Indagine conoscitiva sull'affido condiviso ddl 957 e 2454

 Commissione Giustizia del Senato, 

Onorevole Presidente, Onorevoli Senatori,

 il  progetto di legge 957 e il progetto 2454 intendono porre soluzione a un grave problema quale la disapplicazione della legge 54/06: in primo luogo laddove il legislatore aveva previsto che ogni minore avesse diritto di godere di rapporti significativi e continuativi con ambedue i genitori anche dopo la separazione dei medesimi, la realtà si è dimostrata da subito e fino ad oggi incrollabilmente diversa.
 
In particolare, secondo l’osservatorio ANFI, a prescindere dalla concessione  puramente formale dell’istituto dell’affido condiviso, quest’ultimo si è tradotto nell’individuazione di un genitore collocatario con assegnazione all’altro genitore di diritti di visita assolutamente in linea con quelli del genitore non affidatario ante 2006: 83% del tempo col genitore di serie A detto (malgrado l’assenza di appigli legislativi) collocatario e 17% col genitore di serie B (leggi: non collocatario).
 
La ripartizione dei tempi muta a seconda dell’età dei minori: sotto gli undici anni diventa del 90% versus il 10. Tempi, il 17 e il 10%, assolutamente teorici e tutt’altro che garantiti stante la ben nota incapacità del sistema giudiziario a fare rispettare i propri provvedimenti e l’elasticità dell’interpretazione da parte dei magistrati: in pratica spesso abbiamo osservato che corsi sportivi, catechismo, ripetizioni piazzati ad hoc nelle ore di spettanza del genitore non collocatario (talora persino azzerando i tempi a disposizione del minore per relazionare con questi) sono stati giustificazioni sufficienti a scongiurare condanne o provvedimenti sanzionatori per il genitore collocatario. Noi tendiamo a spiegare questo comportamento col fatto che sia difficile mutare  determinati comportamenti dopo che per decenni è stato ammesso che la perdita di contatti con un genitore (quello non affidatario o, come si dice appunto oggi, non collocatario) fosse un accettabile dazio che il minore doveva pagare alla separazione dei genitori.


 
Poiché ANFI ritiene che il Diritto debba trasformare in leggi e giurisprudenza le conquiste della Scienza e non adattare queste ultime a prassi obsolete, crediamo indispensabile presentare le principali ricerche internazionali su questo tema.
 
Paesi progrediti, dove l’istituto del divorzio è molto più datato che da noi, hanno cercato invece di ovviare a questo grave problema promuovendo l’affidamento condiviso con tempi il più possibile paritetici di frequentazione dei genitori; la correttezza scientifica e l’utilità di questo approccio sono state recentemente confermate dal più importante studio medico internazionale, validato statisticamente, sull’utilità del coinvolgimento paterno (ACTA PEDIATRICA 97,152-158, FEBBRAIO 2008, Sarkadi et al., Uppsala e Melbourne-all.1). Gli studiosi hanno analizzato retrospettivamente 24 studi svolti in 4 continenti diversi e con durate dai 10 ai 15 anni, la conclusione è che, dopo aver depurato i dati da variabili socioeconomiche, in 22 studi su 24 si è avuta l’evidenza (con p<0.005) degli effetti benefici derivanti dal coinvolgimento di ambedue le figure genitoriali.
 
In particolare si è visto e dimostrato che il coinvolgimento del padre migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile, riduce lo svantaggio economico nei ragazzi. La conclusione degli studiosi, provenienti da Paesi dove ,dopo la separazione coniugale, al genitore non collocatario viene riconosciuto un diritto di visita pari al 30-50% del totale (e non il 17% teorico come da noi), è un appello alle autorità competenti affinché aumentino il coinvolgimento paterno tanto nella famiglia unita che separata. Questo studio medico, il più autorevole mai effettuato, pubblicato su una delle più importanti riviste internazionali dimostra l’attuale scorrettezza delle prassi giudiziarie italiane, la loro nocività per i minori coinvolti e la improcrastinabile necessità di modifiche importanti.
 
In alcuni Paesi, poi, la priorità ricercata dal magistrato è ormai l’affido alternato.
 
A distanza di anni i risultati si sono dimostrati ottimi: in Svezia ormai le separazioni giudiziali si sono ridotte a meno dell’1% del totale (non essendoci più dissidi sulle frequentazioni ed essendosi ridotte le dispute sul mantenimento dato il passaggio di fatto a un mantenimento diretto). I tribunali sono vuoti visto che la consensualizzazione si ottiene in prima udienza e la durata delle poche cause giudiziali è di sei mesi.
 
In Belgio e Francia, dove si guarda con ammirazione alla Svezia e dove pure ormai il 24% dei minori vive secondo il regime di alternanza, gli studi su grandi numeri hanno dimostrato benefici notevoli.
 
In particolare il rapporto Raschetti, presentato al parlamento transalpino e costituente il più ampio studio psicologico mai eseguito a livello mondiale, ha osservato che i tempi paritetici vanno bene anche per i lattanti (dovendosi solo regolare i tempi di alternanza) e che i bambini monogenitoriali, inoltre, sono meno socievoli e hanno minor sviluppo cognitivo (v.all.2, le conclusioni sono a pag.55 dello studio).
 
L’affido alternato, a dimostrazione che i contesti socio culturali contano meno dei nostri schemi mentali, dei nostri pregiudizi, della nostra epidermicità, è la priorità perseguita dal giudice anche in Polinesia francese, nelle isole dell’Oceano indiano della Réunion e di Mayotte, nella Guadalupa, nella Martinica e nella Guyana francese.
 
