Il Papa dei Poveri, rinascita della Chiesa e la crisi anche a Pasqua

La Pasqua deriva da alcuni riti pagani che festeggiavano il risveglio della natura. Oggi, in questa crisi economica, avremo la capacità di affrontare la primavera, come rinascita dal lungo inverno?Il Papa dei Poveri, rinascita della Chiesa e la crisi anche a Pasqua

Secondo noi cristiani, la Pasqua è un momento di riflessione, di morte e di resurrezione di Gesù. Il problema di fondo e’ se si sia compreso il significato autentico della Pasqua. Uso il tempo condizionale: vorrei che non fosse solo l’occasione di festa per regalare l’uovo di cioccolata; vorrei che non fosse solo la possibilità di mangiare la classica “colomba”, il dolce mandorlato; vorrei che non fosse una ipocrisia nella distribuzione degli “auguri”.

Il nuovo pontefice, Papa Francesco, ha una missione: riportare la chiesa alle sue vere origini. Missione impossibile, difficile e travagliata. Perché? Perché è da tempo che il potere temporale della chiesa deve essere collegato a quello spirituale. Perché dopo Woitila e dopo Ratzinger, ritrovare come pontefice, “uno di noi”, è una grande rivoluzione. Egli con il suo sorriso, con il saluto spontaneo, ha colmato la distanza tra i cattolici e il capo della chiesa. Ecco il vero apostolato che avremmo sempre “dovuto avere”.

Ora non lasciamolo da solo. Da giovane, egli ha fatto il buttafuori.

Ha avuto una una fidanzata e con lei ballava il tango. Ha rifiutato la croce d’oro e si è tenuta quella di ferro. Ha detto “no”, all’auto blu. Ha rimandato l’appuntamento con il sarto. Indossa solo le scarpe nere e non quelle rosse, come il predecessore. In questo contesto, viviamo anche delle incognite: la corea del Nord fa sul serio. Gioca in modo pericoloso e la dichiarazione del vice ministro Kang Pyo-yong:

“I nostri missili intercontinentali sono pronti…se premeremo il bottone…trasformeremo Washington in un mare di fuoco”. Il rischio è che a qualcuno saltino i nervi e che dalle provocazioni si possa passare ai fatti. Questa minaccia incombe sull’occidente, sui nostri modi di pensare, sulla nostra cultura. Seneca affermava che”nessuno deve essere schiavo, nè della filosofia, nè della libertà…”

ed io noto che la situazione è molto seria. I conflitti interni nella nostra Italia ci stanno logorando con il pensiero: abbiamo varie contrapposizioni che non considerano la disperazione del giorno da affrontare. Ascolto commenti di persone che non possono comprare il latte….costa alla terza settimana del mese: non so se devo prestare una busta o regalarla. Qualcuno ha dignità e potrebbe rifiutare. Non sono la generosa dell’ultima ora, ma ho compreso che persino mangiare è una possibilità di pochi. Questa Pasqua deve rinnovare le coscienze…se ancora ci sono, se esistono. Tocco con mano l’indifferenza, il disprezzo perché affronto un cancro da quasi cinque anni. So che il razzismo verso chi si ammala è qualcosa di aberrante. So che anche pronunciare la parola della malattia, sia qualcosa da non…dire. Viviamo o vivremo questa Pasqua con sincerità, pregando per papa Francesco, come ci ha chiesto? Lo abbandoneremo verso il futuro che lo attende?

Che non sia così. Impegniamoci ad essere più autentici. 

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