La ragazza dagli occhi di rugiada

occhi di rugiadaQuel giorno camminavo lungo il porto, era inverno e il freddo penetrava direttamente nelle ossa.

Io e il vento fumavamo la mia sigaretta e non ero affatto scontenta della sua invadente presenza. Ai miei occhi non era richiesta alcuna scusa e giustificazione.

Il mio passo era indirettamente proporzionale ai miei pensieri, che correvano veloci verso luoghi e persone di cui ormai non ricordavo più neanche l’esistenza.

L’odore di salsedine solleticava i miei sensi e il mio sguardo si disinteressava del continuo e perpetuo movimento delle barche. Guardavo le onde in lontananza, ho sempre amato il mare di inverno perché mi assomiglia, perché è come me, triste, indomabile, impetuoso.

Lui mi osservava già da un po’, ma io non avevo ancora notato la sua presenza.

Stava in un angolo e fumava una sigaretta tra un sorso di birra e un altro. Non diceva niente, non provava minimamente ad invadere il mio spazio. Solo i suoi occhi restavano incollati a me. Mi girai, mi sentivo osservata. Mi guardò, lo guardai. Mi avvicinai a lui senza motivo, senza cercare una scusa, senza che lui me lo chiedesse.

Mi chiamò ragazza dagli occhi di rugiada. Io non chiesi mai il suo nome.

Lo baciai, si attaccò a me cingendomi la vita. Non era un bacio da film, non era romantico. Non era amore, era fame. Fame di me, fame di una bocca, fame di una donna… Fame di vita. Mi baciò ininterrottamente per un tempo indefinito, mi annusò il collo, conobbe la mia vita dal mio odore, mi guardò negli occhi. Baciò le mie lacrime e mi adorò come se io fossi una dea.

Accesi un’altra sigaretta, lui bevve un altro sorso di birra.

Ripresi a camminare, e lui a guardare.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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