Gertrude Stein


gertrude«La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo verso il nemico».

Inizierò questo mio ritratto di donna con un uomo, me lo posso concedere, era un Grand’uomo e delego felicemente a lui il ruolo di annunciatore. Si chiamava Pablo Picasso e di presentazioni non ne ha certo bisogno.

Nei primi anni del 1900 muove i suoi passi verso il cubismo, procedendo con una graduale scomposizione delle immagini; si colloca in questo senso l’opera del 1906, Ritratto di Gertrude Stein; ironia della sorte, anche nella scelta del soggetto, il grande pittore spagnolo si rivela precursore. Di lì a poco, questa donna diverrà figura di spicco nel panorama culturale parigino.

L’opera è famosissima. Colori carichi, dai caldi toni della terra si richiamano, sia nello sfondo che in primo piano, le linee sono essenziali e marcate, soggetto è Gertrude, mascolina ed imponente, non certo bella in senso classico, ma attorniata da un immenso fascino. Mrs Stein.

La Stein sarà ricordata come una delle più spesse personalità del secolo scorso. Nacque nel 1874, in America, da una famiglia ebrea di origini tedesche e intraprese, per poi interromperli, studi di medicina. Nel 1902 si trasferì in Francia, inizialmente vivendo a casa del fratello Leo. Fino alla sua morte non si spostò più da Parigi, non avendo neanche problemi economici, grazie al vitalizio che le garantiva un altro fratello.

Adesso dovrebbe essere facile delinearne la figura. Invece non è così; ella fu una donna talmente a tutto tondo, e ciò la rese totalmente inetichettabile, se mi passate il termine.
Allora, viva le donne inetichettabili.
Scrittrice? Intellettuale? Mecenate? Collezionista? Femminista? Tutto ciò, insieme a molto di più ancora.

Torniamo un attimo con Picasso; egli non fu l’unico artista in intimità con la Stein, bensì lei riunì intorno a sè le personalità più fervide delle avanguardie parigine, divenendo, il suo, uno dei più importanti salotti. Matisse, Braque, Hemingway, Pound, solo per citare alcuni dei suoi frequenti ospiti.

Veniamo poi alle caratteristiche di questo suo salotto, centro nevralgico della Rue Gauche di quegli anni, caratteristiche che non sono da meno agli illustri visitatori. Tale salotto, infatti, non solo ospitava un’immensa collezione privata, ma fungeva anche da galleria, in cui, talvolta, gli artisti esponevano e vendevano le loro opere. E in tale salotto, Gertrude riceveva in qualità di marito.

Facciamo ancora un passo indietro.
La Stein nel 1907 incontra e si innamora di Alice B. Toklas, anche lei americana di origini ebree. L’unione delle due donne, entrambe accese femministe, nonostante gli infiniti tradimenti di Gertrude, sempre perdonati, sarà fortissima e durerà fino alla morte dell’artista.
Sfidando ogni sorta di convenzione la Toklas si trasferì dalla Stein e le due si proclamavano “sposate”, relazione in cui la parte mascolina era consapevolmente assunta dalla Stein. La loro fu una delle prime coppie di fatto, socialmente, ma non ufficialmente, riconosciute nell’età moderna, nonché vissuta con grande coraggio.

Finalmente arriviamo a quello per cui Gertrude ha lavorato tutta la vita, la sua attività di poetessa e scrittrice. Ella è stata pioniera del modernismo, spogliando le parole dal loro significato, come i cubisti scindevano le immagini, snaturandole – una rosa è una rosa è una rosa – e ha iniziato quella tradizione di parola-oggetto che vedrà pieno compimento nella Pop Art. Non a caso, un’opera di Wharol reca sovrapposto il volto della Stein.

Anche nell’arte le due donne furono complementari, Gertrude era la mente che partoriva, Alice dattilografa, agente e manager. Molto bello da notare è che l’opera più famosa e riuscita fu Autobiografia di Alice Toklas, scritto dalla Stein e non dalla Toklas –ufficialmente– in cui troviamo molti delicati passaggi sul loro amore.

Nel 1949, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, alla cui sopravvissero grazie alle simpatie per il governo della destra francese, la Stein morì per un cancro allo stomaco.
Gli ultimi anni della Toklas, vedono questa convertirsi al Cristianesimo, per attendere il ricongiungimento alla sua amata, dopo la morte. Vennero poi sepolte insieme.

Una bella storia, di amore, di arte, e di rivendicazione di identità.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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