Italia-Giappone 4-3, un match (quasi) alla Holly e Benji

Un match assolutamente folle, che a tratti è sembrato uscire fuori davvero da un cartone animato. Italia-Giappone 4-3 è stata una partita poco adatta ai deboli di cuore, che a tratti ha ricordato proprio l’Anime storico che ha appassionato migliaia di fan in tutto il mondo.

Italia-Giappone 4-3

Negli anni ’80 milioni di bambini italiani rimasero attaccati ai teleschermi per seguire uno tra gli Anime più celebri della storia: Captain Tsubasa, adattato in Italia e in Europa con il nome di Holly e Benji, è entrato nell’immaginario collettivo di intere generazioni, grazie a quel mix di realismo (poco) ed esagerazione (tanta) che regalava al pubblico una rappresentazione del tutto inedita del gioco del pallone. Ovviamente, alla vigilia del match contro il Giappone, le citazioni al famoso cartone si sono letteralmente sprecate.

Italia-Giappone 4-3, in realtà, ha ricordato molto, a livello di pathos, le incredibili partite presenti in Holly e Benji: è vero che qui il campo era di dimensioni rettangolari rigorosamente regolari, senza curvature assurde e chilometri di strada, è vero che il match è durato solo 90 minuti e non settimane intere tra flashback, pensieri ed acrobazie su pali e traverse, ma la partita è stata talmente affascinante ed avvincente da essere uscita direttamente da un’opera di finzione. In Holly e Benji, però, il Giappone giocava bene (non sempre a dir la verità) e vinceva: qui ha giocato alla grande, ma ha perso, come succede nella nuda e cruda realtà.

Gli azzurri, d’altro canto, hanno mostrato il loro proverbiale “cinismo” in tutta la sua forma, approfittando delle pochissime occasioni che la compagine nipponica ha concesso: Prandelli avrà molto da rammaricarsi per la prestazione della sua Italia, apparsa sempre più in difficoltà sotto il profilo della condizione fisica, ma nel calcio si vince anche così. Kagawa e Honda hanno messo in subbuglio più volte la nostra retroguardia, trovando anche in Okazaki il terminale offensivo perfetto per mettere in difficoltà Gigi Buffon; dopo il devastante 2-0 iniziale, arrivato dopo un dominio nipponico netto ed incontrastato, è venuta fuori la tecnica degli azzurri, ed anche un pizzico di fortuna nella ripresa, con l’autogol di Uchida e il doppio palo giapponese firmato Okazaki-Honda. Poi, il guizzo di Marchisio e l’assist perfetto per Giovinco, ed è 4-3.

L’Italia, seppur soffrendo e convincendo davvero poco, passa alle semifinali della Confederations Cup per la prima volta nella sua storia, anche se, con il Brasile, ci vorrà ben altra prestazione; al Giappone, invece, rimangono solo un bagaglio di delusioni ma anche di consapevolezze, rafforzate dagli applausi del pubblico e dai complimenti arrivati da tutto il mondo. Nel calcio conta il risultato, ma sono le prestazioni la base su cui costruire un futuro luminoso e vincente: non si può essere sfortunati per sempre.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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