Ermanno Masini la terza delle vittime dei delitti del piccone

Ermanno Masini, la terza vittima dC_2_fotogallery_1020774__ImageGallery__imageGalleryItem_0_imageei delitti del piccone.

E’ l’alba di un sabato mattina a Milano. Ermanno Masini, un pensionato di 64 anni, porta in giro il suo cagnolino. Un gesto quotidiano che chi come me è proprietario di un cane compie in maniera quasi meccanica. La sveglia suona, indossi la prima cosa  che ti capita e con gli occhi ancora assonati infili il guinzaglio al tuo amico del cuore per portarlo a fare i bisogni.

Solo dopo ci saranno una doccia e un caffè rigenerante che ci prepareranno ad affrontare le altre incombenze che ci aspettano durante la giornata.

Nelle strade dove il tuo cagnolino sta fiutando odori che capta solo lui e che lo spingono a dire questo posto è mio alzando la zampetta, è in atto invece un film dell’orrore, di quelli che hai visto centinaia di volte in televisione, guardandolo magari con un certo distacco perché si tratta di cose esagerate, frutto della fantasia assai fervida dello sceneggiatore.

Un uomo armato di piccone cammina come un automa e si scatena un massacro contro sei persone. Alcune ce la fanno altre no. Ermanno Masini disperatamente attaccato alla vita muore dopo tre giorni di agonia. Le incombenze quotidiane di quel sabato cominciato come tanti non verranno mai portate a termine.

Intanto il suo assassino accusa del delitto fantomatiche voci che ha sentito dentro di sé.

Che significa incapace di intendere e di volere? La follia per evitare l’ergastolo, l’escamotage per non ammettere che sicuramente si nasce innocenti, ma una vita di privazioni e miserie morali e materiali fa diventare cattivi. Cattivi, al punto di dar vita al quel film dell’orrore per cui si diceva tanto queste cose nella realtà non succederanno mai.

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