Fecondazione: diagnosi pre impianto nel pubblico e nel privato!

Fecondazione, Gallo (Ass. Coscioni): Costa Pavan anche nel pubblico come nel privato si alla diagnosi preimpianto. Dopo Cagliari, anche a Roma, due strutture pubbliche autorizzate per tecniche in vitro che ora su ordine di un Tribunale dovranno eseguire tutti i trattamenti compresi nelle tecniche per cui sono autorizzate tra cui le indagini cliniche diagnostiche sull’embrione.

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La legge 40 all’art. 14 comma 5 prevede che la coppia può chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione. La struttura pertanto deve mettere in condizione il medico di fornire le informazioni richieste, altrimenti risulta violato l’art. 6 della legge che prevede un consenso informato analitico per fasi del trattamento.

Non solo le strutture private ma anche tutte le strutture pubbliche italiane autorizzate per fecondazione in vitro devono fornire alle coppie tutte le tecniche di Procreazione medicalmente assistita per cui sono autorizzate. Il registro nazionale sulla PMA riporta sul proprio sito l’elenco delle strutture pubbliche e private autorizzate.

La decisione del Tribunale di Roma dello scorso settembre per i coniugi Costa e Pavan è poi di importanza fondamentale perché ha reso direttamente applicabile nel nostro ordinamento una sentenza della Corte EDU che è fonte principale nel nostro ordinamento, senza rinviare la legge alla Corte Costituzionale.

E’ stato così affermato con portata diversa quello che i Tribunali di Salerno e Bologna avevano già deciso per singole coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche, il diritto all’accesso alla fecondazione assistita per la coppia fertile portatrice di patologia genetica, condizione che rientra nello stato di infertilità e pertanto permette di accedere alla PMA.

L’ immediata applicazione della sentenza della Corte EDU che aveva condannato l’Italia per violazione dell’art. 8 Carta EDU, da parte del GI del tribunale Civile di Roma, non solo realizza il senso di una decisione di portata generale ma apre la strada alla formazione di un diritto sovranazionale che non deve necessariamente passare dall’ intervento delle Corti Costituzionali interne degli Stati membri.

Il G.I. afferma il valore precettivo della sentenza della Corte EDU, sancito dall’ art.46 della Convenzione(” Le Alte parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze della Corte sulle controversie delle quali sono parti”), al pari delle norme materiali convenzionali, esclude che il giudice interno possa “ignorare e svoltare di contenuto il decisamente definitivo della Corte Europea anche si tratta di condanna dello Stato a titolo di equa soddisfazione per la quale non vi è bisogno di alcun exequatur e di fronte alla quale lo Stato non ha latra scelta che ottemperare(cassazione 2011 n.19985).

Il GI sottolinea, inoltre, l’immediata rilevanza nel nostro ordinamento delle norme della convenzione Europea come sancito dall’ art. 6 e del conseguente obbligo per il giudice italiano di applicare direttamente la norma pattizia, che la decisione della Corte EDU abbia nell’ ambito interno valore assimilabile al giudicato formale. In linea con quanto deciso dalle sezioni Unite della Cassazione nel 2005 secondo cui ” la natura immediatamente precettiva delle norme convenzionali a seguito della ratifica dello strumento di diritto internazionale comporta la natura sovraordinata delle norme della Convenzione sancendo l’ obbligo per il giudice di disapplicare la norma interna con la norma pattizia, dotata di immediata percettività nel caso concreto.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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