Laura Boldrini, Donna. Analisi di un discorso (parte I)

boldriniVoglio parlare di una Donna con la D maiuscola, di una figura femminile che mi fa dire con orgoglio: SI, IO DA LEI  MI SENTO RAPPRESENTATA.

Vorrei analizzare con voi il primo discorso di Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera.  Ad un primo sguardo potrebbero sembrare frasi fatte e parole dette per attirare il compiacimento del pubblico, ma chi conosce la storia di Laura sa benissimo che ogni parola detta è stata pesata e soprattutto dimostrata.

“Vorrei innanzitutto indirizzare il mio saluto rispettoso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». 

Il rispetto per le istituzioni, per la figura del Capo dello Stato. Punto fermo e di riferimento di una politica ormai allo sbando.

«Faccio i miei auguri soprattutto ai più giovani: a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che insieme riusciremo nell’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane». 

Qui si rivolge inequivocabilmente al gruppo dei Grillini, gente giovane, inesperta, con voglia di fare e di migliorare. Il messaggio però è chiaro: insieme, come dovrebbe accadere in qualsiasi buona repubblica ed in una normale democrazia.

 A lei dovrebbe ispirarsi la neoletta parlamentare grillina Gessica Rostellato, che proprio sabato pubblicava con orgoglio su facebook un post in cui si vantava di non essersi fermata a parlare con Rosy Bindi, come se si potesse escludere la possibilità di dialogo all’interno del parlamento.

«Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia e nel mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che metto al servizio di questa Camera».

Per anni la Boldrini è stata portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In prima linea per difendere i diritti umani e civili di ogni popolo, soprattutto di quelli costretti a lasciare il proprio Paese. Qui inevitabile è il confronto con le altre “signore della politica“, impegnate solamente ad urlare e battibeccare la domenica pomeriggio dalla D’Urso o a sfilare in costume da bagno su passerelle di grandi stilisti.

«Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Abbiamo l’obbligo di fare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri: dobbiamo garantirli uno a uno. Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne uccise da violenza travestita da amore. Dovremo stare accanto ai detenuti che vincono in condizioni disumane e degradanti. Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di perdere la Cig, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce gli effetti della scarsa cura del nostro territorio». 

Un riassunto breve, ma chiaro, della situazione attuale italiana. Una visione di sinistra, ma non estremista ed ancora l’attenzione ai diritti, questa volta di chi un lavoro lo cerca e lo deve ottenere, di chi subisce torture tra le mura domestiche, di chi dopo una vita di stenti e fatiche si ritrova senza lavoro, e senza pensione. Nelle ultime righe di questa parte di discorso sottolinea l’attenzione verso tutti, verso gli imprenditori, che devono riprendere in mano le sorti del nostro Paese, e che vanno aiutati, dei lavoratori e di tutti quei territori “avvelenati” dall’uomo, fisicamente e culturalmente.

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Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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