Italia-San Marino 4-0, cori contro i tifosi di Napoli e Juventus

Durante Italia-San Marino, match dedicato alla lotta contro il razzismo, i tifosi bolognesi hanno intonati cori contro i supporters napoletani e juventini. Atti di razzismo o semplici provocazioni?

Italia-San Marino

 

Doveva essere un match dedicato alla lotta contro il razzismo, ed effettivamente non sono stati registrati alcuni cori di stampo razzista contro Mario Balotelli, bersagliato spesso e volentieri dalle tifoserie avversarie (probabilmente più per il suo atteggiamento provocatorio che per il colore della pelle). Ma durante Italia-San Marino, finita 4-0 per gli azzurri, i tifosi della curva Bulgarelli hanno intonato il solito coro contro i napoletani.

“Noi non siamo napoletani”, così, in un contesto dove i tifosi del Napoli risultano totalmente avulsi. Alcuni supporters del Bologna, presenti al Dall’Ara, evidentemente hanno voluto far sentire la loro voce anche in una match che doveva rappresentare un momento di unione e di tolleranza. E invece arrivano i soliti cori, dal significato più o meno razziale; in realtà anche i tifosi della Juventus sono stati presi di mira dal pubblico emiliano, dimostrazione che forse tutto ciò, col razzismo, evidentemente c’entra poco o niente.

Ma qual è il significato di tali cori? “Noi non siamo napoletani”: un attacco ad un popolo che viene ghettizzato e fortemente identificato in senso negativo? Uno sfottò di dubbio gusto dal significato labile e trascurabile? La reale importanza di tali “attacchi”, in realtà, non la dà chi li intona, ma chi li riceve: il popolo napoletano, spesso e volentieri, ha reagito a tali provocazioni, sentendosi discriminato ed offeso. Evidentemente un simile coro, a prescindere dall’importanza che gli vogliamo dare, durante Italia-San Marino ha proprio poco senso.

Ma il fatto che poi siano stati attaccati anche i tifosi della Juventus potrebbe dimostrare che, forse, ci troviamo di fronte ad un semplice caso di coro “provocatorio”, e non di discriminazioni addirittura razziali. Forse si parla troppo facilmente di razzismo, anche in contesti dove risulterebbe meglio evitare: bastano dei semplici cori per etichettare subito tifosi, popolazioni ed affini? Il razzismo lo si dovrebbe vedere soprattutto nei fatti, più che nelle parole, e in tal caso addirittura le donne ne sono state vittime per anni: persone maltrattate, ripudiate ed emarginate semplicemente perché “diverse”, hanno dovuto lottare per secoli al fine di far valere i propri diritti. Persone come Martin Luther King hanno rischiato la vita pur di cambiare una coscienza collettiva influenzata davvero dall’odio verso coloro i quali avevano, semplicemente, la pelle di un colore diverso.

Il popolo napoletano ha subito lo stesso trattamento dagli abitanti di Bologna? Dal popolo italiano in generale? A volte le specifiche circostanze vengono adoperate per generalizzare e ingigantire il tutto: il vero razzismo è un’altra cosa. Che poi se si considera qualche “buu” isolato e specifico ad un singolo calciatore come vero e proprio razzismo e si minaccia di sospendere la partita, lo stesso si dovrebbe fare quando si levano cori provocatori come quelli contro i tifosi del Napoli (e non solo), ma questa è un’altra storia.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: