Infanticidio shock nella capitale

feto1Roma. Quartiere del Trullo, ore 5 di Giovedì 28 Febbraio.

Una ragazza di 25 anni partorisce tra le mure domestiche, dove abita insieme alla sorella, avvolge la creatura in un lenzuolo e la chiude in un sacchetto di plastica. Mette tutto nella sua borsetta ed esce.

Fino a qua la storia è agghiacciante, poi peggiora. La giovane donna vaga tutta la giornata per la città, incontra un’amica con cui divide un aperitivo, come se niente fosse. Salutata l’altra ragazza e avvertito un malore, prende un autobus e si dirige verso l’Ospedale di San Camillo. Arriva qui 20 ore dopo il parto, con una forte emorragia; prima di entrare butta il sacchetto contenente la creatura in un cassonetto poco lontano.

Gesti comuni e atroci, si intrecciano in una spirale strettissima e agghiacciante, cercare di capire lascia interdetti. Non immagino per i medici che l’hanno visitata, ai quali ha confessato tutto e ha indicato il fatidico cassonetto. Questi sono accorsi, ma per il bambino non c’era più niente da fare.

Adesso la donna è in stato di fermo, presso il commissariato MonteVerde, guidato da Mario Viola. Accusata di infanticidio. La donna ha raccontato ogni particolare, dalla gravidanza avuta in un rapporto occasionale -nessuna indiscrezione sull’identità del padre-, al silenzio intorno ad essa verso familiari e amici, dal parto domestico all’alba, al girovagare per la città, fino alle confidenze con l’amica, durante l’aperitivo consumato insieme. Questa -interrogata dalla polizia- ha confermato: era a conoscenza del parto ma non di tutto il resto.

Qui si ferma la cronaca, tre ore dopo che le agenzie stampa hanno diffuso la notizia. E qui iniziano i dubbi. Le paure. La rabbia verso una società moderna che permette ancora episodi simili. Chi era questa giovane madre e cosa l’ha spinta fino ad una simile atrocità? Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Che non era possibile far niente per evitare questo infanticidio? Tra tutti quelli che le erano vicino, tra tutti quelli che la conoscevano.

Non ci credo, quello che vedo sono solo domande amare. Amare e senza risposta. E una parola ancora più nera e amara.

Infanticidio.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

10 pensieri riguardo “Infanticidio shock nella capitale

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  • 1 marzo 2013 in 19:27
    Permalink

    Per me non fa più notizia, ne freddo né caldo, e per il bambino meglio che sia morto di colpo, invece di morire giorno per giorno con una madre e un padre così ignoranti, e emotivamente squillibrati.

  • 1 marzo 2013 in 19:27
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    Per me non fa più notizia, ne freddo né caldo, e per il bambino meglio che sia morto di colpo, invece di morire giorno per giorno con una madre e un padre così ignoranti, e emotivamente squillibrati.

  • 1 marzo 2013 in 19:27
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    Dare in adozione… Hmmmmm…… dalla mia personale esperienza professionale che, poi, me lo riconferma anche questo libro, non è neanche una bella soluzione per i bambini non desiderati dai genitori biologici. Anche il tema di adozioni è un tema tabù nelle ns. societ’, quello che si sa è tutto rosa, che poi rosa, in realtà, non lo è. I bambini non sono oggetti da regalare. https://www.bonadonnalibri.it/index.aspx?b=Fallimenti+adottivi&ID=49&IDLIBRO=1736.

  • 1 marzo 2013 in 19:27
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    Dare in adozione… Hmmmmm…… dalla mia personale esperienza professionale che, poi, me lo riconferma anche questo libro, non è neanche una bella soluzione per i bambini non desiderati dai genitori biologici. Anche il tema di adozioni è un tema tabù nelle ns. societ’, quello che si sa è tutto rosa, che poi rosa, in realtà, non lo è. I bambini non sono oggetti da regalare. https://www.bonadonnalibri.it/index.aspx?b=Fallimenti+adottivi&ID=49&IDLIBRO=1736.

  • 1 marzo 2013 in 14:12
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    …Darlo in adozione no?
    L’ergastolo è il minimo della pena per una madre che uccide il proprio figlio!

  • 1 marzo 2013 in 14:12
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    …Darlo in adozione no?
    L’ergastolo è il minimo della pena per una madre che uccide il proprio figlio!

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