Dittature nazifasciste e filocomuniste. L'Italia del delitto

Pannella skytg24Marco Pannella è stato intervistato a Sky Tg24 questa mattina, ha approfondito il tema attuale della condanna della Corte Europea di Strasburgo riguardante le gravi condizioni in cui si trovano i detenuti nei penitenziari italiani. Ha definito “mala giustizia” quella che vige nel nostro Paese, numeri alla mano con i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria possiamo capire quale sia il paradosso di questa condizione: il 32% dei detenuti totali si trova in attesa di giudizio, il 50% di questi, secondo il Ministro della Giustizia, saranno poi ritenuti innocenti.

Gli istituti di pena in Italia sono 206 con una capienza regolamentare di 47.040, invece i detenuti che si trovano all’interno di essi raggiungono l’increscioso numero di 65.701 di cui 25.696 in attesa di giudizio, sono numeri che sconvolgono, Pannella infatti aggiunge che quello attuale è uno Stato criminale, in termini tecnici, asserendo tra l’altro che abbia raggiunto livelli mai toccati dalle dittature nazi-fasciste e filo-comuniste.
Questi sono i motivi che hanno spinto Pannella a intraprendete nuovamente lo sciopero della fame che l’ha portato al centro dell’attenzione dei media, infatti nell’intervista tiene a precisare che non bisogna soffermarsi sulla sua persona e distogliere l’attenzione sul motivo centrale della questione e cioè sulla disumanità con cui vengono trattati i detenuti all’interno dei penitenziari. Pannella ci tiene comunque a ringraziare tutti coloro che continuano a sostenerlo e a dimostrargli affetto.

Precisa anche che il suo agire e quello di tutti Radicali non è una protesta, perché non presume atteggiamenti di rivolta o rabbia contro il Governo e coloro che dovrebbero risolvere il problema, ma è un agire nonviolento.
Il Leader del Partito Radicale aggiunge che ad oggi c’è un monopolio ideologico rappresentato dalla Destra e dal Centro Sinistra, simboleggiando di conseguenza secondo Pannella la loro – associazione contro la legalità .

Le vittime di questa problematica a prima vista possono sembrare soltanto i detenuti ma in realtà lo sono anche i direttori delle carceri, gli agenti e tutti coloro che lavorano all’interno dei penitenziari.Sembrerebbe emergere che i recenti episodi di suicidi di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, benché verosimilmente indotti dalle ragioni più varie e comunque strettamente personali, sono, in taluni casi, le manifestazioni più drammatiche e dolorose di un disagio derivante da un lavoro difficile e carico di tensioni. Per Pannella anch’essi sono parte facente della protesta non violenta e anche loro sono quindi privati dei diritti della questione carceri.

E quindi come visto è un problema che ci riguarda tutti da vicino, è amaro il fatto che soltanto l’ennesima sanzione Europea sia servita a farci comprendere un problema del nostro Paese, l’ennesimo.

 

Moretto

Scrive su SenzaBarcode dalle origini. Redattore, imprenditore

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