Hommen: gli anti-Femen che non vogliono i matrimoni gay

Fanno il verso alle Femen, il movimento femminista nato in Ucraina cinque anni fa, ma gli Hommen hanno davvero poco da spartire con loro, se non il petto nudo. hommen, gli anti femen

Agitati da sentimenti opposti rispetto a quelli delle Femen: se le donne lottano contro l’industria del sesso e per il riconoscimento di pari diritti per tutti, gli Hommen sono per quel tipo di tradizione che priva i gay della possibilità di avere una vita come quella degli altri.  Il gruppo francese è animato dalla rivolta per via dell’apertura di Hollande al riconoscimento del matrimonio omosessuale. Infatti, invece di rivendicare i diritti, loro li negano, in particolare il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Una settimana fa ci sono state le prime nozze tra due uomini a Montpellier, dopo l’entrata in vigore della legge che permette i matrimoni gay, votata a maggioranza dall’Assemblea nazionale francese, convalidata dalla Corte Costituzionale e promulgata dal presidente francese Francois Hollande. La legge sui matrimoni gay ha spaccato la Francia, ma anche l’ultimo sondaggio Csa indica che i francesi sono favorevoli al matrimonio gay: il 53% di loro approva il testo di legge, mentre il 16% si dichiara “piuttosto contrario”’ e il 26% “interamente contrario”’. Le donne (56%) e i giovani tra i 18 e i 24 anni (67%) lo approvano di più degli uomini (50%) e dei senior, dai 65 anni in su (31%). E’ la questione dell’adozione dei bambini da parte delle coppie gay a dividere sempre di più i francesi: ormai il 56% di loro non la approva (erano il 48% nel dicembre 2012), mentre il 41% non ha nulla in contrario.

E’ proprio da questi sentimenti contrastanti che sono nati molti movimenti che difendono la famiglia “tradizionale”, ultimo gli Hommen.
l loro slogan sono scritti sulla pelle:  “Non au marriage gay” cioè “No al matrimonio gay”, o “Proteggete i bambini” e il loro volto coperto da una maschera bianca con una lacrima disegnata.

L’ultima protesta è stata quella durante la finale del campionato del Roland Garros tra Rafa Nadal e David Ferrer, entrambi spagnoli, cittadini di uno stato che ha accolto la legge sui matrimoni gay dal 2005 e che oggi ha l’appoggio del 80% della popolazione.  Alla fine del secondo set, un uomo a torso nudo con un candelotto fumogeno in mano è riuscito ad entrare nel campo. Il ragazzo è stato prontamente bloccato dalle forze di sicurezza e la partita, interrotta per pochi secondi, ha ripreso il suo corso.

Un’azione rivendicata dal gruppo Hommen sulla loro pagina Facebook. Sulla loro pagina Facebook le immagini delle azioni dimostrative contro la legge francese che consente i matrimoni gay. Sotto il logo, che curiosamente contiene il simbolo della pace, compare un delirante appello alle Forze Armate delle Nazioni Unite “perché i caschi blu vengano in Francia a liberare il popolo dall’oppressione”.  Rispolverano anche lo slogan del maggio francese : “Ce n’est qu’un debut”, non è che l’inizio. E promettono di andare fino in fondo.

A cosa ben non si sa, d’altronde cosa ci si può aspettare da un movimento che si nasconde dietro delle maschere?

Intanto a Tunisi è arrivata la sentenza di primo grado di condanna per le tre attiviste, questa volta vere, Femen che sono state processate per essersi spogliate a sostegno di Amina Sboui. Quattro mesi e un giorno di reclusione, senza alcun beneficio di legge, è la condanna inflitta dal tribunale di Tunisi. A nulla sembra valsa la mobilitazione in loro favore che ha visto anche Angela Merkel e lo stesso Francois Hollande in testa.

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