Elezioni, la fretta nemica dell’urgenza

Il mantra è farle in fretta, invece l’urgenza è avere una buona legge elettorale e un tempo congruo per le elezioni salvaguardando la manovra finanziaria.

Tutti impiccati alle decisioni di Grillo nessuno vede l’ennesima crisi che ci porteremo avanti per i prossimi cinque anni, sempre se le cose andranno bene. Chi ci guadagna da tutta questa fretta? La legge elettorale va fatta, e su questo non ci piove, ma per fare una buona legge elettorale, oltre al consenso, ci vuole il buon senso altrimenti fra qualche anno ci ritroveremo di nuovo con una legge pessima ed una ennesima crisi di governo. Grillo ha tutti i vantaggi ad anticipare le elezioni, ma non è una questione di vitalizi.

Il Movimento 5 Stelle nonostante le figuracce collezionate in giro per il Paese, ultime le vicende di Genova e la candidatura forte del cacciato Pizzarotti a Parma, rischia di diventare il primo partito in Italia. E anche se difficilmente avrà una maggioranza per governare terrebbe comunque qualsiasi governo sotto scacco. Ma, soprattutto, più passa il tempo e più l’inconsistenza delle sue proposte rischia di svelarsi anche ai suoi elettori.

La Capitale al momento è già molto disincantata, mentre all’orizzonte non si vede la forza di trasformare i vaffa in capacità di governo.

Renzi uccide il Pd

Dall’altra parte Renzi, dopo la riconferma quale segretario del Pd rischia di trasformare la sua rivalsa nei confronti della minoranza interna in omicidio del Pd. Sarebbe il secondo partito per voti espressi ma in grave crisi di identità, con troppe anime pronte a lasciare la nave se dovesse passare il progetto Renzusconi, che con la nuova legge elettorale sarebbe una delle poche vie di uscita all’ingovernabilità. Tanti dentro il Pd farebbero i bagagli per approdare verso qualche nuova sponda di recente costituzione, insieme a loro andrebbero tanti elettori che non vogliono condividere il governo col Caimano.

Dopo tanto odio istigato negli anni non ne hanno proprio voglia. Dall’altra parte Berlusconi si trova stretto dalle stesse pulsioni, l’anima più destrorsa che vedrebbe bene una grande coalizione di destra con Salvini e Meloni rispedendo al mittente ogni proposta di inciucio col Pd renziano e la parte più liberale ed europea che vedrebbe questa ipotesi come fumo negli occhi.

Poi ci sono tutti gli altri partiti che resterebbero fuori pronti a fare fuoco e fiamme per entrare prima e, una volta entrati, ricattare la coalizione. Questo il quadro. Senza dimenticare due importanti questioni: è politicamente corretto andare al voto con una legge elettorale appena approvata? Ha senso provocare la crisi di governo prima della manovra di stabilità?

Se poi i parlamentari attuali prenderanno i vitalizi o meno è questione che ci fa dire: chissenefrega!

Inoltre rimane inalterata la crisi democratica italiana in termini di informazione e diritto alla conoscenza, una crisi di sistema che impedisce il corretto esercizio del voto che, con la fretta, si accentua ancora di più. Insomma, non c’è un motivo valido per anticipare le elezioni se non qualche piccolo e meschino calcolo di posizionamento in barba ai più elementari diritti dei cittadini.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno… http://www.diegosabatinelli.it/index.php/chi-sono

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