Nadia Tolokonnikova, sciopero della fame contro una detenzione inumana

Nadia Tolokonnikova ha iniziato lunedì uno sciopero della fame contro le condizioni inumane in cui viene detenuta nel campo di lavoro.

nadia tolokonnikova

Lo stile Putin sta diventando ormai un marchio di fabbrica, garanzia di repressione e soffocamento di ogni scomoda libertà. Lo sa bene Nadia Tolokonnikova, leder del gruppo punk-rock Pussy Riot, che da lunedì ha dato il via ad uno sciopero della fame contro le inumane condizioni detentive in cui versa. L’ex cantante ed attivista politica non è esattamente un esempio di virtù; seppur poco più che ventenne vanta nel suo palmarès diverse azioni piuttosto forti. L’atto più eclatante lo ha commesso nel 2008, quando assieme al marito ed un’altra decina di persone si è esibita in un’orgia pubblica al museo di biologia di Mosca, protestando contro l’elezione di Medvedev. Seppur piottosto cruda e lesiva del buon costume, non è stata questa manifestazione a condurla nella colonia correttiva numero 14 della Mordavia, ma un concerto un po’ particolare tenuto a Mosca lo scorso anno.

Il gruppo delle Pussy Riot, composto da Nadia e altre nove musiciste, ha sostanzialmente due grandi nemici: Vladimir Putin e la Chiesa Ortodossa russa. La sintesi di quest’avversione ha condotto la Tolokonnikova a inscenare un concerto pubblico nella Cattedrale di Cristo Salvatore, dove dopo essersi fatta il segno della croce si è esibita assieme a Maria Alyokhina e Yekaterina Samutsevich in una sorta di preghiera punk rivolta alla Madonna, con la speranza che liberasse il paese da Putin. La performance durata poco meno di un minuto è stata bloccata dalla forze dell’ordine, ma le immagini sono state sufficienti a dare vita ad un videoclip diffuso sul web. La giustizia russa non è stata a guardare, dando subito il via ad un processo che ha visto le tre cantanti dichiarate colpevoli e condotte in arresto, così come non ha lasciato correre l’accaduto il patriarca Cirillo I, che durante una funzione ha pubblicamente dichiarato la propria riprovazione per il gesto sollecitando una punizione esemplare.

A seguito del giudizio d’appello la Samutsevich è stata scarcerata, ricorrendo subito alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a causa del modo inumano in cui afferma di aver trascorso la custodia cautelare. Le altre due musiciste sono state invece condotte presso il campo di lavoro femminile della Mordavia e qui ha avuto inizio l’inferno della Tolokonnikova.

Combattiva per indole non si è lasciata piegare dal carcere duro (per usare un eufemismo), ma dopo aver pubblicato su internet una lettera aperta in cui ha descritto le condizioni inumane e incostituzionali in cui viene detenuta, ha iniziato uno sciopero della fame che afferma di continuare finché il suo lavoro non sarà reso idoneo alle garanzie tipiche di ogni nazione civile.

Ciò che lamenta Nadia lascia davvero perplessi, riportando alla mente lo spettro dei Gulag staliniani. La musicista parla di turni lavorativi massacranti, di 16-17 ore al giorno, sette giorni su sette con un giorno libero ogni mese e mezzo di lavoro. Quattro ore di sonno a notte sarebbero quasi un lusso ed i pasti composti da latte, avena, pane secco e patate marce una prelibatezza. Ma come se tutto questo non bastasse, i metodi per punire eventuali comportamenti eversivi lasciano letteralmente senza fiato. La Tolokonnikova racconta che spesso e volentieri i carcerieri utilizzano pratiche come la privazione di igiene personale e sonno, per trasformare i detenuti in docili animali, e lo fanno con il meccanismo devastante delle punizioni collettive. Ma per i comportamenti più gravi i prigionieri sono costretti a passare all’aperto la glaciale notte russa, pratica che sembra aver portato ad amputazioni di arti dovute al congelamento. Gli USA, la Francia, la Germania, l’Italia, l’OCSE, le organizzazioni per i diritti umani e molti rappresentanti dello spettacolo hanno già espresso il loro appoggio a Nadia, dichiarando inaccettabile la sentenza e il modo in cui viene eseguita. C’è da sperare che la triste epopea raggiunga presto un lieto fine e Nadia possa riabbracciare la figlia di cinque anni, le cui visite sono assolutamente vietate.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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