Dolores Ibarruri, la Pasionaria

20061204-f_dolores_ibarruriLa Pasionaria si faceva chiamare, e tal nome fu mutuato poi da tantissime altre donne politiche. Lei si era ispirata a Fulvia, moglie di Marco Antonio, colui che divenne primo Imperatore Romano. Era una donna bella e imponente, come bello e imponente il suo carattere.

Doleres Ibàrruri, questo il suo nome, nacque in Spagna nel 1895, in un paesino di minatori e, sebbene desiderasse studiare per diventare insegnate, la sua sorte sembrava segnata. Suo nonno paterno morì in una miniera, la madre in miniera lavorò fino al matrimonio, il padre Antonio era un minatore e anche i fratelli -era ottava di undici figli- lo erano.

Abbandonò gli studi a quindici anni, fece la cameriera, la sartina e andò a vendere sardine per la strada fino al matrimonio, a soli vent’anni, con un minatore attivista politico, Julian Ruiz. La coppia ebbe sei figli, ma solo due sopravvissero agli stenti e alle privazioni. Nacque Ester la primogenita e morì poco dopo, Ruben l’unico maschietto ce la fece, delle tre gemelle che vennero poi sopravvisse solo Amaya, ebbero un’altra bambina ma anche lei fece una tragica fine.

Nel frattempo Julian fu imprigionato per aver partecipato allo sciopero generale e la giovane Dolores –ventidue anni- iniziò a studiare Carl Marx. Tre anni dopo, alla nascita del Partito Comunista Spagnolo (PCE) è tra i primi scritti e viene eletta membro del primo comitato provinciale basco.

Inizia adesso ad adottare il nome di Pasionaria, per firmare i suoi articoli sul El Miniero Vizcaino, il quotidiano dei minatori, e sempre Pasionaria si firmerà negli articoli redatti per il Mundo Obrero, organo ufficiale del partito, quando nel 1931 si separa dal marito e si trasferisce a Madrid.

Ma torniamo agli anni Venti in cui inizia a muovere i primi passi da attivista, guidando alcune proteste per i diritti delle donne e degli operai, partecipando alla Conferenza di Pampalona e organizzando comizi. Queste ed altre azioni simili la portano ad essere arrestata tre volte, durante il 1931, tre detenzioni in cui si distinse alquanto. Durante la prima, fu incarcerata insieme a detenute comuni e iniziò con loro uno sciopero della fame per ottenere al libertà dei prigionieri politici. Durante la seconda, convinse le compagne di prigionia a cantare l’Internazionale nel parlatoio e nel cortile. Quando fu incarcerata l’ultima volta, per salvare i due figli rimasti, li fece andare al Mosca.

Dopo il carcere ancora cinque anni molto intensi per Dolores, ormai politica di rilievo.

Organizza il IV Congresso del PCE a Siviglia, è il primo non clandestino, è la delegata al 13° Congresso Internazionale e per la prima volta si reca a Mosca, organizza il Comitato femminile contro la guerra e il fascismo, salva un centinaio di bambini, figli di operai in sciopero, che stavano morendo di fame, affidandoli a famiglie facoltose di Madrid, si impegna in campagne per migliorare le condizioni lavorative, abitative e igieniche, diventa il membro più importante del partito dopo Josè Diaz.

Nel ’36 denuncia in parlamento l’imminente golpe di desta, ma non viene creduta: scoppierà la guerra civile, durante la quale, con le sue doti oratoria, contribuirà a formare le Brigate Internazionali. Dopo tre anni di sanguinose lotte, il partito franchista ha la meglio: la Pasionaria deve rifugiarsi a Mosca, dove continua la sua carriera politica.

Diventa segretaria del Partito Comunista in esilio -di cui divenne poi la presidente- e, nel 1945, vicepresidente del Comitato esecutivo della federazione internazionale delle donne democratiche.In Russia, Dolores ritrova anche la figlia Amaya, mentre Ruben era morto durante i bombardamenti nazisti della città di Stalingrado.

Arrivarono gli anni ’60 e sono anni d’oro, ottiene la cittadinanza russa, vince il Premio Lenin per la pace, viene insignita dell’Ordine di Lenin, pubblica la sua autobiografia NO PASARAN -il suo slogan durante la guerra civile: i franchisti non passeranno di qua- ottiene una laurea ad honorem causa all’Università di Mosca.

Nel ’75, caduto il governo di Franco, può finalmente tornare nell’amata patria, e viene eletta Deputata alle Cortes.

Ormai ottantasettenne compie un atto straordinario, scende in piazza, partecipando alla manifestazione di solidarietà con le Madri della Plaza de Mayo argentine. Muore pochi anni dopo, a Madrid, per una brutta polmonite.

No pasaran! rimane un grido contro tutte le ingiustizie.

Sheyla Bobba

Classe 1978.

È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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