Intervista a Ugo Benfratelli, un commerciante contro il pizzo

Ugo Giovanni  Benfratelli  è di sangue siciliano, precisamente risiede a Caccamo un piccolo paese della provincia palermitana,   propri
etario di una cartolibreria e da alcuni anni  attivista contro la mafia ed il pagamento del pizzo.

Recentemente è andato in onda sul noto canale  MTV presso il programma di Pif  “Il testimone” dove il conduttore anch’esso siciliano armato della ormai celebre videocamera ha raccontato la vita di tre persone residenti in quel di Caccamo che si sono attivate contro la mafia presente sul territorio.

Va detto che al momento l’esercizio commerciale di Ugo Benfratelli  è uno delle due sole attività ad aver preso uno schieramento chiaro contro il racket del pizzo presente nella propria cittadina su circa 400 esercizi.

Ugo Benfratelli  dopo la rilevazione di alcune attività sospette dinnanzi il proprio negozio decise, alcuni anni fa, di rivolgersi all’associazione “Addio pizzo” aderendovi,  per porre così  un paletto dinnanzi all’avanzata mafiosa memore anche del gesto coraggioso di Giorgio Scimeca primo imprenditore italiano a denunciare la mafia per l’estorsione del pizzo e suo concittadino.

La mia intervista telefonica  con Benfratelli si apre con la seguente domanda:

Successivamente alla messa in onda del servizio di Pif come è stata la reazione della realtà a lei circostante?

Da quando è andato in onda a livello nazionale ho ricevuto circa 300 mail di sostegno molte delle quali di tanti siciliani.

Tutte sono positive, in tanti mi ringraziano per quello che ho fatto definendomi eroico.

Quello che voglio dire è che possiamo sembrare dei paladini ma in realtà siamo  solo delle persone oneste che vogliono vivere la propria vita in maniera libera da ogni cosa e specialmente dal pizzo.

Come è stato il suo rapporto con le istituzioni dopo il servizio su scala nazionale?

Dopo “Il testimone” se ne è discusso molto, l’amministrazione locale composta da sindaco e vicesindaco si  è messa in contatto facendomi i complimenti.

È stata anche organizzata una grande Festa presso la pasticceria di Giorgio Flash -Giorgio Scimeca primo imprenditore italiano a denunciare l’estorsione del pizzo residente a Caccamo- alla quale era presente l’amministrazione locale e dei colleghi negozianti che come me hanno aderito ad “Addio pizzo”.

Cosa si senti di dire ad un cittadino italiano che sta tuttora pagando il pizzo?

Non posso dire niente, non sono nessuno. Posso però affermare che non serve solo la convinzione, ci deve essere una presa di coscienza.

Ciò che frena di più è l’interesse della propria famiglia e dei propri figli ma non dimenticatevi che dietro “Addio pizzo” non c’è solo un gruppo di ragazzi benintenzionati,c’è la magistratura, ci sono le forze dell’ordine, non è solo un’associazione.


La situazione siciliana oggigiorno è incoraggiante, si sta alzando un movimento o si sente una cattedrale nel deserto?

Negli ultimi dieci anni tante cellule si stanno muovendo, ci sono tantissime associazioni. Soprattutto le scuole stanno sensibilizzando gli studenti facendoli aderire ad un’etica legale e ad un’ottica di consumo critico cioè sostenere le aziende che non pagano il pizzo comprando i loro prodotti.

Cosa si sente di dire a quelle persone residenti nel nord Italia che ritengono che la mafia sia un problema solo dei meridionali?

Mi sento solo di dire una cosa cioè che l’idea di mafia intesa come l’uomo d’onore che si fa rispettare dal popolo per i crimini compiuti è vecchia e stantia.

Adesso la mafia è più organizzata, è più intelligente.

Proprio dove si pensa che non ci possa essere è proprio lì che c’è il quartiere generale. La mafia è al passo con i tempi, forse fin troppo.

Ed è con questa frase che intendo chiudere l’articolo, invito inoltre tutti i lettori a visitare la pagina www.addiopizzo.org ed informarsi in particolare sul consumo critico per poter sostenere le aziende perché proprio come recita uno degli slogan dell’associazione

“Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Matteo Rubbini

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