava i suoi comizi sul treno senza mettersi le cuffie a chi orgogliosa mostrava il depliant della Camera dopo averla visitata, sono testimone oculare. C’è chi vuole l’Italia fuori dall’euro, chi “destra e sinistra tutti uguali”, chi siamo una rete!! e chi ha scoperto cosa fosse la politica grazie a Zeitgeist. Che è un po’ scoprire dell’esistenza dei fornelli grazie a Benedetta Parodi.

 Il pregio di Grillo è solo quello di aver avuto i mezzi per dire quello che tutti pensano da sempre, ma che non sapevano come dirlo. Io lo chiamo populismo, altri democrazia, altri ancora rivoluzione. E che ci si trovi d’accordo o meno col paragone “M5S – Fascismo“, una cosa è certa: per ogni laureato che è riuscito ad entrare in Parlamento o al Senato, ce ne sono altri dieci che fino ad una settimana fa non votavano da vent’anni, altri che vogliono provare il brivido della politica, altri ancora che cambieranno casacca con la stessa velocità di Ibrahimovic.

 Per dirla un po’ alla 2.0 e rimanere sul pezzo, il Movimento mi sembra un po’ come Spotify: all’inizio ti fa sentire un sacco di musica che non conosci e sei contento, poi ad un certo punto le major fanno il loro lavoro e comincia a passare i vecchi e stra conosciuti classici.

E come faccio sul mio Mac, lo faccio con loro: skip.

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