Mao Jianhua, energia su carta fatta a mano

Il monte Giallo, il monte Jizu, il monte Daming. Ma non solo, potrebbe essere anche la montagna incantata nei sogni di una fanciulla. Le montagne di Mao Jianhua non hanno geografia.

Una mostra può essere un percorso, una linea, una serie di tasselli. È di certo emozione, adrenalina, viaggio. La mostra di Mao Jianhua, dal 13 al 26 settembre al Complesso del Vittoriano, è un turbine circolare di profumi e sensazioni, dolore e gioia, profondità e riflessione. Quasi impossibile seguire un percorso obbligato, è indispensabile entrare in ognuna delle 99 opere esposte e lasciare che siano loro a fare strada.

Oltre la china – che Mao Jianhua produce per i suoi disegni -, oltre la carta in cotone o di corteccia fatta a mano

I disegni, o forse è meglio chiamarle tracce, sono il frutto di una danza, di  corpo, cuore e mente di Mao Jianhua. I suoi occhi sembrano interrogarti e chiedere “lo vedi? vedi quello che sentivo?”. E come in una serie di Macchie di Rorschach s’intravede l’emozione dell’artista quando con il suo pennello fendeva l’aria lasciando la traccia sulla china. Sta poi a chi osserva vedere il fanciullo che riflette, il vecchio saggio che sorge tra le montagne, una donna con lunghi capelli sciolti che guarda l’orizzonte.

Nel 2006 Mao Jianhua inizia a dipingere per pura coincidenza. Tra il 2007 e il 2009 si concentra su disegni che richiamano i quattro famosi pittori della dinastia Qing, ovvero Wang Shimin, Wang Jian, Wang Hui e Wang Yuanqi. Questi quattro “Wang” dipingono principalmente paesaggi e considerano l’abilità degli artisti delle dinastie Song e Yuan come il livello più alto di pittura. Tra il 2009 e il 2013 l’artista si concentra nella pratica degli stili dei quattro grandi protagonisti della dinastia Yuan, ovvero Huang Gongwang, Wang Meng, Ni Zan e Wu Zhen come anche di quelli di Ju Ran e Dong Yuan della vicina dinastia Song.  Anche se studia le varie tecniche rimane un artista unico e si esprime con libero pensiero, liberando le sue energie.

Martina Mazzotta, curatrice della mostra, spiega

“Trovandomi di fronte alle opere di Mao ho pensato davvero di provare quello che la tradizione di studi filosofici e psicologici da cui provengo chiama empatia -immedesimazione, consenso, simpatia. Ovvero quanto tra Otto e Novecento veniva celebrato e indagato nell’Europa di lingua tedesca sotto il nome di Einfühlung. Non sempre facile da capire senza viverlo appieno, senza esserne predisposti, tale principio riguarda la relazione simpatetica tra soggetto e oggetto, stabilisce una forte identità tra essere e conoscere. Viene insomma a ribaltare quel detto di ascendenza platonica che ha improntato di sé la formazione di molti di noi. Il corpo è il carcere dell’anima, il sapere può essere coltivato senza coinvolgere appieno la dimensione fisica, lo stesso valga per l’esperienza artistica”.

Il mio consiglio è di immergervi nelle opere di  Mao Jianhua, entrando al Vittoriano – ingresso dai Fori Imperiali – spogliatevi di ogni pensiero che vi appesantisce, lasciate che l’energia vi pervada. Poi ripetete il percorso, in senso inverso. Noterete particolari e sfumature nuove ad ogni passaggio. Dal 13 al 26 settembre, ingresso gratuito.

Biografia Mao Jianhua

Sheyla Bobba

Classe 1978.

È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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