La domenica di Pasqua più cara profuma di nonno

UovaRicordo bene quel giorno: era la domenica di Pasqua, forse quella a me più cara che ha segnato e cambiato il mio modo di vedere le cose. Avevo dieci anni e del mondo avevo un’idea tutta mia: mamma e papà non ero mai stati bambini, perché non era possibile; le nuvole erano disegni di qualcuno -forse degli angeli ma dovevo ancora indagare- e il nonno era la persona più saggia che avrei mai conosciuto. Ero sicuro che lui sapeva benissimo cosa pensavano o volevano i bambini: lui sapeva sempre tutto.

In quel giorno di festa ero a casa dei nonni, rapita dalle otto uova di Pasqua, una per ogni nipote, che troneggiavano sul tavolo della sala da pranzo. Volevo ad ogni costo aprire l’uovo per me: volevo scartarlo per scoprire quale magnifica sorpresa fosse nascosta tra il cioccolato. Egoisticamente, volevo tutte le uova per me. Perché farsene bastare solo una se potevo averle tutte? Speravo che i miei cugini, infetti da un’influenza lampo e terribile, fossero obbligati al riposo assoluto nelle loro camerette.

Il nonno, dalla poltrona, il suo trono, mi scrutava, sorridendo. Forse aveva capito tutto. Con la sua voce calda, mi invitò a sedermi sulle sue ginocchia. Profumava di nonno: un insieme di vacanze, feste e coccole.

Sai perché si festeggia la Pasqua?” mi chiese. Lo sapevo: a catechismo il prete ci aveva spiegato tutto, dall’ultima cena al giorno della Risurrezione, ero ben preparata.

“ Perché Gesù è risorto dopo tre giorni da quando era morto” Ero fiera di me e della mia risposta.

“Giusto. Gesù era un uomo buono e voleva che tutti vivessimo in pace, felici e che stessimo tutti bene. Anche se lui non ci ha mai visti, ci voleva bene.” Lo guardai: il nonno sapeva davvero tutto.

“Vedi, io e la nonna vogliamo un gran bene a te e ai tuoi cugini, per questo ci piace farvi i regali. Ma a volte si vuole troppo, tutto: ci piace avere molte, moltissime cose. Ma non va bene” In quel momento mi vergognai di aver desiderato quelle uova colorate, tanto da voler che i miei cugini stessero male.

“ Sai, a volte bisognerebbe fare come Gesù: voler e fare del bene senza chiedere nulla in cambio, regalando gesti come baci ed abbracci e non oggetti”. Guardai il nonno con la completa ammirazione che solo un bambino di dieci anni può avere. Lo abbracciai a lungo, avevo capito. Si, il nonno sapeva davvero tutto.

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