Lampedusa e i viaggi della morte

NAUFRAGIO-LAMPEDUSA-31Continuano a Lampedusa le ricerche delle vittime del naufragio che ha colpito il barcone con a bordo 500 persone.

Oggi in Italia è stato dichiarato il lutto nazionale. Non si capisce se per commemorare le vittime di quest’ultima tragedia o le 6.000 persone che dal 2003 a oggi hanno perso la vita nel Canale di Sicilia.

Il vicepremier chiede che Lampedusa venga candidata al Nobel per la pace. Gesto condivisibile, se non si pensa che Alfano faccia parte della stessa coalizione che nel 2002 promulgò la cosiddetta Bossi – Fini e che nel 2008 ha trasformato i Centri di Accoglienza in Centri di Identificazione ed Espulsione.

Il Governo Berlusconi ed i suoi alleati hanno paragonato, per la prima volta nella storia d’Italia- Paese che da sempre ricorda i propri emigranti – i clandestini a veri e propri delinquenti, aventi come colpa l’impossibilità di vivere serenamente nel loro Paese.

Ovviamente le leggi contro i clandestini e le modifiche alla normativa precedente sono state effettuate per accontentare l’allora amico Umberto Bossi ed il suo partito, la Lega Nord che, come è noto ai più, soffre di xenofobia, omofobia, “terronifobia”. Tutte malattie riconducibili al MORBO DELL’IGNORANZA!

A Lampedusa, stanotte, i sub hanno estratto i corpi di ben 111 persone, circa il 50% era di donne, ben quattro di bambini.

Ora mi rivolgo a tutte le mamme che in questo momento stanno leggendo questo pezzo:

“Chi di voi metterebbe a repentaglio la vita del proprio figlio, se non per cercare di salvare la sua stessa esistenza?”

Se una madre arriva al punto di partire dal suo Paese di origine, imbarcarsi su una grandissima lamiera, senza acqua, cibo, senza i principali servizi igienici. Se decide di portare con sé il proprio figlio, di fargli trascorrere giorni, settimane, mesi in mare, senza la certezza di vedere mai la terra ferma né di arrivare vivi a destinazione, può questa donna essere considerata una delinquente?

Merita questa madre di essere rinchiusa in una prigione per un periodo – che può raggiungere i sessanta giorni- per poi essere rispedita proprio nei luoghi da cui è scappata?

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…”

Così ci descrivevano gli americani solo 101 anni fa… Vi ricorda qualcosa?

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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