CarovanaXlaGiustizia, a Foggia

IV CarovanaXlaGiustizia. Si è prolungata oltre il tempo previsto ieri la raccolta firme sulla proposta di legge per la separazione delle carriere nel carcere di Foggia da parte di una delegazione del Partito Radicale

317 le sottoscrizioni raccolte su 528 detenuti presenti, a fronte dei 368 da capienza regolamentare.”Facendo sottoscrivere la proposta di legge ai detenuti vogliamo dare anche a loro il diritto di poter determinare la vita del Paese”, dichiara Rita Bernardini della Presidenza del Partito Radicale.

Il programma della CarovanaXlaGiustizia
12 settembre

(accanto agli istituti di pena il dato del sovraffollamento carcerario elaborato da Rita Bernardini)

• ore 10.00 raccolta firme al carcere di San Severo (tasso sovraffollamento pari al 130, 77%)

• ore 10.00 raccolta firme al carcere di Lucera (tasso di sovraffollamento pari al 113,10%)

• ore 18.30 Tavolo a cura di Lello Lepore a Lucera

13 settembre

ore 11.00 raccolta firme al carcere di Trani (tasso sovraffollamento pari al 148,87%)

• ore 11.00 raccolta firme al carcere di Turi (tasso di sovraffollamento pari al 146,46%)

• ore 18.30 Dibattito presso Biblioteca dell’Ordine degli Avvocati di Trani, organizzato dalla Camera Penale e dall’Ordine degli Avvocati

• in serata, trasferimento a Seconda Base – Conversano

Proponiamo una trascrizione parziale del dibattito che si è tenuto ieri a Foggia presso la Libreria Ubik  (a cura del giornalista di Radio Radicale inviato in Puglia, Emiliano Silvestri)

Avvocato Antonietta De Carlo – Responsabile della raccolta firme della Camera Penale della Capitanata

“Capita che magistrati passino da P.M. a giudicante e noi non siamo tranquilli sul fatto di trovarci davvero di fronte a un giudice terzo. Resta una “forma mentis” da accusatore. Il manifesto che abbiamo creato per la campagna mostra un arbitro che indossa la maglia di una delle squadre in gioco”.

Armando Dello Iacovo Giudice Indagini Preliminari – Tribunale di Foggia

“Si tratta di un problema reale che pone dei condizionamenti; vedo con favore l’iniziativa per la separazione delle carriere seppure nutro qualche perplessità. I magistrati associati commettono l’errore di opporsi a priori; è tuttavia vero che c’è un momento, nella fase iniziale del processo, nel quale il Pubblico Ministero è davvero aperto a 360°. Si dimentica poi che, nell’80% dei casi il PM archivia: è funzione (imparziale) di filtro. Quando  decide di accusare, ha già fatto un filtro; c’è un punto in cui ha fatto la scelta.

Statisticamente è molto più probabile (logico) che il giudice sia d’accordo con il PM. D’altra parte ci sono anche abitudini, come il “dammi del tu” che anche i magistrati anziani rivolgono al giovane appena entrato in magistratura oppure il “cerca di appiattirti” alle richieste del PM. che i magistrati dell’accusa rivolgono ai colleghi giudici. Riflessi psicologici difficili da estirpare (anche se non conosco colleghi succubi).  A Crotone i colleghi mi tolsero il saluto perché bocciavo le loro richieste. I magistrati sbagliano a rifiutare queste proposte come tabù; d’altra parte la separazione delle carriere non deve divenire un feticcio, un totem. È necessario individuare soluzioni plausibili, senza dimenticare che siamo in guerra e che Caino è persino difficile da identificare. La parte non può essere arbitro.

Bisogna scindere le due facce del P.M.  – Una buona idea potrebbe essere l’istituzione dell’avvocatura dello Stato”.

Rita Bernardini, membro della Presidenza del Partito Radicale

“C’è anche la questione dell’obbligatorietà dell’azione penale: come fate? La strategia dovrebbe essere decisa da chi è stato eletto democraticamente e non da una persone che, fondamentalmente, ha vinto un concorso. La proposta di legge (costituzionale) di iniziativa popolare va a incidere sulla obbligatorietà dell’azione penale, anche se il prof. Di Federico preferisce che  la decisione venisse affidata al Governo e non al Parlamento. Dopo l’approvazione del “nuovo” processo accusatorio, nell’art. 111 della Costituzione la figura del giudice “terzo”. Ricordo dei “referendum Tortora” del 1987; ricordo della raccolta di firme del 1999 sui referendum su giustizia.

La sentenza CEDU del 2013 (Torregiani n.d.r.) che condannava l’Italia per trattamenti inumani e degradanti ; le condanne seriali per la non ragionevole durata dei processi. La questione della pena fatta scontare anni dopo il reato a persone che, faticosamente, erano riuscite a farsi una famiglia e trovare un lavoro.  I casi psichiatrici: in carcere persone cui i giudici non danno più l’infermità mentale a causa della pessima legge sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. I magistrati non si fidano delle Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza) che non hanno personale adeguato ad assicurare la sorveglianza”

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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