Fabrizio Pellegrini in carcere perché non voleva soffrire di fibromialgia

Fibromialgia, una diagnosi cattiva che non ha cura e che in Italia è incompresa e quindi non tutelata. Fabrizio Pellegrini è ora ai domiciliari per aver tentato di soffrire un po’ di meno. Ne parliamo con il suo avvocato Vincenzo Di Nanna.

Fabrizio Pellegrini, affetto da fibromialgia, viene condannato per coltivazione di cannabis. Questa patologia non ha ad oggi trovato nessuna cura applicata e la cannabis, come molti farmaci oppiacei consentiti, serve ad attenuare i lancinanti e cronici dolori. In Abruzzo la legge regionale 4 del 2014, però, consente l’uso di preparati galenici a base di sostanze cannabinoidi e il rimborso del Sistema Sanitario.

Sabato 18 marzo al Salone del Partito Radicale – via di Torre Argentina 76, Roma – dalle 11,00, si apre un tavola rotonda dal titolo: “Caso Pellegrini – Quando il proibizionismo nega il diritto alla salute“.  I relatori sono Rita Bernardini, membro della presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale e l’avvocato Vincenzo Di Nanna, Segretario di Amnistia Giustizia e Libertà Abruzzi. A moderare l’avvocato Aldo Pazzaglia, del Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamadrei”.  L’evento è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Roma per un credito formativo ordinario.

Domanda: Perché il suo assistito si è trovato costretto a coltivare la cannabis?

Avvocato di Nanna: “L’”affaire” Pellegrini ha ormai assunto i connotati di una vera  odissea sanitaria e si può ben dire che Fabrizio è vittima, soprattutto, della malasanità abruzzese.

Per lui  l’assunzione di medicinali a base di cannabis  ha rappresentato l’unica terapia realmente efficace per la cura della fibromialgia, la grave e invalidante patologia da cui è affetto.

Dunque, per soddisfare tale impellente esigenza terapeutica, ottenuta la prescrizione medica per un farmaco a base di “cannabis” (“bedrocan”), ne ha richiesto l’erogazione a titolo gratuito (lettera del 29 settembre 2010) appellandosi all’art. 32 della Costituzione poiché indigente, ed ha così ricevuto in risposta l’ormai noto “gran rifiuto” da parte del direttore della ASL di Chieti dott. Amedeo Budassi (nota dell’8 ottobre 2010, prot. n. 70471/DS … “non essendo nelle intenzioni di questa Azienda assumere l’onere economico del farmaco richiesto si ritiene comunque, nella salvaguardia del diritto del paziente ad acquistare a sue spese il prodotto in oggetto, di favorire l’espletamento dell’iter burocratico previsto dalle vigenti normative in materia”.)

Il resto della storia è noto

Il malato, privo di mezzi, è stato costretto a coltivare in casa la pianta medicinale, condotta per la quale è stato ripetutamente arrestato e condannato. Il due agosto, dopo una “parentesi” carceraria di “soli” 55 giorni, è stato sottoposto alla misura alternativa provvisoria della detenzione domiciliare e già  l’8 agosto è tornato a domandare l’erogazione, a titolo gratuito, del farmaco.

Il 4 ottobre l’Assessore Regionale alla Sanità Abruzzese Silvio Paolucci ha sbandierato alla stampa la “notizia” dell’adozione – con un ritardo di quasi tre anni –  del decreto che avrebbe dovuto dar esecuzione alla legge Regionale del 3 gennaio 2014 sulla cannabis terapeutica.

Fabrizio Pellegrini ha così scoperto dalla lettura di un comunicato stampa pubblicato sul sito della Regione Abruzzo che la possibilità di ottenere il rimborso dell’esosa spesa per l’acquisto dei medicinali a base di “cannabis”, era stata espressamente esclusa per la terapia del dolore nella fibromialgia, proprio la grave patologia da cui è affetto!

Una coincidenza?

Un provvedimento di cui ho subito denunziato l’abnormità, poiché adottato in palese violazione della legge regionale del 4 gennaio 2014  n. 4 (“Modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”), il cui ambito d’applicazione è stato modificato in assoluta carenza di potere.

Per comprendere la non comune gravità della violazione di legge è sufficiente sottolineare che, nel testo del decreto ribattezzato dalla stampa “contra personam” o “contra pellegrinum”, il commissario “ad acta” Luciano D’Alfonso (Presidente della Giunta Regionale) richiama (pag. 3) il comma 3 dell’art. 2 della legge regionale del 4 gennaio 2014 n. 4, norma peraltro abrogata prima dell’entrata in vigore della stessa legge!