Purtroppo in Italia, dove manca l’esperienza empirica dell’alternato, può ancora capitare di leggere –senza alcuna substrato scientifico- che esso “può significare compromettere la crescita e provocare traumi in grado di evolvere verso patologie dissociative” (sic). Non di rado i tribunali rifiutano il pernottamento dei figli under 3 presso il padre o richiedono CTU per legittimarle perché a rischio di causare traumi infantili!
 
Nei motori di ricerca medico scientifica internazionali (gli unici che potrebbero legittimare questa affermazione) però, non esiste un solo lavoro che suffraghi con validazione statistica questa bizzarra teoria adultocentrica. Il bambino infatti è molto più adattabile dell’adulto e, come osservato dal rapporto Raschetti, tollera benissimo gli spostamenti di domicilio (esistono del resto al mondo ancora centinaia di milioni di nomadi o semi nomadi e non è dimostrato che i loro bambini siano più destabilizzati dei nostri affaccendati su Facebook e Play Station!).
 
Anche le osservazioni psicologiche provenienti dall’estero (le uniche che valgano perchè là l’alternanza è stata sperimentata su larga scala) son quasi univoche nell’evidenziare gli effetti positivi e nel destituire di ogni valore le asserzioni dei succitati organismi (vedi, oltre al Raschetti 2010, anche Solint 1980: “L’enfant vulnérable,rètrospective”, PUF-Paris.
 
Jacquin-Fabre 1993, in “Les parents, le divorce et l’enfant”,EST Paris di Guillaurme e FugueM. K. Pruett, R. Ebling e G.M. Insabella ‘Critical aspects of parenting plans for young children: Interjecting data into the debate about overnights’, in Family Court Review, 42/1, pp. 39-59,2004).
 
Nella sua esperienza personale (modesta per i motivi succitati e cioè per una scarsa diffusione dell’alternato in Italia) anche il Prof. Canziani (tre volte presidente degli neuropsichiatri infantili italiani),  trova nel complesso positiva l’esperienza dell’alternato (cfr. “I figli dei divorzi difficili”, Sellerio editore).


 
I francesi (che hanno il divorzio dal 1789) sono arrivati a questa conclusione già da un pezzo e hanno la doppia residenza sulla carta d’identità dei figli di separati. Ancor prima vi sono arrivati gli svedesi (che conoscono il divorzio dal 1913). La pariteticità dei tempi ha consentito anche di ridurre i contenziosi sugli assegni di mantenimento ed è esitata (come verificato dagli economisti statunitensi) in un maggior benessere per i figli: la possibilità di non mediare il contributo attraverso una persona con cui si è in conflitto e di cui -a torto o ragione- non si ha fiducia induce infatti a non ridurre ai minimi il proprio supporto economico.

Oggi la frustrazione dei genitori emarginati e la sperequazione di giudizio aumentano la conflittualità e l’esasperazione al punto che oltre 1000 persone vengono ferite e oltre 100 muoiono ogni anno in Italia (più che a causa delle varie forme di criminalità organizzata messe assieme).
Altri punti meritevoli del ddl 957 e del 2454 sono poi:

 
1) l’introduzione come situazione pregiudizievole della PAS, intesa come condizionamento dei minori all’ostilità verso il genitore bersaglio, ovvero non collocatario (da cui l’ulteriore indicazione ad eliminare questa figura). Poco conta che, a tutt’oggi, essa non sia inclusa (al pari di tante situazioni come lo stalking, il mobbing, il plagio) nel DSM IV: molte istituzioni hanno già provveduto a includerla tra gli elementi negativi: In Liguria già dal 2004 è inclusa come elemento di violenza emotiva nelle linee guida sull’abuso dell’infanzia mentre il Brasile ha appena promulgato (agosto 2010)  una legge contro la PAS. Anche a causa della PAS avviene che 25.000 minori (ISTAT 2008) perdano oggi il contatto con uno dei due genitori dopo la separazione dei medesimi (v.all.3).
 
2) Il riconoscimento e il potenziamento della mediazione familiare (anche se l’attuale sperequazione di giudizio da parte dell’autorità giudiziaria continuerebbe, se non corretta,  a provocare il persistere delle deludenti percentuali di riuscita dei percorsi di mediazione).
 
3) L’inasprimento delle sanzioni: in particolare l’abolizione della assolutamente inutile ammonizione che anche reiterata più volte ben di rado comporta poi l’inversione del collocamento.
 
Ma i figli dei separati cosa ne pensano? Nello studio Fabricius (Fabricius W.,Hall Jeffrey, 2000 : “ Le percezioni dei giovani adulti sulle separazioni”, Family And Conciliation Courts Review, 38 (4): 446-461, 2000), lo studio più importante mai svolto sul tema a livello planetario, a specifica domanda gli studenti del primo anno di Psicologia figli di separati ritenevano, a posteriori, che l’alternato sarebbe dovuto essere l’affido migliore che il giudice avrebbe potuto scegliere: la percentuale variava tra il 70% di chi non l’aveva provato e il 93% di chi lo aveva potuto sperimentare. A dimostrazione che la stabilità degli affetti, una volta di più, vale più di quella del domicilio (v.allegato 4).

ASSOCIAZIONE NAZIONALE FAMILIARISTI ITALIANI 
Sede nazionale : Via Trionfale 5697 – 00136 ROMA – Tel : +39.06.35455243 – 06.83517527 – Fax :+39.06.35458602 
Reperibilità Avv. Carlo Ioppoli: 338.309.5507 
Presidente Nazionale : Avv. Carlo Ioppoli – E-mail : info@associazionefamiliaristi.it

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: