Neolaureati & Cv ConLaFra

“Prego signorina, si accomodi pure. Presumo che questo sia il suo CV… Molto interessante, sì… Ma, mi dica, ha dimestichezza con i programmi di grafica? E con il Web? Quali linguaggi di programmazione conosce? Sa usare un Mac? Ufficio stampa, ha già avuto esperienze a riguardo? Quindi comunicati stampa ne ha già scritti? Con le lingue straniere com’è messa? Conoscenze di diritto? Se le dico direct marketing, a cosa pensa? Di organizzare un evento da zero, ovviamente garantendo anche un numero minimo di persone, è in grado? E per quanto riguarda le relazioni interpersonali? E’ automunita? Nel caso ci fossero da fare delle commissioni, sarebbe disponibile? L’orario è abbastanza flessibile: dalle 9 alle 20, preferiamo la puntualità al mattino, ma se nel pomeriggio vuole rimanere anche oltre, non c’è problema. Uh, mi stavo per dimenticare: non riusciamo a garantirle uno stipendio per i primi 3 mesi, è un problema?”
 
La informo che ho anche esperienza nel taglia e cuci, ricamo ad uncinetto e punto e croce; ho una certa dimestichezza col trucco, sia scenico che personale – ma il più delle volte coincidono – sono appassionata di musica; seguo 3 o 4 serie americane, ovviamente in lingua; so cucinare, lavare e stirare; il mio scrittore preferito è Roald Dahl da quando ho 7 anni e credo non cambierà mai; preferisco il motociclismo al calcio; ho fatto nuoto per circa 10 anni; voglio vivere la mia vita come una donna moderna, ma spero di sposarmi presto, e fare tanti bambini, tra un appuntamento e l’altro; cerco di mantenere un’alimentazione equilibrata attraverso le offerte del supermercato. Ah dimenticavo, l’affitto lo devo pagare tutti i mesi, e questo è un problema!
 

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Storie di vita vissuta. Sei una ragazza neo-laureata, decidi di buttarti a picco nel mondo del lavoro, ed a picco ci vai: come se tu fossi un’ancora. A parte gli ovvi dubbi riguardo al lavoro che andrai a svolgere, c’è una totale e disperata ricerca di personale qualificato, ma in tutto. Scordati di specializzarti in quello che ti piace, impara a fare tante cose, così avrai più possibilità! Ma mi raccomando, fallo mentre stai studiando, perché cercano tutti ragazzi con esperienza. Però, l’esperienza la preferirebbero in una qualche azienda conosciuta nel settore, non in un progetto che hai creato con i tuoi compagni di studi. E non scherzo quando dico che devi dimostrare anche altri interessi, vorrai mica aver solo studiato alla tua età? Sai quante cose facevano loro? Saltavano i fossi per il lungo!
 
E ancora, ripeto, non cercare lavoro in quello che ti piace, non cercare lavoro per le cose che ti appassionano, perché è ovvio che c’è un affollamento in determinati settori, e un numero non meglio definibile di posti vacanti in altri. Non essere choosy, con quegli occhietti svegli puoi avere il lavoro che vuoi. Ad esempio, c’è questo mio amico che avrebbe bisogno di una ragazza da assumere nella posizione di data-entry, cosa ti interessa se è un lavoro che ti toglie la vita dal vivere, almeno fai esperienza!
Argh! Vorrei tornare ai tempi di Woodstock. Ho nostalgia di anni che non ho nemmeno vissuto. E perché? Perché questo presente è debilitante, non dico che non mi piaccia, dico che lega le ali, tappa i cervelli, chiude gli occhi e ci infila in catene di montaggio prima che noi ce ne possiamo rendere conto. Quindi mi mancano degli anni che neanche ho visto di sfuggita, in cui i miei genitori erano ragazzini, e mia nonna era impegnata a vendere burro. E il passato diventa un’ossessione, un qualcosa da cui non riesco a liberarmi, e non liberandomi del passato posso vivere questo presente tentando di godermelo, sperando che diventi il più velocemente possibile passato, per potermene poi rammaricare. Assurdo.
 
Sarebbe perfetto se, invece di sentirci dire che siamo viziatelli, qualcuno ci motivasse, se vedessimo una voglia negli adulti di insegnarci il loro lavoro, di trasmetterci le loro conoscenze. Dai padri ai figli. Invece ci si ritrova con un paio di lavori che piacciono così così, ma ti pagano un affitto esorbitante, e passioni che non sono remunerative, che almeno danno la voglia di vivere.
Io ci credo che questo mondo possa migliorare. E’ stato meglio di così, è stato peggio di così. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e farlo diventare il nostro mondo, quello in cui ci piace stare.
 
N.B: Spesso nei miei post parlo al plurale, o tendo a raccogliere le persone in macrocategorie: ci tengo a precisare che non lo faccio per fare di tutta l’erba un fascio, ma perché nel mondo siamo più di 7 miliardi, ed è ovvio che ognuno abbia una storia diversa. Grazie.

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Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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