Aborto: un’analisi comparatistica tra Francia, Regno Unito, Germania e Spagna

Bandiera UEUn’analisi comparatistica fra le legislazioni di Francia, Regno Unito, Germania e Spagna può dare la reale misura dei problemi che il nostro paese soffre in tema di aborto.

Nella laicissima Francia la legge Veil del 1975 ha disciplinato egregiamente l’aborto volontario. I consultori francesi, cosiddetti “centri per la pianificazione familiare”, offrono una più che adeguata assistenza alla donna, sia psicologica che economica. Il ricorso all’aborto farmacologico è molto diffuso, probabilmente perché la pillola Ru486 è stata sviluppata proprio in questo paese e la prassi medica ha raggiunto un livello tale da permettere alla donna di abortire a casa: dopo essersi recata presso il medico curante la donna riceve i necessari farmaci e assumendoli nella propria abitazione elimina del tutto i costi statali di ospedalizzazione. Qualche problematica si registra in ordine all’aborto terapeutico, che prevede l’assenso preventivo di una commissione medica. Secondo l’opinione di un numero crescente di donne i requisiti che le commissioni mediche utilizzano per valutare l’opportunità dell’aborto sono troppo stringenti e si è registrato, negli ultimi anni, un elevato numero di gestanti recatesi all’estero, specialmente in Inghilterra.

Nel Regno Unito non è previsto l’aborto volontario e perché la donna possa beneficiare dell’ interruzione di gravidanza è necessaria la presenza di alcuni requisiti. Due medici devono attestare che la continuazione della gravidanza implicherebbe un rischio per la vita della gestante, o la probabilità di un danno alla salute fisica o mentale di lei o dei figli già esistenti nella sua famiglia, più grave di quello che deriverebbe dall’interruzione della gravidanza, oppure che esiste il rischio che il concepito nasca con tali deformità fisiche o mentali da farne un anormale. Perché si possa addurre motivi socio-economici è necessario che questi risultino “gravi”, prova particolarmente ardua da presentare, mentre il concetto di deformità fisiche e mentali è talmente vago da aver generato la triste prassi di permettere l’aborto a causa di semplici malformazioni come labbri leporini e piedi equini. Molto scandalo ha suscitato un’inchiesta dello scorso anno, condotta con microcamere nascoste, che ha smascherato la prassi deviata di permettere aborti selettivi semplicemente in base al sesso del nascituro.

In Germania la corte costituzionale ha dichiarato protetto il diritto alla vita del nascituro e l’aborto volontario è dunque illegale. La legislazione tedesca ha previsto, però, quattro cause di non punibilità in presenza delle quali il reato non sussiste. Il medico è autorizzato a procedere all’interruzione di gravidanza se: sono in pericolo la vita o la salute della donna, se questa ha subito violenza carnale, se il feto è affetto da gravi malattie o malformazioni e infine se sono presenti circostanze socio-economiche tali da rendere gravissimo l’onere della gestazione.

La situazione si è fatta ultimamente piuttosto spinosa in Spagna, dove il governo sta discutendo in questi giorni la possibilità di modificare sensibilmente l’attuale normativa. Al momento l’interruzione volontaria di gravidanza è resa legale da una legge molto giovane, risalente al 2010, che ha soppiantato la normativa dell’85. Quest’ultima prevedeva la possibilità di ricorrere al solo aborto terapeutico nei tre casi di pericolo per la salute psico-fisica della donna, violenza carnale e feto affetto da gravi tare fisiche o psichiche. Il governo sta discutendo la possibilità non solo di tornare indietro alla legge dell’85, cancellando di fatto la legalità dell’aborto volontario, ma minaccia addirittura di renderla più stringente, eliminando la possibilità di ricorrervi in caso di malformazioni fetali e sottoponendone l’opportunità in caso di stupro ad una commissione. Tutto ciò ha scatenato le forti proteste dei movimenti pro-choice e femministi di tutta Europa.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

2 pensieri riguardo “Aborto: un’analisi comparatistica tra Francia, Regno Unito, Germania e Spagna

  • 5 giugno 2013 in 11:03
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    Grazie del commento! Per “requisiti medici troppo stringenti” intendo i requisiti per poter ottenere un aborto “terapeutico”, quindi dovuto a pericoli per la salute della donna o del nascituro, che può essere richiesto anche ben oltre il termine (in Francia di 12 settimane) per ottenere l’aborto volontario.

  • 5 giugno 2013 in 10:25
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    sebbene l’aborto farmacologico a casa possa dare il cattivo messaggio di “vado a prendere una pillola e via”, penso che dato che gli effetti collaterali gravi sono abbastanza rari (il più frequente è un’eccessivo sanguinamento endometriale che cmq si verifica in meno dell’1% dei casi), una volta legalizzato l’aborto sia abbastanza superflua l’ospedalizzazione, soprattutto in un periodo economicamente difficile come questo.
    Non capisco cosa intendi per “requisiti medici troppo stringenti”, essendo l’aborto volontario quali sarebbero questi requisiti?

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