Diritto di voto ai detenuti

Articolo riproposto, uscì il 16 dicembre 2012, ancora sul nostro vecchio sito; presto uno speciale sui diritti dei detenuti nel voto 2013.

l43-carceri-120405211306_medium13 novembre 2012, l’Onorevole Rita Bernardini prende la parola: “faccio un richiamo all‘articolo 137 del Regolamento della nostra Assemblea in merito all’interpellanza presentata il 15 ottobre 2012, n. 2-01705, che riguarda il diritto di voto dei detenuti. Infatti, sappiamo che ci sono decine di migliaia di detenuti, soprattutto quelli in attesa di giudizio, che mantengono il loro diritto di voto, ma che difficilmente riescono ad esercitarlo per tutta una serie di difficoltà burocratiche.”

Un esempio eclatante e recente: ottobre 2012 in Sicilia hanno potuto esercitare il loro diritto soltanto 46 detenuti. Nel 2008 solo 1368 votanti, peggio che nel 2006 quando alle politiche solo il 10 per cento dei quasi 30mila aventi diritto ha potuto esprimersi.

Di  seguito potete il video integrale dell’intervento dell’On. Rita Bernardini sul diritto di voto ai detenuti alle prossime elezioni –Lazio, finalmente election day– appunto del 13 novembre 2012.

Il 12 dicembre 2012, finalmente, ci si esprime e il voto ai detenuti diventerà concreto diritto e, concretamente, lo si farà rispettare – perché in Italia, ho l’impressione, non si tratti solamente di farle le leggi, è sulla capacità di farle rispettare da tutti che si è carenti!

Ora però il detenuto che intende esercitare il suo diritto dovrà semplicemente far recapitare l’avviso al Sindaco del suo Comune di residenza, tramite il direttore dell’istituto di pena, entro tre giorni alla data stabilita per l’elezione, unitamente ad una dichiarazione che attesti la volontà di votare nel luogo di detenzione. Il presidente di ciascuna sezione, il giorno prima, dovrà ricevere dal Sindaco le dichiarazione in specifici elenchi. Il sindaco, contestualmente, dovrà comunicare al detenuto – con qualsiasi mezzo, anche tramite telegramma – l’avvenuta ammissione alle liste. Scomodo e contorto sistema, unito alla disinformazione “privano i detenuti di un diritto/dovere fondamentale” dichiara la Bernardini.

I direttori degli istituti sono sollecitati, dal testo e quindi dal Governo –  ma anche dalla coscienza – ad avvisare ed istruire i detenuti, dando loro tutta la disponibilità ed i mezzi necessari a soddisfare le richieste.

Da qui Marco Pannella comincia un nuovo sciopero della sete, totale che lo vedono oggi al sesto giorno, in condizioni critiche e ricoverato da ieri in ospedale.

Nei forum, blog e vari pagine social leggo pensieri contrastanti “Il corpo di Pannella appartiene alla Costituzione” – “Marco non ne vale la pena, l’Italia non merita” o anche dei “Grazie Marco”. Ognuno ha, si spera, un’opinione in merito: la dignità dell’essere umano però non è un’idea o un’ideale, come non lo è la regola o il rispetto di questa. 67mila detenuti dimenticati nelle carceri, torturati, umiliati… non lo merita neanche il peggiore dei criminali. Tutti devono pagare e avere la possibilità di riscattarsi dai loro errori.

Auguro però un felice pranzo domenicale a coloro che devono rispettare le regole, a coloro che torturano, seviziano, umiliano i detenuti. Auguro felice domenica e delizioso pranzo in famiglia a colui che a luglio 2011 dichiarò lo stato di “prepotente urgenza”, questo si chiama Giorgio Napolitano, come carica quella di Capo dello Stato.

“Scagli la prima pietra colui che è senza peccato”, smettiamola però di lanciar sassi a chi lo ha commesso il peccato.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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