La Mimosa Insanguinata. Una cyberloop story tra futuro e passato

bloodgirlMi chiamo Mark, ed oggi è l’8 Marzo del 1918. C’è la guerra. Maledetta guerra; e si vive un po’ alla giornata.

Io ho 28 anni, sto ancora studiando chimica e lavoro anche in una drogheria del centro della cittadina. Di solito stacco alle sei, ma oggi ha suonato ancora la sirena ed il principale mi ha appena detto di correre al rifugio. E’ una giornata fredda e buia, e c’è anche molta nebbia. E molto vento.

Inforco la mia bicicletta. Sono le 17 e 15. Sto percorrendo il vialetto alberato principale , sono quasi arrivato, quando mi arriva da davanti, quasi in faccia un ramoscello di una pianta. Ma da dove diavolo viene? Mi fermo. Poso la bici a terra, raccolgo il rametto e lo osservo: E’ un rametto di mimosa, ma sembra sporco di rosso, non capisco, cosa è? Sembra vernice. non so perché, ma lo tengo e lo metto sul cestello della bici. Sto ancora guardando questo rametto quando sento delle urla provenire dalla palazzina alla mia destra, ad una cinquantina di metri più avanti. Mi avvicino sulla bici. Ora sono a fianco della palazzina.

E’ una voce di donna: “Me ne vado via, non ti sopporto più, lasciami in pace, hai capito? Me ne vado via!” Mi rendo chiaramente conto che c’è qualcosa che non va anche perché alla voce della donna si sovrappone con tono inquietante quella profonda di un uomo: “E allora, che vorresti fare? Forza, fammi vedere! Vieni qui, cosa hai, paura?” Dopodiché si sente un gran frastuono di oggetti che cadono, un rumore assordante, e la ragazza urla. Ora vedo bene, tutto quel baccano proviene dal secondo piano, c’è la luce che vedo dalla finestra e riesco a vedere le sagome delle due persone.

La ragazza continua ad urlare: |”Lasciami, ti prego, fermati!” Segue una specie di colpo ed un silenzio altrettanto assordante. Mi sento ribollire il sangue. Sono sempre stato un testacalda. Ma che posso fare? Saranno passati due o tre minuti ed ora vedo solo la figura maschile che si sta affacciando. Decido! Ho il cuore a tremila, sono agitatissimo, ma ancor più agitato per quella povera ragazza che posso solo immaginare. No, non voglio immaginare. Ci sono solo io. Nessun altro.

Chiusi tutti in casa. Sono fatti loro. Ma è possibile che a nessuno interessi della vita di una ragazza? Corro verso la palazzina, entro, salgo di corsa le scale e trovo la porta. E’ aperta. Non si sente più niente. Sono agitato, ho anche paura ma non esito, entro. Guardo attentamente, e ad ogni flash di ciò che vedo, sui miei occhi, si posa un velo di angoscia. Entro nella sala, c’è un uomo seduto sulla sedia che mi guarda con quei due occhi da matto. Non dice niente. Sembra quasi immobile. Ho i brividi, volgo lo sguardo più in là e vedo la ragazza a terra. C’è sangue, tanto sangue, a terra c’è di tutto, piatti, bicchieri, il tavolo è rovesciato e c’è anche un bastone. Mi butto sulla ragazza riversa a terra. Non si muove ed ha lo sguardo fisso rivolto in alto.

La guardo disperato, mentre tento in qualche modo di rianimarla. Non si muove. Quello sguardo fisso nel vuoto, quegli occhi verdi, smarriti nel silenzio attorno a me. Quei capelli corvini, lunghi, lucidi come la seta, si stanno attanagliando sulla mia gola. Mi sto sentendo male anch’io. La ragazza non respira. E’ morta? Respiro io, affannosamente, una, due, tre volte, mentre i brividi continuano a solcare tutti i miei nervi; mi alzo, rabbioso come un lupo mannaro, mi scaglio su quell’uomo. Lui tenta di reagire. E di colpirmi, ma ho il veleno addosso, lo butto a terra e lo riempio di botte, fino a che non reagisce più. Ora si muove lentamente e si lamenta, a terra. Mi avvicino ancora e gli dò un altro calcio. Ho fatto sicuramente la cosa giusta. Torno verso la ragazza, mi ributto a terra, la chiamo, per tentare, per tentare ancora, poter sentire ancora il respiro vitale… Ma non sento più niente. Non sono mai stato così male. Sto ancora guardando fisso il volto di quella povera ragazza. Non potevo salvarla, maledizione? Perché è successo questo? Perché questa violenza? Mi alzo di scatto, mi gira la testa, esco di corsa fuori dal palazzo, cado a terra. Perdo i sensi.

Domani la seconda parte.

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