Il Legislatore regionale abruzzese, in realtà, aveva inteso stabilire un principio di libertà medica non soggetto a limitazioni, e, nel prevedere l’erogazione a spese della ASL dei farmaci in oggetto, non aveva certo previsto un “numerus clausus” di patologie o sintomatologie. Una legge all’avanguardia, il cui testo è stato letteralmente stravolto con provvedimento monocratico a firma del Presidente della Giunta Regionale.

Un decreto “ad peregrinum” o forse “contra peregrinum”?”

Domanda: Ora Fabrizio è ai domiciliari, ma ha trascorso anche un periodo in carcere. Sappiamo che chi soffre di questa patologia ha necessità di interventi multidisciplinari, farmacologici, fisici e cognitivo-comportamentali. Durante la detenzione, ed ora, ha la possibilità di accedere alle terapie necessarie?

Avvocato Di Nanna “Durante la detenzione carceraria non  ha certo potuto beneficiare della somministrazione di cure a base di “cannabis”. In carcere “entrano” medicinali a base di oppiacei, sostanze gravemente dannose per la salute, ma non l’innocua “cannabis”, le cui straordinarie proprietà medicinali sono state riconosciute dalla comunità scientifica internazionale e sancite dal legislatore statale e regionale.

Una situazione assurda e paradossale: l’unica cura efficace per il condannato malato è la cannabis ma non può riceverla in carcere. Dunque le condizioni di salute devono ritenersi “incompatibili” con il regime carcerario!

È quanto sostenuto nel ricorso radicale a firma mia e dell’avvocato Giuseppe Rossodivita, per ottenere il differimento dell’esecuzione della pena da parte del Magistrato di Sorveglianza di Pescara dott.ssa Parruti.

Per potersi curare e a causa dell’indisponibilità di un domicilio, Fabrizio si è allora “trasferito” a Crevalcore (BO), una soluzione ottenuta grazie all’interessamento del senatore Luigi Manconi.

La ASL di Bologna, tramite il suo dirigente, ha confermato la rimborsabilità del farmaco ma,  ad oggi, non è stato possibile reperire nel Comune di Crevalcore un medico di base disposto a seguire il paziente.

In Emilia Romagna la legge c’è, il farmaco sarebbe rimborsabile ma a Crevalcore  i medici interpellati non ritengono di dover prescrivere “cannabis” a Fabrizio.

Le ultime stime ipotizzano che in Italia vi siano circa 3/4 milioni di persone affette da fibromialgia. La diagnosi è quasi esclusivamente data da esclusione, non c’è un reale protocollo medico per il trattamento del fibromialgico tanto più che fino ai primissimi anni del 2000 erano poche le strutture in grado di riconoscerla e trattarla. Ma quello che si sa per certo è che il farmaco a base di cannabinodi dona sollievo, ancora più efficace pare essere la cannabis auto-prodotta. Il “caso Pellegrini” sembra essere una concomitanza di malasanità e malagiustizia, oltre ad evidenziare – se ancora servisse – come il proibizionismo sia dannoso anche alla salute”.

Ci aiuta a capire qual’è l’iter che deve affrontare un malato per accedere ai farmaci a base di cannabis e chi ne ha diritto?

Ho in parte risposto. Più che un “iter” il malato deve subire un calvario che a volte lo può condurre a “visitare” le patrie galere.

La fibromialgia è una patologia la cui gravità è ancora sottovalutata, nonostante produca dolore a volte insopportabile. Accade allora che il malato che domanda cure a base di “cannabis” sia scambiato per “tossicodipendente” e come tale trattato. Così è successo a Fabrizio Pellegrini a Crevalcore, ove la diagnosi di fibromialgia è stata posta in dubbio. Come ho detto, un’odissea sanitaria provocata dal pregiudizio proibizionista.

Domanda: “Il Partito Radicale da sempre si batte per la legalizzazione della cannabis, se non raggiungerà 3000 iscritti per il 2017 e altrettanti per il 2018 sarà costretto a chiudere. Se realmente dovesse scomparire il Partito più antico d’Italia, che ne sarà di questa e tutte le altre battaglie cominciate da Marco Pannella?”

Avvocato Di Nanna “Il Partito Radicale ha rappresentato e rappresenta un patrimonio di idee e principii d’inestimabile valore che “vivrà” fin quando ci saranno militanti e dirigenti disposti a raccoglierne l’eredità e ciò a prescindere dal raggiungimento o meno della soglia delle tremila iscrizioni.

La lotta contro i danni prodotti dal proibizionismo, così come tutte le altre importanti battaglie, saranno certamente portate avanti, come dimostra l’azione di disobbedienza civile condotta da Rita Bernardini e la prosecuzione senza soluzione di continuità dell’impegno politico da parte dell’associazione Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi, fondata da Marco Pannella nella sua Teramo e ora presieduta da Laura Arconti“.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

2 pensieri riguardo “Fabrizio Pellegrini in carcere perché non voleva soffrire di fibromialgia

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