Don Gallo: l'ultima intervista che riassume una vita

L’ultima intervista Don Gallo l’ha rilasciata al giornalista De Pascale, che scrive per il settimanale Il Punto, a fine febbraio, poco dopo le politiche e le dimissioni di Papa Benedetto XVI.

In questa lunga intervista, quasi come se il prete sapesse che il tempo rimastogli era ormai poco, ripercorre tutta la sua vita, puntualizza tutto ciò in cui ha creduto e ribadisce le sue convinzioni.

“Nemmeno Gesù era moderato, del resto con la moderazione non si va da nessuna parte”.

Leggendo l’intervista ho ritrovato quella sinistra che non rivedo quasi più in nessun partito. Le lotte di piazza, la condanna alla mafia, l’intolleranza verso gli abusi di potere, la condanna al fascismo e ai fascisti.

Don Gallo non risparmia nessuno dalla critiche, la Chiesa, troppo attaccata al potere – ed ai soldi, cita il caso IOR- e troppo lontana dalla vita reale, i politici preoccupati solo dei loro interessi, la sinistra indegna di essere chiamata così, i sindacati – CGIL, CISL e UIL- che a differenza della FIOM preferiscono soggiornare nei palazzi del potere piuttosto che gridare in piazza, in prima fila, accanto ai lavoratori. Critica il Governo Monti, incentrato sulle banche e poco incline ai problemi sociali.

Don Gallo parla della liberalizzazione delle droghe leggere, della necessità di affondare una delle prime entrate della mafia. Non era d’accordo con la definizione generica di droga, e come me, ha sempre sostenuto che chi le raggruppa in un’unica categoria sa bene di mentire.

Come Gesù, Don Gallo, non ha mai escluso nessun uomo, non ha mai ghettizzato alcuna persona, non gli è mai importato nulla di dare importanza al sesso, all’orientamento politico, sessuale o religioso delle persone. Era il prete degli ultimi e lo è stato fino all’ultimo giorno della sua vita.

De Pascale gli chiede: “Lei come si definisce? ” e lui senza esitare risponde: ” Comunista!”.

Non risparmia neanche un messaggio d’amore alla sua Comunità, quella che lo ha abbracciato fino al giorno della sua morte, il 22 maggio. Spiega al giornalista che tutti i ricavi ottenuti con i numerosi libri pubblicati sono serviti a mantenere viva e attiva la Comunità di San Benedetto al Porto e a dare una speranza ed una famiglia ai tossicodipendenti che la abitano.

La morte di Don Gallo continua a lasciare un vuoto incolmabile in tutti noi che amavamo ascoltare le sue significative omelie, gioivamo nel sentirlo cantare Bella Ciao, con il pugno chiuso, la stola rossa ed il sigaro in bocca. Per chi come me non vede più nella Chiesa Cattolica alcun porto sicuro Don Andrea Gallo era l’ultimo simbolo di qualcosa di buono, della vera parola di Gesù, dell’amore incondizionato e  incondizionabile.

Mi piace pensarlo su qualche nuvola, il sigaro in bocca, il cappello in testa, a discutere con Enrico della questione morale, della politica attuale. Sorrido pensando al baccano che starà facendo lassù e a San Pietro che gli chiede di abbassare il volume dell’altoparlante, che bella ciao la riescono a sentire perfino dall’inferno.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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