Lui che sfidò il Nazismo da solo

foto ebreo himmlerCi sono fotografie che rimangono nella storia, immagini di vita vissuta, voluta e delle volte rischiata. Immagini che lasciano un segno indelebile, documenti di prove di coraggio.

La fotografia è bella perché non ha età, non importa se è in bianco e nero oppure scattata con 20 megapixel. Di mega in questa storia c’è soltanto il coraggio di un uomo solo, solo contro tutti, lui che ha sfidato il Nazismo.

Heinrich Himmler, comandante della Polizia dal 1936 e delle forze di sicurezza del Terzo Reich, addetto all’Ufficio centrale della sicurezza del Reichdal 1939, nel 1943 venne nominato Ministro dell’Interno del Reich. Uno degli uomini più importanti della Germania Nazista. Heinrich Himmler, il cardine delle SS. Un uomo che ha rovinato l’esistenza di milioni di ebrei. L’incubo del regime Nazista. Era solito perlustrare uno ad uno tutti i campi di concentramento, per assicurarsi il massimo funzionamento di una macchina così atroce.
Si diceva che quando passasse lui, tutti i componenti delle SS aumentassero le torture inflitte agli ebrei: era ciò che lui più desiderava.

In una di queste ispezioni accade l’impensabile, un ebreo al passaggio del gerarca si tolse la maglietta, lo sfidò, gli fece vedere quanto era magro, voleva da mangiare.
Non aveva un goal per cui esultare togliendosi la maglietta come Balotelli in Italia-Germania, non aveva muscoli da mostrare, non aveva una curva ad invocare il suo nome, aveva piuttosto di fronte i generali nazisti, con in prima fila Himmler e gli sguardi attoniti degli altri ebrei, impauriti, perplessi, scioccati. Eppure lo fece, tolse quella maglietta, dimostrando di non avere paura, aveva l’arma più forte, il diritto. Il diritto di vivere. “Sono un uomo come te, anzi sono più uomo di te, eccomi, sono qui” sembra dire.

Himmler sembra quasi impaurito di fronte a tanto coraggio, perchè sì, basta poco a far timore, quella maglietta era una coperta del dolore, della realtà di quelle condizioni, della follia che c’era nell’aria, allora via, a petto scoperto, a muso duro contro colui che comandava, che torturava milioni di ebrei, perchè loro sì hanno le camere a gas, i fucili, la fascia rossa sul braccio, ma lui ha il coraggio, la dignità. E’ questo che fa più paura.

Ha sfidato da solo “l’ideologia” che ha rovinato il mondo intero, che ad oggi non riusciamo a dimenticare, ma che ancora facciamo fatica a ricordare, sopraggiunge in noi la vergogna, il senso di colpa, perchè coloro che per anni hanno portato avanti questa follia erano uomini come noi.
Eppure questo ragazzo è riuscito a costruire una valida barriera contro la disperazione di vivere.

Il deportato non subì nessuna punizione per questo gesto, era riuscito ad impaurire, a sfidare.
Purtroppo ad oggi questo eroe non ha nome, volutamente fatto dimenticare dai tedeschi, ma voglio pensare piuttosto che non è importante il suo nome, perchè è quello di tutti i milioni di ebrei vittime del Nazismo, che non hanno avuto il suo coraggio, ma che hanno patito le stesse torture.

E’ lui il mio capitano, la fascia sul braccio, la do a lui.

Moretto

Scrive su SenzaBarcode dalle origini.
Redattore, imprenditore

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