Le diverse facce dell'aggressività

L’aggressività viene spesso etichettata come “negativa”, ma bisogna imparare a capire cosa si celi dietro di essa e come possa diventare invece una forza “costruttiva”.

Le diverse facce dell'aggressivitàIl termine “aggressività” deriva dal latino “adgredi” che significa “avvicinarsi con determinazione verso qualcuno, assalire”. Comunemente il comportamento aggressivo viene considerato come un atteggiamento brutale, da evitare qualora noi ne fossimo le vittime e da reprimere qualora invece ne fossimo gli artefici. L’aggressività infatti, quando è “distruttiva”, porta all’etero-aggressione, attraverso l’uso della violenza fisica, dell’oltraggio, del dominio sull’altro o della sua svalutazione, o porta all’auto-aggressione, che si manifesta nell’ apatia, o in sintomi depressivi e malattie psicosomatiche.

Secondo Freud, l’aggressività non è semplicemente un comportamento o un atteggiamento, ma è qualcosa che si origina ad un livello molto profondo del nostro essere; Essa è piuttosto la manifestazione di una pulsione, che a sua volta è l’espressione di un bisogno che si muove nel nostro inconscio; Ed è proprio dall’impossibilità di realizzare tale bisogno che deriva questo comportamento quasi animale, questo “istinto primordiale”. Per chiarire meglio la teoria delle pulsioni sviluppata da Freud, è utile riportare cosa scrisse lo psicanalista tedesco Erich Fromm (1900-1980) a tal proposito: “Egli ha fatto proprio il presupposto che in ogni essere umano, in ogni cellula, in ogni sostanza vivente, siano all’opera due pulsioni: una pulsione di vita e una pulsione di morte. E questa seconda, Thanatos (in greco morte), come la chiamò Freud, si rivolgerebbe sia all’esterno, apparendo quale distruttività, sia all’interno, quale forza autodistruttiva che conduce alla malattia, al suicidio o, se mescolata a impulsi sessuali, al masochismo. Non sarebbe determinata da circostanze, non sarebbe prodotta da nulla: l’uomo avrebbe soltanto la scelta di indirizzare questo impulso di distruzione o di morte contro se stesso o contro altri, trovandosi pertanto di fronte a un dilemma quanto mai tragico”.

La psicologia moderna ha messo poi in luce come spesso dietro a tali comportamenti aggressivi si celino alcune mancanze: l’incapacità di far valere le proprie idee e posizioni se non mettendo i piedi in testa agli altri, un grande senso di inadeguatezza e di incapacità che viene mascherato attraverso l’ipercriticità e l’offesa degli altri, la mancanza di amore e affetto che vengono ricercati attraverso questo modo, errato, di attirare l’attenzione. L’aggressività distruttiva può anche scaturire da una precedente repressione della propria rabbia, del proprio dolore o delle proprie paure, che ad un certo momento “esplodono”, bisognose di trovare il proprio spazio di espressione. Ecco perché l’aggressività non deve essere negata o repressa, ma deve essere accettata come una componente fondamentale del nostro essere e come un elemento indispensabile per il nostro sviluppo, purché sia intesa nella sua dimensione “costruttiva”, cioè come capacità di prendere in mano la nostra vita, di far valere le nostre posizioni, di vivere intensamente le nostre esperienze e le nostre relazioni, come mezzo per confrontarci con gli altri e differenziarci da essi. Dobbiamo perciò rimuovere il preconcetto che nella nostra testa associa l’aggressività alla negatività, e imparare invece a vederla e concepirla come una forza che, se giustamente incanalata, può essere positiva poiché ci spinge ad affermarci nella vita privata come nel lavoro e ci permette di affrontare le difficoltà e i conflitti con forza e determinazione.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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