Enrico Berlinguer: storia di una politica che non esiste più

Enrico Berlinguer nasce a Sassari nel 1922, in una famiglia borghese e antifascista. Il padre Mario fin da giovane ha insegnato ad Enrico i valori della democrazia, dell’uguaglianza e della libertà, insegnamenti che Berlinguer non ha mai più abbandonato.

Dal 1972 Enrico Berlinguer subentra ufficialmente alla guida del Partito Comunista Italiano.

Per la prima volta dalla scomunica di Papa Pacelli – 1948- si parla di Compromesso Storico, inteso non come strategia per accaparrare voti, ma come naturale e logica evoluzione del Partito. Già con Togliatti i comunisti avevano provato ad entrare in contatto con il mondo cattolico, ma solo con Enrico Berlinguer si concretizza l’idea che una convivenza tra uomini di estrema sinistra e cattolici sia possibile, sia attraverso l’inserimento di questi ultimi nelle liste elettorali del partito, sia partecipando attivamente alle manifestazioni – come le varie marce per la pace – con obiettivi in comune organizzati dal mondo cattolico.

Negli anni della Primavera di Praga Berlinguer promuove anche in Italia l’idea di “eurocomunismo“, cioè la possibilità per ogni Paese di scegliere la via più opportuna, anche in relazione alla propria storia ed alle proprie tradizioni, per la costruzione del socialismo.

Enrico Berlinguer è figlio – e padre – di una politica che oggi non esiste più, di una sinistra che oggi, purtroppo, dobbiamo solo ricordare con nostalgia. C’era l’attenzione verso il popolo, verso la classe operaia. Non si andava in Parlamento con l’intenzione di mangiare più degli altri, ma perché si credeva che un mondo migliore, più equo, più giusto fosse possibile, e che comunque lottare per renderlo tale era un dovere di ogni singolo cittadino, ancor più di un politico.

Come non citare la famosa intervista rilasciata dallo stesso Enrico a Scalfari nel 1981, che vedeva la questione morale al centro di tutto il discorso:

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche le aziende pubbliche, gli istituti culturali, le Università, la RAI TV, alcuni grandi giornali… Bisogna affinché la GIUSTA rabbia dei cittadini verso tali degenerazioni non diventi un’avversione verso il movimento democratico dei partiti”.

Queste parole, dette ben trentadue anni fa oggi risuonano quasi come una premonizione. I partiti continuano ad occupare ogni singolo reparto economico, abbiamo assistito alla nascita di un Movimento che ha sfruttato il malcontento popolare, aizzando la rabbia del Popolo, ma facendo ben poco di concreto e che credo, come già sta dimostrando, ben presto si adeguerà al marcio che lo circonda.

Lungimirante Berlinguer lo è stato anche sul tema del decentramento amministrativo, politico e fiscale. In numerosi interventi pubblici il segretario del PCI ha esposto la sua idea di uno Stato che sia in grado di gestire il suo territorio demandando numerosi compiti anche agli enti alla base della piramide, come i Comuni, che in Italia sono numerosissimi e spesso molto più ligi dei ministeri.

Io sono nata nel 1985 e Berlinguer – insieme a Woodstock – sono i due più grandi rimpianti della mia vita. Mi basta però guardare gli occhi di mio padre, quando mi racconta di cosa fosse il Partito in quegli anni e di che grande persona fosse Enrico, per innamorarmi ogni volta di quella Politica sana, buona, vera che oggi la Repubblica italiana DEVE trovare se non vuole inevitabilmente implodere.

Il 7 giugno 1984, in diretta televisiva, e pronunciando le ultime parole della sua vita –  Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda – Enrico Berlinguer viene colpito da un ictus. La sera stessa entra in coma e l’11 giugno ai dottori non resterà altro che dichiarare il decesso dell’uomo del popolo e del partito. Due giorni dopo, il 13 giugno, Roma accolse più di un milione e mezzo di persone, corse nella Capitale per partecipare ai suoi funerali.

Dopo dieci giorni dalla scomparsa di Enrico, e per la prima volta nella storia d’Italia, il PCI si afferma alle elezioni politiche europee come primo partito italiano, superando addirittura la DC.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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