Femmine&Femminismo&Volti

Questa mattina ero ispirata, sono scesa in strada, Milano zona centrale, e ho chiesto alle donne che incontravo, di ogni età, se potevano dirmi cosa era il femminismo, secondo la loro idea. Ecco, molte mi hanno “gentilmente” invitato a non disturbarle, qualche risposta è comunque arrivata.

Andiamo da “le femministe sono quelle del ’68” alle trattazioni infinite su Simone De Beauvoir, c’è chi vede il femminismo nella ricerca di pari opportunità in politica e chi lo considera morto, per alcune donne solo poche personalità storiche sono state veramente femministe, per altre tutte coloro che sono riuscite ad affermarsi in un qualche ambito, in ogni epoca, lo erano.

Credo che sia giusta una premessa storica.

C’è una data, 1791, in cui Olympe de Gouges pubblicò la sua Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina, a partire dalla quale si può parlare di femminismo come movimento politico e sociale. Anzi, di femminismi. Da quel momento, passando per il femminismo socialista e per le suffragette, fino ad arrivare agli anni settanta e ai giorni nostri, si ricordano molte donne che hanno combattuto sotto questa bandiera.

Non è questo il luogo per discutere su quale sia la mia precisa opinione sulla “nascita” e l’eventuale “fine” di tali movimenti, mi preme però ricordare che, indipendentemente da tutto, molte donne, con le loro azioni e le loro idee, hanno segnato profondamente la nostra cultura.


E qui parlo veramente in senso lato, toccando la scienza, la politica, la cultura, di femministe ante litteram e di quelle in senso stretto, di donne che femministe non si sentivano ma che invece hanno dato un forte impulso al senso di dignità muliebre, di donne che il femminismo non lo avevano mai sentito nominare ma, inquadrate nel loro tempo, lo vivevano appieno, donne conosciute e quelle un po’ meno, donne storiche e, perché no, figure mitologiche che hanno in qualche modo plasmato il pensiero occidentale.

Parlo di Medea, di Cleopatra, di Didone, di Cornelia, di Beatrice, di Giovanna D’Arco, di Rosa Luxemburg, di Flora Tristan, di Virginia Woolf, di Simone De Beauvoir, di Geltrude Stein, di Marie Curie, di Hanna Arendt, di Rita Levi Montalcini, e di tante altre ancora con cui mi scuso per non poterle nominare tutte.

Vorrei dare a ciascuna di loro un piccolo spazio, per riflettere con voi su queste figure e su cosa ci hanno lasciato in eredità per vivere al meglio la nostra epoca.

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Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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