Legge Severino: il nodo del ricorso

Con un ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo i legali di Silvio Berlusconi hanno sollevato dubbi sulla retroattività della legge Severino.

silvio berlusconi

I legali di Silvio Berlusconi hanno depositato presso la Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari il ricorso presentato nei confronti della Corte di Strasburgo. La doglianza in questione attacca la legge Severino, norma che prevede, al momento, la decadenza da senatore dell’ex premier a seguito della condanna nel processo Mediaset e lo fa lamentando la violazione di tre articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Una di queste tre norme di cui si presume la violazione, l’articolo 7, codifica un principio molto antico e radicato del diritto europeo: l’irretroattività della legge penale. Il brocardo latino “nulla poena sine lege” costituisce il pane quotidiano di ogni tecnico del diritto penale e la sua reale violazione comporterebbe l’inapplicabilità della legge Severino al caso Berlusconi e la conseguente prosecuzione del suo ufficio di Senatore. Il nodo che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dovrà verosimilmente sciogliere non è, però, di poco conto, essendo in discussione il valore penale o amministrativo della stessa legge Severino. A detta dei legali di Berlusconi l’incandidabilità e decadenza parlamentari costituirebbero sanzioni di tipo penale secondo i cosiddetti “Criteri Engels” cui la Corte si è più volte affidata e dunque la pretesa violazione del diritto convenzionale sarebbe in atto.

Dal mondo politico ed accademico sono scaturite le più svariate interpretazioni della legge in questione; una quantità così variegata di pareri che il quadro sembra, se possibile, ancora più confuso. C’è chi si professa d’accordo con i legali del Cavaliere e sostiene il ricorso ricevibile da parte della Corte, chi ritiene che il problema non si ponga e la decadenza vada al più presto deliberata. C’è chi sostiene che le norme amministrative siano a loro volta non retroattive e chi auspica al più presto un parere della Corte Costituzionale o meglio ancora un’interpretazione autentica da parte del Parlamento. Le acque sono più agitate che mai e ostaggio di questo grande esercizio di logica giuridica sta l’equilibrio dell’attuale esecutivo. Il Governo Letta si ritrova vittima dell’incertezza dei tecnici del diritto e le larghe intese sembrano traballare come non mai, senza che i continui inviti alla calma da parte del premier vengano accolti, sopratutto dai parlamentari del pdl.

In attesa di una pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sarà molto difficile che la Giunta emetta un verdetto ed i tempi sembrano quindi dilatarsi in modo consistente. Unico dato che sarà possibile conoscere con certezza nei prossimi giorni è l’entità dell’interdizione dei pubblici uffici di cui la Corte d’Appello di Milano sta attuando il ricalcolo; una decisione in tal senso è attesa infatti per il 19 ottobre.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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