Damasco: confermato l'uso di armi chimiche

Dopo le recenti notizie diffuse da the Times riguardo l’uso di armi chimiche utilizzate in territorio siriano i ribelli contrapposti al regime di Bashar Al Assad, rafforzano l’ipotesi affermando che attacchi chimici, a partire dallo scorso 19 marzo, sono stati lanciati nei dintorni della piazza Abbassidi a Damasco e nel sobbolgo di Jawbar.

Ribelli siriani

 Il conto delle vittime, sempre stando alle stime degli oppositori, sarebbe di un morto e 30 feriti. Altri obiettivi, pare, siano stati anche i sobborghi di Homs, Bayada e Khaliyedh. Nei pressi di Aleppo invece, sarebbero stati presi di mira i sobborghi di Khan Asal e al Sheykh Mauqsoud, dove tra l’altro sono morti 3 bambini, e Ateibeh a est di Damasco. Intanto oggi si contano altre 78 vittime, tra cui 27 minori, negli scontri avvenuti a Qabun.

Secondo le affermazioni dell‘Osservatorio per i diritti umani Human Rights Watch la strategia di Assad è quella di colpire la popolazione civile con una serie di attacchi sistematici senza risparmiare nemmeno i luoghi di culto come la moschea di Omari, distrutta ieri dai carrarmati di Damasco, a Daraa, epicentro della rivolta. Secondo la stampa araba sarebbero giunti in Siria 1200 Hezbollah per affiancarsi alle milizie del regime. A questi si aggingerebbero migliaia di combattenti giunti dall’Iraq e persino da Afghanistan e Pakistan per rinforzare le deboli forze di terra. Infatti, fino ad ora, il regime ha fatto principalmente ricorso a raid aerei con l’uso di missili Scud e Grad. Dal canto loro, i ribelli, devono fare i conti con la crescente forza di Jabaht al Nusra, sospettata di essere stata l’artefice del fermo dei 4 reporter italiani (poi rilasciati), sospettati di essere spie del regime. Questa formazione Jhhadista nega comunque l’appartenenza ad al Quaida iracheno, dichiarando di ispirarsi esclusivamente al capo terrorista Ayman al Zawahiri, come ad affermare che che in terra siriana sono loro ad occupare il ruolo di al Quaida e che non hanno bisogno dell’aiuto dell’Iraq. Secondo Moaz al Kahtib però, capo della Coalizione Nazionale dell’opposizione , la strategia di Nusra non fa altro che rafforzare il regime di Damasco. Il suo intento, quindi è quello di evitare che si inneschi una guerra civile all’interno di una guerra civile tant’è vero che nel nord cosiddetto liberato” si contano gia decine di scontri interni tra le forze ribelli, questo per rendere ancora più preoccupante la situazione in una regione già turbata nei suoi delicati equilibri. Come al solito chi patisce di più di tutta questa situazione è la popolazione civile.

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