Italcementi Vibo Valentia: Lavoratori abbandonati e ignorati

italcementiDa venti giorni tredici dipendenti dell‘Italcementi di Vibo Valentia Marina stazionano su un silos a 90 metri di altezza, in segno di protesta contro la chiusura dell’azienda. Dalla cima del silos si vede il mare, si vede lo splendore che la costa tirrenica offre a chiunque visiti la Calabria. Ciò che non si vede, ma che si può immaginare, è la disperazione di chi a causa di scelte egoistiche, sta lottando contro un sistema marcio e -purtroppo- tipicamente italiano.

Tredici lavoratori abbandonati e ignorati, non fanno clamore come quelli dello stabilimento FIAT, non sono seguiti come quelli che si incatenano ai cancelli delle fabbriche del nord, eppure da quasi un mese, contro ogni intemperia, temperatura e stanchezza restano sospesi per aria, sperando che qualcuno accolga il loro appello.

La Italcementi, un ecomostro che deturpa il magnifico panorama offerto dalla Costa degli Dei, è proprietà di un gruppo bergamasco, che in Italia e in Calabria, opera da più di settantanni. Nonostante dal punto di vista architettonico non sia uno spettacolo per la vista, questo cementificio permette ad 82 famiglie di sopravvivere.

La chiusura di uno stabilimento di queste dimensioni rischia di provocare serie ripercussioni su un’economia già fragile e rallentata come quella della Provincia di Vibo Valentia. Non vanno considerati infatti solo gli ottantadue dipendenti, che per ora l’azienda ha messo in mobilità e che poi verranno licenziati in blocco una volta chiusi i cancelli, ma tutto l’indotto che intorno al cementificio si è creato, che dà lavoro a più o meno altre 400 persone.

Si era inizialmente pensato che la Regione Calabria potesse acquisire il sito abbandonato dall’Italcementi di Bergamo, e riconvertirlo in un centro di smistamento dei rifiuti, speranza ormai distrutta dagli stessi vertici regionali che, a fine giugno, in seguito ad una riunione tenutasi presso la Prefettura di Vibo Valentia, hanno totalmente escluso questa possibilità.

Di qualche giorno fa la visita del viceministro Fassina, che non ha in alcun modo tutelato il Gruppo Italcementi, accusandolo invece di aver ottenuto finanziamenti statali e ora di voler abbandonare, senza alcuna remora, i dipendenti. Come la FIAT, come altre macroaziende, si richiede la partecipazione dello Stato, si prende ciò che si riesce a prendere, e poi si abbandona tutto e tutti, senza pensare che il lavoro è dignità e vita.

Il viceministro ha promesso di portare all’attenzione del ministro dell’economia la questione Italcementi di Vibo Marina, ma ha ovviamente richiesto alla Regione Calabria e al presidente Scopelliti una maggiore attenzione e collaborazione per riuscire a salvare lo stabilimento, o almeno convertire lo stesso, assumendo gli operai ora a rischio disoccupazione.

Come al solito, come sempre, come storicamente accade nei territori del Sud Italia, le aziende del nord arrivano, sfruttano, deturpano un territorio e poi spariscono, come se fosse normale, come se il Meridione fosse una loro colonia.

Come sempre lo Stato non ascolta, o almeno non lo fa con attenzione.

Come sempre i sindacati, quelli maggiori, e i sindacalisti latitano, attratti da piazze e palchi più importanti, più proliferi.

Non lasciamo soli i lavoratori di Vibo Marina, non lasciamo sola la Calabria!

I dipendenti della Italcementi chiedono solo di lavorare!

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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