Magistratura e politica, il rapporto malato tra poteri

Magistratura e politica, in periodo elettorale si apre la stagione delle inchieste e gli equilibri si vanno a far benedire.

Nonostante la Legge Severino continui a pendere sul capo di Berlusconi l’ex premier scende in campo con rinnovato vigore. E puntualmente come un orologio ripartono le inchieste della magistratura. A ottobre la procura di Firenze ottiene dal giudice delle indagini preliminari la riapertura di un fascicolo archiviato nel 2011. Non poteva che essere su Silvio Berlusconi quale mandante occulto delle stragi mafiose del 1993. C’è addirittura chi parla di un assist a favore del Cavaliere alla vigilia delle elezioni siciliane per renderlo martire della giustizia.

È la senatrice aquilana del PD Stefania Pezzopane che in un post su Facebook fa notare:”questa ennesima indagine è assurda. Si sta infatti parlando di una indagine per le stragi mafiose avvenute nel ‘93. Questa vicenda non fa che contribuire al discredito dello Stato e delle istituzioni, anche quelle giudiziarie. Berlusconi già nel 1996 e nel 2003 fu coinvolto nelle inchieste per quelle drammatiche stragi, entrambe le vicende si chiusero con l’archiviazione. Perché questa nuova indagine? Perché alla vigilia delle elezioni regionali siciliane?”.

Magistratura e politica, non solo Berlusconi

Ne avevamo parlato prima che uscisse l’ennesima bomba su Berlusconi che il rapporto tra magistratura e politica in Italia è malato. E puntualmente ci risiamo. Ma parlare del solo Cavaliere rischia di essere esageratamente riduttivo. Berlusconi e la magistratura ormai sono un binomio da studio sociologico più che storiografico. A pochi giorni dal precedente articolo uscì un nuovo capitolo della clamorosa vicenda sanitopoli che coinvolse l’ex Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. E e che, alla fine, partorì il topolino.

L’inchiesta sulla sanità abruzzese portò alla caduta della giunta di centrosinistra e all’arresto, nove anni fa, di Del Turco e di altre nove persone, tra cui assessori e consiglieri regionali. A far scattare gli arresti le rivelazioni dell’ex patron della clinica Villa Pini di Chieti, che in appello fu assolto. Il grande scandalo nel corso del tempo si afflosciò di molto, e si attendono ancora sviluppi clamorosi.

Sindaco porcello o vittima di porcata?

Ora siamo a chiederci quando scopriremo se il potenziale candidato alla Regione Lombardia, Mattia Palazzi, attuale sindaco di Mantova sia un porcello o vittima di una porcata. Finito nel gorgo giudiziario per messaggini hot da provincia un po’ annoiata sarà un insolente che chiede favori sessuali in cambio di favori politici, ovvero si tratta solo di leciti giochini tra adulti?

La procura sembrerebbe indagare da un anno, ma tra non molto ci saranno le regionali e quindi bisogna far presto. Di una cosa siamo sicuri: una carriera è stata infangata e probabilmente distrutta. Mattia Palazzi, però, una lezione la elargisce nel suo comunicato: “Non è consentito, non è giusto e non è lecito rendere pubblici atti coperti da segreto istruttorio, ma ciononostante questo è ciò che sta avvenendo. Ho taciuto in questi giorni e continuerò a farlo per il rispetto che devo anche al lavoro della procura e perché non è giusto che i processi avvengano sommariamente in piazza”.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

Un pensiero riguardo “Magistratura e politica, il rapporto malato tra poteri

  • 29 novembre 2017 in 11:33
    Permalink

    Ritengo che il discreto che investe i partiti, tra cui il PD, sia la causa principale del malvezzo di condannare preventivamente i soggetti pubblici oggetto di indagine che puo’ concludersi anche con una archiviazione o assoluzione.
    Rimane insoluto il problema della necessità che i garanti di una partito( quelli eletti da un congresso, non certo la burletta di Grillo IL SUPREMO GARANTE ……de che ? ),, in virtù del loro codice etico, valutino la gravità dei fatti contestati assumendo i relativi provvedimenti, dalla sospensione dal partito sino alla espulsione, fatte salve le decisioni unilaterali dell’interessato.
    Sarebbe un modo per restituire credibilità alla politica che valuta con i suoi parameti etici, , condivisi dagli iscritti, le imputazioni dei suoi dirigenti pubblici, in attesa delle decisione della magistratura che arrivano, hainoi, anche dopo molti anni dai fatti contestati.
    Un proposta analoga a quella formulata da Davigo che ritengo meritevole della massima attenzione.
    Franco Amendolagine

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: