IlMercatoDelleAdozioni

Si continua in maniera sempre più qualificata a parlare di tutela minori e della differenza che passa tra il sistema disegnato dal reticolo di leggi a tutela dei bambini, e la realtà dei percorsi che si realizzano una volta entrati nei meandri della giustizia familiare.

A Bologna in seno al convegno organizzato da A.N.F.I – Ass. Nazionale degli Avvocati Familiaristi – si è parlato di tutto questo nell’incontro dal titolo: “Affidamento Familiare, Stato di Abbandono Adottabilità. Le buone regole”.

Il Giudice del TdM di Bologna Dott. Francesco Morcavallo, ha affermato riferendosi all’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che i primi soggetti da cui i bambini vanno difesi, sono i Giudici e la Pubblica Amministrazione. I metodi attuati nelle procedure giuridico amministrativo che riguardano i minori non si sono adeguati alle leggi: si persevera a cercare la famiglia ideale, il colpevole del conflitto si istituzionalizzano i bambino in luogo di interventi di sostegno alla famiglia di origine. La dicitura che caratterizza i decreti provvisori in cui si “affida al servizio sociale perché verifichi se sussistono le condizioni per l’affidamento” ha le caratteristiche di una “formula magica” un “uroboro” che prendendosi per i piedi, cerca di sollevarsi da solo: si affida per verificare se si può affidare: sarebbe a dire, si amputa un arto, lo si seziona per vedere se davvero lo si doveva amputare.

Eppure il contesto e lo scopo dell’affido etero famigliare restano quelli di sottrarre un bambino ad una condizione di pericolo reale e presente per ricondurlo nel più breve termine di tempo possibile, nella famiglia di origine: tale è l’urgenza di questo scopo che costantemente vanno verificate le condizioni di sussistenza dell’affido etero famigliare e non ogni sei mesi o ogni anno.

Il Giusto Processo non è ancora approdato presso il Tribunale per i Minorenni: anomalie sostanziali e procedurali lo inquinano l’assenza di un contraddittorio, la mancanza di prove documentali, la durata dei provvedimenti provvisori inappellabili così come le frequenti interruzioni di rapporti tra bambini e famiglia d’origine, non solo eludono le norme, ma fanno dei provvedimenti di affido, dei prodromi del procedimento di adottabilità. Possiamo supporre, conclude il Giudice Morcavallo, che ciò avvenga in conseguenza di interessi economici in capo ad un vero e proprio traffico di minori.

 


Di certo sappiamo che Paura e Silenzio, sono i contesti in cui ciò avviene e che solo la denuncia costante e qualificata di queste anomalie da parte di cittadini, giudici ed avvocati, può porvi rimedio. Non meno intenso è stato l’apporto dell’Avv. Rita Rossi: analizzando il procedimento davanti al Tribunale per i Minorenni alla luce di documenti di riferimento – la giustizia minorile nella relazione degli alti magistrati e linee guida europee per una giustizia child friendly ha mostrato come alla segnalazione spesso fatta da scuola, vicini e forze dell’ordine ai servizi sociali, faccia eco la Procura della Repubblica con provvedimenti standardizzati da industria fordiana “si affida ai servizi sociali” nel c.d. provvedimento LIGHT, o “si affida ai Servizi Sociali con sospensione della potestà genitoriale, e inserimento in comunità” nel provvedimento HARD –  con una velocità inversamente proporzionale alla lentezza delle decisioni che seguiranno.

Da li in avanti, genitori mai ascoltati ai quali se non sono stati portati via i figli da scuola, è stato chiesto di portarli in Questura, si troveranno imputati in un procedimento che parte dalla presunzione di una colpa. Il nesso di causalità che deve esistere tra la condotta genitoriale ed il pregiudizio del bambino, a giustificare la messa in protezione di quest’ultimo, non viene acclarato, si assumono acriticamente le relazioni dei Servizi Sociali e come metaforica ciliegina su questa bella torta di colore presumibilmente marrone, il giudice rinuncia spesso alla funzione giurisdizionale, delegandola ad un ente amministrativo, i Servizi Sociali,  in barba a ciò che prevede l’ordinamento democratico.

 

Il Dott. Mauro Imparato Psicologo ha fatto osservare la pericolosità del falso positivo in psicologia che porta a considerare malfunzionante e patologico, al punto di togliergli i figli chi tale non è affatto. Il repertorio di “mostruosità decretali” annovera anche due evergreen del DSM IV e V: il disturbo non altrimenti specificabile ed il disturbo border line. Sebbene questi riguardino il 2% della popolazione affetta dai disturbi analizzati dalla American Association Psychiatric che lo redige: essi sono i più gettonati dal Tribunale per i Minorenni di Bologna che ascrive a queste due casistiche il 60% delle valutazioni di incapacità genitoriale.

Una platea variegata ha seguito attivamente i lavori del congresso: dal pubblico un avvocato ha chiesto conto dello scarso ascolto riservato dai giudici ai bambini: la risposta a due voci, fornita dal Giudice Morcavallo e dallo Psichiatra Valgimigli, ha dato la cifra di una prassi deteriore: i Giudici spesso non hanno voglia di ascoltare i bambini ma ancora di più non sono, né loro ne i CTU, preparati ad ascoltare i bambini, i quali rischiano di mettere nel sacco tutte le teorie, tutte le diagnosi e tutte le perizie fatte su di loro. Una coscienza trasversale quella che si delinea oramai in grado di annoverare dai giudici ad avvocati, consulenti e genitori: tutti tranne l’eterno assente: il Servizio Sociale.

Bologna ha raccolto più che bene la sfida lanciata a Coriano alla in-giustizia del sistema Tutela Minori.

 

Contatta Gabriele Bartolucci

 

{jcomments on}

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

Cosa ne pensi?


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: