Deep Purple in concerto a Roma: la capitale diventa Hard Rock

Grande serata all’Ippodromo delle Capannelle, dove i Deep Purple si sono esibiti per la rassegna musicale Postepay Rock In Roma 2013; la storica band britannica ha infiammato il pubblico, accorso numeroso per assistere all’evento.

Deep Purple

Si sa, la classe non è acqua. E l’età difficilmente riesce a scalfirla. I Deep Purple l’hanno dimostrato per l’ennesima volta, come se ce ne fosse ancora bisogno. Nonostante l’ormai veneranda età di tutti i componenti, l’Hard Rock band britannica continua ad infiammare le platee di mezzo mondo, trascinando il pubblico con ardore, tanta tecnica musicale e, soprattutto, emozioni, quelle che la loro musica sa bene come suscitare. Prima di rivivere la straordinaria serata di Roma, facciamo un po’ di ripetizione.

I Deep Purple nascono nel 1968 con la seguente line-up: Rod Evans, Nick Simper, Jon Lord, Ian Paice, Ritchie Blackmore. Dopo 3 album fatti di cover (celeberrima quella di Hush, composta originariamente da Joe South) e di pezzi inediti, la band decide di cambiare registro, passando dalle atmosfere “proto-prog” degli esordi a sonorità ruvide ed incendiarie. Arrivano quindi Ian Gillan, che sostituisce Evans alla voce, e Roger Glover, subentrante a Simper; la band conosce il suo periodo di maggior successo proponendo classici su classici, ma i dissapori tra Gillan e Blackmore porteranno a continui cambiamenti di formazioni, fino a quella attuale, che vede come unico reduce della prima line-up (la MK1) il batterista Paice. Alla voce c’è ancora Gillan, al basso rimane l’inossidabile Glover, mentre alle tastiere c’è l’ex Jethro Tull, Don Airey, e alla chitarra Steve Morse, ex-chitarrista dei Kansas e dei Dixie Dregs. Si tratta comunque di una formazione composta da 60enni, che nonostante l’età non sembra affatto stanca, né demotivata.

L’ennesima dimostrazione è arrivata nella serata del Postepay Rock In Roma 2013, la rassegna che ogni anno vede diversi artisti di caratura mondiale esibirsi durante il periodo estivo all’interno dell’Ippodromo delle Capannelle. I Deep Purple hanno infiammato il pubblico romano (e non) con un concerto d’altri tempi, esaltando i fan alternando i pezzi storici a quelli presenti nel nuovo album, Now What?!. Dopo aver esordito con l’elettrizzante Fireball, la band ha alternato pezzi di “In Rock” (Into The Fire, Hard Lovin’ Man), brani dell’ultimo album (Vincent Price, Body Line, Above And Beyond, All The Time In The World) e mostri sacri del loro repertorio (Perfect Strangers, Lazy, Space Truckin’).

A farla da padrone non c’ha pensato il singolo, ma il gruppo: Morse ha entusiasmato il pubblico con i suoi devastanti assoli di chitarra, tanto veloci quanto precisi, mentre Ian Paice ha fatto tremare l’impalcatura rullando come un matto sulla sua amata batteria; Don Airey ha invece deliziato ed entusiasmato, producendosi anche in assoli alle tastiere che sono andati a richiamare diversi pezzi di musica classica, mentre Glover ha fatto il suo solito lavoraccio oscuro, concedendosi anche un notevole assolo al basso verso la fine del concerto. Già, l’atto conclusivo, lo zenith della serata, il momento, forse, più emozionante: dopo Smoke On The Water, la band ha concesso il bis proponendo due mostri sacri come Hush e Black Night, divenute chilometriche per l’occasione, proprio come ai vecchi tempi. Non sono mancate, inoltre, le sorprese “a tema”: per un attimo, infatti, sono partite le note di “Arrivederci Roma”, con il pubblico dell’Ippodromo subito pronto a rispondere con un’ovazione.

La classe non è acqua, e i Deep Purple l’hanno dimostrato per l’ennesima volta.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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